Leone XIV: «L'ora di religione educa il cuore per costruire libertà e futuro»
di Agnese Palmucci, Roma
Più di seimila insegnanti italiani di religione hanno incontrato il Papa in Aula Paolo VI in occasione del loro terzo incontro nazionale Cei. Il Papa: «Il vostro, un servizio educativo dal valore culturale»

Chiamati a farsi «maestri credibili perché innamorati di Dio» e degli studenti. Leone XIV parla a un’Aula Nervi gremita di insegnanti di religione cattolica, a due giorni dal suo ritorno in Vaticano dal lungo viaggio apostolico in Africa. Un lavoro «impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente», ha sottolineato ieri il Pontefice ai seimila docenti presenti, ma «molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani». Proprio al mondo dell’educazione Leone XIV ha dedicato a ottobre scorso la lettera apostolica dal titolo “Disegnare nuove mappe di speranza”, in occasione del 60° anniversario della dichiarazione conciliare Gravissimum educationis. L’udienza di ieri è stata la tappa conclusiva del terzo Incontro nazionale dei docenti, che si è tenuto il 23 e 24 aprile a Roma, promosso dal Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica della Cei.
Il «prezioso» servizio degli insegnanti di religione, ha aggiunto il Papa, «è espressione della cura della Chiesa per le nuove generazioni», un «trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore». Proprio sul tema della «ricerca interiore» Prevost ha puntato molto, esortando in Aula Paolo VI giovani e adulti a vedere il proprio lavoro come un «elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno». Proprio perché, ha proseguito citando la recente nota pastorale della Cei sull’insegnamento della religione, la dimensione della fede «è un elemento costitutivo dell’esperienza umana e non può essere marginalizzato nel processo formativo delle nuove generazioni».
Lo stesso sant’Agostino nelle Confessioni, ha aggiunto il Papa, «parlava di una ricerca interiore alla quale da sempre sono legate nell’essere umano le grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri». La missione centrale dell’insegnante, dunque, è far sì che quella «sete di infinito, insita in ciascuna persona», possa «diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni». Ma non solo. L’insegnamento della religione è utile anche per la «comprensione» a tutto tondo «delle dinamiche storiche e sociali», ha specificato ancora. Si tratta infatti di «una disciplina di grande valenza culturale», importante anche per interpretare le «espressioni del pensiero, dell’ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell’Italia, dell’Europa e di tanti Paesi del mondo». Un impegno, quello dei docenti, che contribuisce in questo modo a mostrare anche come «la vera laicità non escluda il fatto religioso», ha spiegato il Papa, ma, anzi, «ne sappia fare tesoro quale risorsa educativa».
Prevost, poi, ha citato il titolo scelto per l’incontro nazionale, ispirato al motto di san John Henry Newman, proclamato dottore della Chiesa e co-patrono del mondo educativo dalla stesso Papa a novembre scorso: “Il cuore parla al cuore”. Parole, queste, che «impegnano, attraverso l’insegnamento, ad aiutare i ragazzi a riconoscere una voce che in realtà già risuona in loro, a non seppellirla, né a confonderla con i rumori che li circondano». La sfida, che allo stesso tempo è «uno dei doni più grandi che si possano fare alle nuove generazioni», ha continuato il Pontefice, è educarli a sentire quella voce che li richiama alla «verità» di loro stessi. I giovani infatti «anche se a volte sembrano apatici, o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza», spesso «nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi “sente troppo”», senza riuscire a dare un nome alle emozioni. Ma formare le persone «all’ascolto del cuore», ha ribadito il Papa, richiede «la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona», e soprattutto «richiede amore». In un tempo in cui la scuola vive sfide «drammatiche e al contempo esaltanti», prosegue Prevost, c’è bisogno di docenti che siano testimoni «credibili» di «verità», che trasmettano ai ragazzi valori «senza protagonismi né moralismi». Perché gli studenti «non hanno bisogno di risposte preconfezionate», ma di «vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita». In questo modo la loro presenza non sarà dimenticata dagli alunni. Come non si dimenticano coloro che sanno riconoscere nei giovani «un dono unico», che non hanno «paura di condividere con loro un tratto di strada» mostrandosi essi stessi in ricerca.
Una grande responsabilità, dunque, ha concluso Prevost, che ha bisogno di essere sostenuta da competenza, passione per lo studio, rigore culturale e preparazione didattica. Senza tralasciare il continuo «aggiornamento», la «progettualità» e il «ricorso a linguaggi adeguati» e sempre più comprensibili.
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