Gli agostiniani di Algeria che accoglieranno il Papa

Ad attendere Leone, insieme alla piccola comunità dell’ordine di cui Prevost fu priore, anche molti cattolici presenti nel Paese
April 7, 2026
Nella basilica di Sant’Agostino di Annaba in Algeria, la Messa viene celebrata di domenica solo una volta all’anno. Succede a Pasqua, come due giorni fa. Nel resto dell’anno, la comunità cattolica si ritrova il venerdì, ovvero nel giorno di festa dell’islam in un Paese dove quasi la totalità della popolazione è musulmana. Fa eccezione il Natale e farà eccezione - in modo del tutto straordinario - la celebrazione eucaristica presieduta da Papa Leone XIV martedì prossimo, il 14 aprile, quando Prevost si recherà nella basilica che sovrasta i resti archeologici dell’antica Ippona, di cui Agostino fu vescovo. È la prima volta che un Pontefice si reca in Algeria. Ma non è la prima volta che Prevost si reca ad Annaba.
Ad attenderlo ci sarà anche una piccola comunità di agostiniani, l’ordine di cui Prevost fu priore. E come molti cattolici presenti in questo Paese, anche questa comunità oggi è composta da africani: padre Dominic è originario del Sud Sudan, padre Fred del Kenya e padre Leviticus della Nigeria. Anche ad Annaba, infatti, così come nel resto dell’Algeria, la presenza cristiana è ridotta a poche centinaia di fedeli, quasi tutti subsahariani. «Si tratta in gran parte di studenti universitari, arrivati qui con borse di studio, più qualche migrante di passaggio e lavoratori di vari Paesi», racconta padre Dominic. Anche tra i religiosi e le religiose gli europei sono sempre di meno mentre aumentano coloro che provengono dall’Africa. «All’inizio sembrava strano e ci hanno accolto con un po’ di diffidenza, ma poi le cose sono cambiate». La gente del posto ha imparato a conoscerli: «In questi giorni, quando vado al mercato, tutti mi chiedono se potranno vedere il Papa. Purtroppo, potremo accogliere nella basilica e sul sagrato solo un numero limitato di persone. Ma tra la gente c’è grande attesa per Papa Leone, che si è detto “figlio di Agostino”, il quale, a sua volta, è figlio di questa terra». Ma come è arrivato un prete agostiniano sud sudanese sino ad Annaba in Algeria? Padre Dominic ha una storia molto particolare che racconta volentieri con un accento francese che tradisce la sua formazione e la sua lunga permanenza in Repubblica Democratica del Congo. «Sono nato in Western Equatoria, nella diocesi di Tombura-Yambio, poco distante dalla frontiera con il Congo. E lì, a Dungu, ho conosciuto gli agostiniani, scoprendo anche la mia vocazione. Ho fatto tutti i miei studi in quel Paese dove ho continuato il mio ministero prima di essere inviato in Algeria nel 2014, in un contesto completamente diverso, quasi esclusivamente musulmano. Ma qui ad Annaba tutto parla di Agostino». Oltre alle rovine ai piedi della basilica, poco distante c’è anche la sua città natale, Tagaste, e quella dove ha studiato Madaura. «Di tanto in tanto accompagniamo piccoli gruppi di pellegrini che vengono sulle orme di Sant’Agostino. Ma la maggior parte dei visitatori sono algerini musulmani. A volte sono più di mille al giorno, specialmente durante l’estate. Noi cristiani, invece, solo nelle grandi celebrazioni di Natale e Pasqua raggiungiamo il centinaio…».
Tra pochi giorni accoglieranno un ospite del tutto speciale. Anche se per Papa Prevost non sarà la prima volta ad Annaba. Vi era già stato nel 2001 per una conferenza su Agostino e nel 2013 per l’inaugurazione della basilica dopo i restauri. Due sono le volte in cui anche padre Dominic lo ha incontrato: la prima, nel 2010, durante il capitolo in Congo e poi in occasione di una visita canonica. «Durante il conclave ho sentito nel mio cuore che sarebbe stato eletto Papa e ho sperato che avrebbe fatto il suo primo viaggio in Algeria». Un desiderio che si realizzerà tra pochi giorni.

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