A Romena, terra di fraternità dove le ferite trovano un respiro

Corsi, incontri, momenti di ascolto e percorsi per chi è in cerca di un senso della vita. Così in 35 anni la Fraternità iniziata da don Gigi Verdi con un gruppo di giovani è diventata un approdo per tanti
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May 16, 2026
A Romena, terra di fraternità dove le ferite trovano un respiro
La pieve millenaria di Romena dove 35 anni fa don Gigi Verdi con un gruppo di giovani come Massimo Orlandi hanno creato una Fraternità che è diventata un grande centro di incontro spirituale e culturale
«Che buffi che siete», fu il tenero saluto di don Gigi Verdi, la prima volta che con Rita da Firenze salimmo a Romena assieme all’ex portiere campione del mondo dell’82 Giovanni Galli e a sua moglie Anna. Non arrivammo «all’ora dell’incanto», quella che per don Gigi è il momento fatato della giornata in cui la luce della Montagna di san Francesco, la Verna, si riflette sulla Pieve millenaria di San Pietro e sul vicino Castello cantato da Dante. Si giunse all’ora di pranzo nel Casentino, e ad attenderci nella sua casa parrocchiale di Pratovecchio, dentro al monastero di San Giovanni Evangelista, stava questo “pastore irregolare” dal sorriso accogliente e le gote rosse increspate dal vento della misericordia. «A noi e ad altri genitori nella stessa condizione di chi ha perso un figlio come il nostro Niccolò (talento del calcio azzurro, morto in un incidente in scooter, a 17 anni, nel 2001, quando giocava in Serie A nel Bologna), don Gigi ha salvato la vita», ci raccontavano lungo il viaggio Giovanni e Anna che fanno parte del gruppo di “Nain”, i circa 70 genitori che una domenica del mese si ritrovano a Romena, nel “Giardino della Resurrezione”, dove ogni mandorlo piantato reca il nome del figlio o figlia che è volata in Cielo troppo presto. Nain è il nome del villaggio della Galilea in cui Gesù fece il miracolo di resuscitare l’unico figlio di una madre vedova e per don Gigi è il frutto della sua indignazione.
«A un funerale avevo sentito il prete dire ai genitori: “Ma sai il tuo bambino è più buono di un altro, per questo Dio lo ha voluto in paradiso con sé”. Allora ho detto basta: non si può offendere il dolore della gente, il dolore è sacro». Un episodio che ha ricordato dalle pagine del trimestrale In Viaggio a Romena diretto dal giornalista e scrittore Massimo Orlandi, uno dei ragazzi che nel 1991, quando don Gigi chiese all’allora vescovo di Fiesole monsignor Luciano Giovannetti di realizzare un’esperienza di fraternità, fondarono questo che è diventato un laboratorio di esperienze di vita, di umanità e di spiritualità. «Volevo fare il giornalista e girare il mondo, poi mi sono accorto che era il mondo che veniva qui da noi – spiega Orlandi – . Con il passaparola a Romena sono arrivati scrittori, scienziati, uomini e donne di Chiesa ma anche tantissimi non credenti, perché come insegna papa Francesco: “Meglio un ateo che un cristiano ipocrita”. Molti sono venuti e tornati, perché questo è un luogo dove cadono tutte le barriere ideologiche e religiose e ognuno arriva con il suo cammino già fatto e quello da fare ancora alla ricerca di un senso per vivere». Cammini “In direzione ostinata e contraria”, come gli incontri con l’altro “don Gigi”, don Ciotti, un fratello maggiore e fonte di ispirazione per Romena fin dall’inizio. Anche Wolfgang Fasser, Giosuè Boesch e fra Giorgio Bonati hanno seguito i primi passi di don Gigi e dei primi “discepoli laici” della Fraternità. Ogni presenza qui si mette in comunicazione con altre esistenze, e nella sosta, già nello sguardo rivolto alla natura circostante, trova quella leggerezza che sgrava dai tanti dolori che ognuno porta con sé. Ma soprattutto riceve in dono l’attenzione, che spesso nel quotidiano manca o non basta mai a nessuno. «L’attenzione è più rivoluzionaria di tanti progetti e di tanti discorsi», sottolinea don Gigi che passa davanti alla Pieve in restauro e che si spera possa riaprire entro l’estate e riprendere così la Messa domenicale che momentaneamente si celebra nell’auditorium. Una celebrazione speciale, animata dalle omelie di don Gigi ma anche da tanta musica cantautorale, a cominciare da quella di un altro amico fraterno di Romena, Simone Cristicchi, che il 4 luglio proporrà I miei frammenti di luce: musica, letture e figure importanti che hanno illuminato il suo cammino.
