I record figli della chimica: ecco gli “Enhanced Games”, i Giochi dei dopati

Domenica prossima a Las Vegas le sfide finanziate dai miliardari della Silicon Valley. L’obiettivo: testare tecniche per creare nuovi super-uomini
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May 17, 2026
I record figli della chimica: ecco gli “Enhanced Games”, i Giochi dei dopati
Lo statunitense Fred Kerley, argento nei 100 metri a Tokyo 2020 dietro a Marcell Jacobs e oro ai Mondiali di Doha 2019, durante i Giochi di Parigi 2024: sarà agli Enhanced Games / Alamy
Mentre il mondo dello sport fatica ancora a liberarsi dalle ombre di scandali sistemici e corse agli armamenti farmacologici, all’orizzonte si profila una sfida che non è più soltanto contro il cronometro, ma contro l’idea stessa di limite umano. A Las Vegas, domenica 24 maggio, tra le luci al neon dei casinò, in un’arena appositamente costruita con lo skyline iconico del Resorts World sullo sfondo, andrà in scena un esperimento che chi ha ancora un minimo di coscienza guarda con sospetto e sconcerto: i cosiddetti “Enhanced Games”, i Giochi dei dopati.
Consentire a 50 atleti di sfidarsi in gare di nuoto, atletica e sollevamento pesi senza alcun controllo antidoping, anzi incoraggiando l’assunzione di sostanze vietate, non è solo una provocazione commerciale; è il manifesto di una superumanità tecnocratica che intende rottamare il concetto di sport per sostituirlo con quello di sperimentazione clinica spettacolarizzata. Qui, la sfida non è tra nazioni o tra talenti puri, ma tra laboratori di bio-hacking in una cornice che mescola il lusso dei resort mediorientali alla spietatezza del mercato dell’azzardo del Nevada.
L’idea, nata dalla mente dell’avvocato anglo-australiano Aron D’Souza, poggia su un pilastro ideologico tanto perverso quanto inquietante: l’abbattimento di ogni restrizione biologica attraverso l’uso di aiuti farmacologici. L’obiettivo dichiarato non è solo la vittoria, ma il testare tecniche capaci di creare esseri umani in grado di vivere oltre i cento anni di età. Un secolo e mezzo dopo circa, ci troviamo di fronte a un altro Dorian Gray: un’umanità che cerca l’eterna giovinezza e la perfezione funzionale, ma che nasconde il decadimento morale sotto il tappeto di un palcoscenico globale.
Lo slogan di questi Giochi è brutale nella sua chiarezza: “Non si tratta solo di battere record, ma di ridefinire ciò di cui il corpo umano è veramente capace”. Ma di quale corpo parliamo? Non più del corpo come tempio o come espressione di un’armonia tra mente e muscoli, ma del corpo come hardware da aggiornare, e come una macchina da oliare con la biochimica sotto gli occhi di scommettitori pronti a puntare sulla prossima mutazione vincente.
Mentre D’Souza ha già firmato un contratto con Rsa, la casa di produzione di proprietà del regista Ridley Scott, per la realizzazione di una serie televisiva in dieci puntate dedicata agli Enhanced Games 2026, non è un caso che intorno a questo progetto si sia coagulato un gruppo di investitori che rappresenta l’ala più estrema della Silicon Valley. Accanto a nomi come Trump Jr., figlio del presidente Usa, troviamo Peter Thiel, il co-fondatore di PayPal e paladino del transumanesimo, e Christian Angermayer. Quest’ultimo, miliardario tedesco delle criptovalute e fondatore di Life Sciences, una start-up di medicina psichedelica che investe sulla ricerca per la longevità, incarna perfettamente la nuova frontiera del business: l’idea che la coscienza e la biologia siano territori di conquista per il mercato.
Per questi investitori, lo sport è solo il banco di prova per una visione del mondo in cui l’invecchiamento è una malattia da sconfiggere. Non si tratta di sportività, ma di “ottimizzazione degli asset”. L’atleta diventa una start-up biologica che deve produrre dividendi in termini di record e dati clinici.
La narrazione di queste Olimpiadi comincia lontano da Las Vegas, nelle atmosfere ovattate di Abu Dhabi. Qui, negli ultimi dodici mesi, si è consumato il prologo di questa distopia. Sei atleti sono stati selezionati per un progetto di preparazione che somiglia più a un protocollo di manutenzione industriale che a un allenamento sportivo. Tra i nomi che orbitano attorno a questa galassia spicca quello del velocista statunitense Fred Kerley, già rivale di Jacobs ai Giochi di Tokyo nel 2021, un segnale che l’interesse sta contagiando anche l’élite olimpica.
In questi centri, il lavoro sul campo è stato subordinato alla chimica. Si parla di un “mix personalizzato” di sostanze da assumere prima delle gare: testosterone, steroidi anabolizzanti, fattori di crescita, modulatori ormonali e metabolici e stimolanti. Dietro il paravento della sperimentazione clinica, queste cavie umane sono tenute al riserbo assoluto. Il patto è un contratto di vendita della propria privacy biologica in cambio di una vita da nababbi: stipendi a diversi zeri, residenze in resort di extralusso e la promessa di premi milionari. Si parla di cinquecentomila dollari per ogni gara vinta in questi Giochi, e un milione per ogni primato del mondo battuto.
Il caso del nuotatore greco Kristian Gkolomeev è la fotografia di questa tentazione. Un anno fa, con l’aiuto del doping, ha abbassato il limite mondiale dei 50 stile libero, un tempo che ovviamente non ha ricevuto alcun riconoscimento dalla World Aquatics. La sua giustificazione è una ferita aperta nel fianco dello sport dilettantistico: «Ho nuotato per tutta la vita e non ho mai guadagnato un soldo…». È qui che il capitale morde la carne: nel bisogno di chi ha dato tutto a un sistema che spesso non restituisce nulla, se non medaglie di latta.
Anche Ben Proud, trent’anni, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Parigi, sarà al via agli Enhanced Games. A convincerlo, come ha spiegato in un’intervista alla Bbc, è stata proprio l’impresa “potenziata” di Gkolomeev, che lui aveva battuto a Parigi. L’adesione di Proud è stata condannata duramente da una commissione di atleti, che collaborano con l’Ukad, l’autorità antidoping inglese: «Celebrare imprese sportive compiute grazie al doping è contrario a tutto quello che il mondo dello sport dovrebbe perseguire, in primo luogo essere fonte di ispirazione per la prossima generazione. Questo tipo di competizione spaventerà e demotiverà ogni potenziale atleta, facendogli credere che l’unico modo per avere successo è truffare». Proud si è difenso, sostenendo che lo sport tradizionale e gli Enhanced Games «sono due cose affatto diverse» e che lui non vuole sabotare lo sport pulito. Ma insiste sulla motivazione finanziaria: «Dovrei vincere per tredici anni di seguito un titolo mondiale per guadagnare la stessa somma che viene offerta per una sola vittoria qui».
In nome dei soldi e di un’esistenza senza limiti insomma negli Enhanced Games l’inganno diventa la sceneggiatura. Ma se la chimica sostituisce il talento, che cosa stiamo celebrando? A questa domanda dovrebbero rispondere i super eroi di Las Vegas, sempre che la follia delle loro menti glielo permetta.

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