Il Papa alla Sagrada Família: non si può credere in Gesù e fare la guerra

di Giacomo Gambassi, inviato a Barcellona
A Barcellona Leone XIV celebra la Messa nella basilica-capolavoro di Gaudí: è una «catechesi che invita a vivere secondo il Vangelo». Poi inaugura la torre più alta, di Gesù: «Vessillo di carità e richiamo ad alzare lo sguardo». In decine di migliaia lungo le strade per lo storico evento. La croce sulla guglia ne fa la chiesa più alta al mondo: è «la croce degli ultimi e dei peccatori»
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June 10, 2026
Il Papa alla Sagrada Família: non si può credere in Gesù e fare la guerra
Papa Leone XIV davanti alla basilica della Sagrada Familia a Barcellona / Reuters
È un silenzio quasi surreale quello che avvolge la basilica della Sagrada Família. Impossibile da immaginare in una città come Barcellona dove la movida, il turismo e il caos urbano ne fanno una cassa di risonanza del rumore molesto; e ancora di più se si pensa al cantiere che ancora circonda la chiesa e ai cinque milioni di persone che ogni anno la visitano. Questa sera no. Il silenzio c’è tutto, nonostante intorno al capolavoro di Antoni Gaudí si siano radunati in decine di migliaia lungo le strade per assistere a un evento storico: l’inaugurazione dell’ultima torre della basilica, quella di Gesù Cristo. Con un invitato d’eccezione: il Papa. E Leone XIV è lì, ai piedi del colosso di pietra iniziato nel 1882 e ancora non finito, come testimoniano le tre gru che svettano accanto ai pinnacoli o gli scheletri d’acciaio e i container lungo Caller de Mallorca. Il Pontefice ha accettato di esserci nel giorno in cui si celebrano i cento anni dalla morte dell’«architetto di Dio», come lo chiama prima della benedizione. Già venerabile, perché è in corso la causa di beatificazione.
La benedizione di Papa Leone XIV per l'inaugurazione della torre di Gesù della Sagrada Familia / REUTERS
La benedizione di Papa Leone XIV per l'inaugurazione della torre di Gesù della Sagrada Familia / REUTERS
Momento semplice ma solenne quello del “taglio del nastro”. Tutto all’esterno del complesso, di fronte alla facciata della Natività considerata il portone principale della basilica. C’è un popolo formato da «coloro che hanno lavorato alla costruzione di questa casa della preghiera» e da «quanti in essa troveranno pace e consolazione», dice il Papa dal palco. C’è una comunità che è stata ispirata dallo Spirito «a innalzare questa torre verso il cielo, luogo della dimora» di Dio. E c’è la nuova guglia sormontata da una grande croce che è richiamo al «mistero di misericordia e di salvezza». Rito che dura poco più di dieci minuti e che si conclude con l’aspersione della folla per ricordare «il nostro Battesimo», chiarisce il Pontefice. Poi la festa “laica” con uno spettacolo di musica e luci, in stile Giochi olimpici, concluso dai fuochi di artificio e musica. Con Leone XIV che scopre la targa-ricordo dell’avvenimento e che saluta Felipe VI arrivato con la famiglia reale a Barcellona per l’occasione.
La benedizione di Papa Leone XIV per l'inaugurazione della torre di Gesù della Sagrada Familia / ANSA
La benedizione di Papa Leone XIV per l'inaugurazione della torre di Gesù della Sagrada Familia / ANSA
Il Papa parla sia in spagnolo, sia in catalano. Segno di rispetto per la terra in cui si trova, per la gente che lo attende, per le istituzioni che lo hanno voluto qui, per la stesso basilica ancorata alle radici culturali di questa regione. Ne è la prova anche l’alternanza delle due lingue nella Messa che precede l’inaugurazione e che il Papa celebra alle sette e mezzo della sera. Liturgia all’interno della chiesa. E in mezzo alla “fabbrica” aperta da 144 anni che, spiega il Pontefice nell’omelia, «ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto che Dio porta a compimento. Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa che vogliamo onorare con coerenza». Leone XIV guarda alla Sagrada Família anche per denunciare i mali e le incoerenze attuali. «Non possiamo credere in Gesù e fare guerra – ammonisce –. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria». E tiene a far sapere che «la croce di Cristo, posta in cima a questa basilica, è la croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno».