Con la Messa di don Gigi si chiude la settimana dei “Corsi”. Spazi di meditazione e di approfondimento spirituale con teologi come Ermes Ronchi o il cardinale José Tolentino Mendonça, tanto per citare alcune delle voci autorevoli che qui hanno lasciato un segno. Poi ci sono i tre “Corsi” che fin dalle origini hanno contrassegnato l’esperienza di Romena. Il Primo Corso è quello umano ed emozionale e dal 1997 è diretto da Pier Luigi Ricci. Un passato speso ad occuparsi di dipendenze fino alla decisione di fermarsi in questo luogo di accoglienza e di cibo buono. «A colpirmi fu una delle scritte che campeggia nelle stanze della Fraternità: “Il pane di sempre” – dice Ricci –. Partecipare al Primo Corso non cambierà la vita, ciò che cambia però è la lettura della propria esistenza che diventa più leggera. Possiamo aiutare le persone a fermarsi, a rifare il tagliando, rinnovarsi e non con le “predicozze” ma con i nostri percorsi». Il “Secondo Corso”, origina dalla parabola del figliol prodigo: “Mi alzerò e andrò da mio padre”. Lo tengono Maria Teresa Abignente e Paola Francalanci che spiegano: «L’incontro nasce dalla fame di conoscenza e dalla sete di infinito. La ricerca di Dio non è fatta di teorie e dottrine, ma di piccoli gesti, silenzi per comprendere che Dio non è un rito, ma è dentro la vita, nascosto e presente, silenzioso ed eloquente». Il Terzo Corso ha luogo a 20 km dalla Pieve, all’«eremo nel bosco» di Quorle. Nell’oasi naturale di Pratomagno fino a poco tempo fa operava Wolfgang Fasser, storica guida naturalista, non vedente, rientrato in Svizzera. Ora i viandanti ad accoglierli trovano i nuovi custodi di Quorle: Giorgio Beghini che è uscito dal sacerdozio e Roberta Corezzola. Quorle è stata la risposta che don Gigi volle dare a coloro che arrivavano dai grandi centri: «Dobbiamo diventare monaci nelle città dove viviamo, monaci vuol dire unificati. Prendendoci il tempo, dare il giusto tempo all’anima, al corpo e alla mente. Rallenta e non fare meno, ma fare una cosa per volta». L’altro eremo che fa capo alla Fraternità è quello di Coltriciano in cui l’accoglienza è affidata a Tiziana Bonora che nei cinque giorni di permanenza, dalla domenica al venerdì, invita a «mettersi in ascolto di sé, degli altri e della vita». L’ascolto nel silenzio è l’atmosfera che si respira in una delle realtà sorte sul solco di Romena, “La Casa delle farfalle” aperta da fra Paolo Costa, parroco di Prato di Strada. «Trova qualcosa che sia il tuo sogno, mi disse don Gigi. E così è sorto questo luogo fatto di percorsi, ritiri e cammini per soste prolungate e visite a Romena. Ognuno di noi qui è chiamato a dare ciò che è. E come ha detto padre Giovanni Vannucci: “Ognuno è un messaggio che Dio manda al mondo, una parola irripetibile che ha pronunciato e non pronuncerà più”».
Gli ultimi arrivati alla Pieve sono Rosa Scibilia che da sei anni coordina i “Tempi di fraternità” e Andrea Pegoretti, esperto di web che segue i ragazzi tra i 18 e i 25 anni nei fine settimana dedicati alla cura delle tante fragilità giovanili. «Qui le lacrime trattenute possono scorrere ed essere accolte come qualcosa di prezioso». Andrea ha realizzato un nuovo podcast “Le parole che restano” e le parole rimangono scolpite nel legno delle sculture che arredano le stanze della meditazione e della preghiera in cui si ritrovano generazioni a confronto. Gli assistenti degli incontri dei giovani sono dei coetanei che hanno fatto già esperienza comunitaria in passato e ora restituiscono ai “nuovi” quello che hanno ricevuto negli anni. La Fraternità è allietata anche dalla presenza dei più piccoli affidati alle cure di Erica Vidoni e domani i bambini del Casentino si ritrovano per giocare a “Un giorno per Leo”, una festa voluta dai genitori del piccolo Leo scomparso a due anni lo scorso novembre. I bambini giocano e pregano, poi all’ora di pranzo e di cena si ritrovano con i papà e le mamme ai tavoli del Ristoro, la cui cucina, gestita da Simonetta Verdi, sorella di don Gigi, è ispirata alla filosofia biologica di un fratello compianto di Romena, Gino Girolomoni. Le pietanze nutrono il corpo, mentre la mente e anche l’anima si sfamano con la lettura. I libri delle Edizioni di Romena (diretta da Massimo Orlandi, pubblica una decina d titoli all’anno) affollano gli scaffali della libreria che apre tutti i giorni. Ad occuparsene è Maria Luisa Ippoliti che, dopo 47 anni vissuti da suora, alla Pieve ha trovato il suo centro di gravità permanente. Libri, gadget, e oggetti di artigianato che rientrano nell’economia di autofinanziamento della comunità che ha appena aperto un crowdfunding per la realizzazione della “Tenda”, un altro spazio al chiuso pensato per gli incontri con i giovani. Romena continua a richiamare, a crescere e a farsi conoscere, ma don Gigi alla parola comunità e fraternità dopo 35 anni di cammino antepone quella di semplicità: «Perché come diceva papa Giovanni XXIII “ciò che è semplice è naturale, ciò che è naturale racchiude il divino”».

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