Nel nuovo film Spielberg
resta prigioniero dello spazio

Nelle sale l’atteso “Disclosure day” in cui il regista torna ad affrontare il tema della presenza di vita extraterrestre nell’universo
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June 10, 2026
Nel nuovo film Spielberg
resta prigioniero dello spazio
Una scena di “Disclosure day”, il nuovo film di Steven Spielberg da oggi nelle sale
Gli extraterrestri sono sempre stati la sua grande passione, sin da quando nel 1964, a soli 17 anni, realizzò un lungometraggio amatoriale in super8 che parlava di oggetti volanti non identificati. Extraterrestri da conoscere (Incontri ravvicinati del terzo tipo, 1977), da amare (E.T., 1982), da temere e combattere (La guerra dei mondi, 2005). A quasi cinquant’anni da quel primo, emozionante contatto con una vita proveniente da un altro pianeta, Steven Spielberg torna a parlare di alieni nel suo nuovo film, Disclosure Day, in arrivo oggi nelle sale italiane con Universal. Interpretato da Josh O’Conor, Emily Blunt, Eve Ewson, Colin Firth e Colman Domingo, il film parte dal presupposto che non siamo soli nell’universo. E questa volta c’è qualcuno pronto a dimostrare a otto miliardi di persone che le cose stanno proprio così. Questo qualcuno è David Kellner, genio dei numeri, che dopo aver protetto per anni materiale top secret che l’umanità intera non sarebbe stata in grado di comprendere e accettare, decide che è arrivato il momento della verità per un mondo dilaniato da numerose guerre, e fugge con uno zaino pieno di file video dal contenuto sconvolgente. Plausibile, dal momento che nella realtà il governo americano ha appena desecretato oltre 220 documenti sui cosiddetti Fenomeni Anomali non Identificati.
Al fianco di David c’è la donna di cui è innamorato, Jane, ex novizia, che ha perso la vocazione, ma non la fede, e che si interroga sulla compatibilità tra religione cristiana e presenza di altri mondi, ricevendo a tal proposito la rassicurazione di una suora che, citando la Genesi, ricorda che l’uomo è l’essere supremo sulla Terra. Sulla Terra, appunto. Perché mai Dio avrebbe creato un universo così grande se non per popolare anche altri pianeti? Sulle loro tracce Noah Scanlon della Wardex, società che invece quel segreto è disposto a proteggerlo con ogni mezzo. Intanto la star delle previsioni meteo della tv di Kansas City, Margaret Fairchild, in seguito a un incontro ravvicinato con un misterioso passero, un Cardinale Rosso, comincia a parlare tutte le lingue del mondo e a leggere nella mente di chi incontra, entrando in profonda connessione con perfetti sconosciuti. David e Margaret saranno ovviamente destinati a incontrarsi e a rivivere un’esperienza infantile che ha reso entrambi così speciali: il primo è capace di parlare il linguaggio dell’universo, la matematica, la seconda quello degli esseri umani, l’empatia. Insieme riveleranno quello che l’umanità non avrebbe mai immaginato di poter conoscere.
È come se Spielberg in questo film ricco di citazioni immaginasse di non aver mai lasciato ripartire il piccolo E.T., prigioniero per anni in una struttura governativa e oggetto di studi e crudeli esperimenti. Ed è come se fosse andato a riprendere Gertie, la piccola amica di E.T., e Barry, il bambino “rapito” dagli alieni in Incontri ravvicinati del terzo tipo e li avesse costretti a fare i conti, insieme, con un evento del passato rimosso, mai veramente dimenticato però, quello del contatto con l’ignoto. Sarebbe stato proprio questo il cuore del film, ovvero la capacità di incontro con l’altro, la compassione, l’empatia, la comunicazione oltre ogni linguaggio, l’ascolto, se Spielberg non avesse destinato a queste affascinanti riflessioni umanistiche e anche religiose un ruolo decisamente marginale, per concentrarsi invece sulla rocambolesca fuga dei protagonisti alle prese con ogni sorta di spettacolare ostacolo. Ne conseguono sequenze mozzafiato, ma questa volta il cuore non batte. Trascinati in un vortice di inseguimenti, corse e sparatorie, non riusciamo ad ascoltare le nostre emozioni. A complicare le cose ci si mette la sceneggiatura piuttosto confusa firmata da David Koepp, troppo lacunosa per rendere totalmente comprensibile e credibile la storia. Cos’è quell’oggetto luminoso che permette a Scanlon, simbolo di una Politica sciagurata, di entrare nel corpo di qualcun altro e manipolarlo? Chi è veramente Hugo, l’uomo che sta proteggendo i protagonisti? Non c’è risposta a queste domande, così come ad altre, e il “giorno della rivelazione”, che ci lascia con dei puntini di sospensione e l’invito ad ascoltare, finisce per non possedere quella forza che ci aspettavamo da un autore come Spielberg, maestro di stupore, meraviglia e speranza.

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