La Messa presieduta da Leone XIV nella basilica della Sagrada Familia di Barcellona / AFP)
La Messa presieduta da Leone XIV nella basilica della Sagrada Familia di Barcellona / AFP)
Le navate sono rischiarate da un arcobaleno di luce che le vetrate verdi, blu, gialle, rosse fanno filtrare. Più di 200 i vescovi presenti. Dentro 4mila fedeli; e altrettanti fuori. C’è anche il premier Pedro Sánchez che, scrive la stampa spagnola, partecipa per la prima volta in modo pubblico a un’Eucaristia. Il Papa definisce la Sagrada Família «un’eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce». Così l’aveva concepita Gaudí che «pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi», sottolinea Leone XIV riferendosi ai diversi “volti” della costruzione. Il Papa rende omaggio al massimo esponente del modernismo catalano e uomo di profonda fede scendendo nella cripta dove si trova la sua tomba.
Lo spettacolo di luci, musica e fuochi artificiali per l'inaugurazione della torre di Gesù della Sagrada Familia / AFP
Lo spettacolo di luci, musica e fuochi artificiali per l'inaugurazione della torre di Gesù della Sagrada Familia / AFP
Con uno stile innovativo il monumento “sacro” si inserisce in un percorso millenario, ricorda il Papa. «Nella sua saggezza - afferma - la Chiesa rinnova così la Biblia pauperum delle antiche cattedrali, che sono in sé stesse ricchissimi messaggi di evangelizzazione». E torna sulle “res novae” del 2026, quelle digitali, al centro della sua prima enciclica Magnifica humanitas pubblicata due settimane fa: «In questo tempio d’immagini appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione». Lo mostrano anche le diciotto torri, uno degli elementi più caratteristici del geniale tempio di Gaudí e autentiche icone di Barcellona. Quella che il Papa inaugura, cinta dalle torri della Vergine Maria e dei quattro Evangelisti, supera i 172 metri e fa della Sagrada Família la chiesa più alta al mondo. Un sigillo «non per primeggiare in classifiche mondane – precisa Leone XIV – ma per guidare i passi del popolo di Dio con la croce che illumina il cammino». Da qui l’invito. «Ammirando la torre di Gesù Cristo, alziamo a Lui lo sguardo», dice riprendendo il motto del viaggio apostolico in Spagna, “Alza lo sguardo”, che lo ha già portato per tre giornate a Madrid e che da domani lo vedrà raggiungere le isole Canarie lungo la rotta atlantica dei migranti. «Guardando a Cristo possiamo vedere il mondo con occhi rinnovati - chiarisce durante la celebrazione -: la torre della Croce diventa allora vessillo di carità perché Dio ci ama così, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza». E richiama l’iscrizione alla base: “Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus”. «Questa croce - aggiunge - brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo».
La Messa presieduta da Leone XIV nella basilica della Sagrada Familia di Barcellona / AFP
La Messa presieduta da Leone XIV nella basilica della Sagrada Familia di Barcellona / AFP
Un altro Papa lega il suo nome alla Sagrada Família: è Benedetto XVI che aveva presieduto il rito di dedicazione nel 2010. Leone XIV lo cita per ribadire che la basilica «è segno visibile del Dio invisibile, per la cui gloria svettano le sue torri». Il primo Papa statunitense la chiama «segno di unità e di concordia». E indica la missione del “santuario” della Catalogna: «La bellezza di questo tempio ci sproni ad imparare sempre più dal nostro Maestro e Signore l’arte di vivere secondo il suo Vangelo».

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