«Avvenire» al Salone, incontro che genera e ci restituisce gioia
Il nostro quotidiano quest’anno non ha partecipato all'evento di Torino solo per raccontare cose dette e fatte da altri, ma ha proposto un suo intenso programma nello stand con gli altri media Cei

Se l’intelligenza artificiale doveva sbaragliare la carta stampata, a giudicare dal Salone del Libro appena concluso a Torino si direbbe che la missione sia (per ora) fallita. Da giovedì 14 sino alla sera fatta del lunedì che ha concluso la più grande kermesse libraria (e forse culturale) italiana, il flusso di visitatori di ogni età, provenienza, aspetto e interessi è stato imponente, in alcuni momenti (sabato) quasi soverchiante rispetto a strutture pur vaste come quelle del Lingotto ex Fiat. E allora, cosa non abbiamo capito se la fame di libri è così estesa e insaziabile? Altro che digitale, si direbbe: Torino ha mostrato, una volta ancora, che il libro di carta è un’interfaccia tecnologica insuperabile come custode di risposte a domande umane che nessun algoritmo può sedare, tanto da essere ricercata in ogni sua forma, anche la più stravagante e imprevedibile. Ne è stata decretata la fine imminente più di una volta, ma i libri sono ancora qui, più numerosi, creativi e interessanti che mai. Il lettore medio entrato nei padiglioni torinesi ha fronteggiato l’attrazione intellettuale verso una buona metà di quel che brulicava sui banconi, limitandosi a portare a casa quel che le tasche si possono permettere. Tutti lettori seriali? Quelli li riconosci dal trolley, che non segnalano viaggiatori di lunga percorrenza ma consumatori di volumi come ragione di vita. Pochi, a occhio. La massa è di un popolo della lettura che non ha un profilo prevalente né medio: è la stessa gente che incontri per strada, con una prevalenza – certo – per i giovani e i giovanissimi, complice anche la rilevante presenza nei tre giorni feriali di scolaresche, dalle materne ai licei. Un colpo d’occhio che nel nostro Paese invecchiato impressiona: tanto che i veri conoscitori del mercato editoriale parlano di “Salone salvato dai ragazzini”, rileggendo il titolo dell’edizione 2026 che ai più giovani ha fatto salvare nientemeno che il mondo. Chi legge, però, il mondo lo salva davvero, custodendo la luce di una ricerca personale – ognuno la sua – che lo spinge anche a Torino in cerca di qualcosa di vero, di bello, di eloquente per la propria vita, fossero pure fumetti o ricette. Tra gli oltre mille espositori è spuntata qualsiasi proposta di sguardo sulla vita, nessun cercatore è uscito deluso dal complesso post-industriale che sfornò auto per far viaggiare gli italiani e oggi offre idee per continuare a spingerli oltre il recinto delle solite cose.
È con questo spirito di apertura alla ricerca di chiunque che Avvenire quest’anno, per la prima volta, non è venuto al Salone di Torino solo a raccontare cose dette e fatte da altri ma ha proposto un suo intenso programma allo stand condiviso con gli altri media Cei ( Tv2000 , Radio inBlu , Sir ), con gli editori cattolici di Uelci e con Mediagraf. Habitué dell’evento come cronisti ma debuttanti come promotori di eventi, abbiamo fatto la “scoperta” che è tutto vero quello che portiamo impresso nel nostro cuore: incontrare gli altri – tutti gli altri – è sempre un guadagno, una scoperta. Una meraviglia. E che se da cristiani si cresce – in parole, opere e idee – è solo per attrazione. Lo stand coordinato dalla Cei ha offerto un totale di 47 incontri, 16 dei quali pensati e proposti da Avvenire – dalle donne che cambiano la storia alle relazioni familiari, da papa Leone a sant’Agostino, dalla cultura digitale alla salute, con Luoghi dell’Infinito e Gutenberg a raccontarsi come tesori di famiglia – più altri 7 co-organizzati e 4 convegni, tra i quali quello sui 30 anni di Popotus. Lo spazio espositivo intelligentemente aperto sui corridoi dov’è passato il mondo, come in qualunque fiera popolare, ha permesso di far scoprire dialoghi dal vivo con ospiti come il cardinale Jean-Paul Vesco e Silvio Garattini, monsignor Vincenzo Paglia e Mariolina Ceriotti Migliarese a un pubblico che forse Avvenire a malapena sa che esiste. Presentarci con semplicità e convinzione con le nostre idee e la scelta di guardare dove molti oggi non guardano più ci ha aperti alla gioia di incontrare gli altri oltre i consueti percorsi dell’informazione. La realtà così come la raccontiamo insieme a chi, fianco a fianco, fa libri o televisione è diventata voce sulla pubblica piazza, una in più nell’instancabile rumore di fondo di un Salone che ha scoperto, insieme alla persistenza della parola scritta, la ricerca di una parola inattesa. Abbiamo provato a renderla riconoscibile e incontrabile. Ci siamo stati, ci saremo. Così come ci conoscete.
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