Restare insieme dopo il terrore: Modena non ha cambiato idea

Due giorni dopo l'azione senza precedenti di Salim El Koudri, la città sta dimostrando una compattezza che viene riconosciuta da tutti. La presenza di Tajani in Consiglio comunale, la preghiera della Chiesa, la prudenza dei cittadini davanti alla tentazione di strumentalizzazioni
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May 18, 2026
Restare insieme dopo il terrore: Modena non ha cambiato idea
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani in Prefettura con Luca Signorelli, Osama Shalabi ed il figlio Mohammed, intervenuti per fermare l'aggressore / Fotogramma
Precarietà. Bisogno di riconoscimento. Aspettative tradite. Richieste di aiuto inascoltate. E infine l'isolamento. Le spie, un tempo ignorate, del malessere di Salim El Koudri - l'attentatore che sabato ha investito sette persone a Modena, di cui due ancora gravi - scandiscono l'agenda politica in città, dalla visita del vicepremier Antonio Tajani alla seduta del Consiglio comunale che si è svolta in serata. «Mai sottovalutare questi segni. C'è un disagio tra i giovani, che non va sottovalutato», ha detto il vicepremier Tajani, sottolineando l'impegno del governo che, attraverso il Piano nazionale 2025-2030 ha stanziato 80 milioni di euro per l'anno in corso e altre risorse che, negli anni a seguire, diventeranno «stabili».
Interpellato sulla questione «cittadinanza», aizzata dall'altro vicepremier, Matteo Salvini, Tajani sottolinea che l'attentatore «era cittadino italiano». Quanto alle piste, il sindaco di Modena invita alla cautela, poiché «gli accertamenti non sono terminati». El Koudri, incontrato oggi dal suo legale, Fausto Gianelli, affronterà domani l'udienza di convalida. Sarà richiesta una perizia psichiatrica. La pista della fragilità psichica non risulta più rassicurante rispetto a quella del terrorismo. «Dobbiamo attrezzarci: è un rischio che sfugge ancora di più dall'attenzione dei dispositivi di sicurezza», ha detto il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, che ha ringraziato anche le forze d'opposizione per la solidarietà mostrata. «Una sinfonia senza spartito, a cui hanno preso parte i vertici del governo (nazionale, ndr)». In serata Tajani e monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, hanno visitato i pazienti ricoverati nell'ospedale civile di Baggiovara.
«Mi ritengo fortunato perché potrei non essere qui», ha detto a ModenaToday il 59enne Ermanno Muccini, uno dei pazienti ricoverati. E aggiunge: «Sto per diventare nonno. È la terza volta». La Chiesa locale si è fatta vicina anche attraverso la preghiera comunitaria, in tutte le comunità parrocchiali, affidando «le vittime del grave episodio di violenza accaduto ieri pomeriggio nel centro di Modena; preghiamo per i feriti e i loro familiari: nei cuori di tutti abitino sentimenti di pace, il rispetto reciproco e il coraggio del bene». Anche il presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi, ha manifestato la sua vicinanza, scrivendo al sindaco: «Prego per i feriti e sono certo che la forza dimostrata da tanti sul momento è quella che permetterà di affrontare la tragedia». Lo spirito di unità regge, al di là dei colori.
«Non è il momento delle bandiere, come confermato dalle visite delle più alte cariche dello Stato. Seguiamo l'esempio dato dai cittadini», dice ad Avvenire la consigliere comunale Pd, Anna De Lillo, invitando a «sospendere il giudizio, attendere le indagini e restare uniti». Appello che va al di là delle «sfumature di pensiero» e unisce quasi tutti gli attori politici. Sullo sfondo resta la tentazione di parlare di «attentato» e di prendersela con le «culture che non si integrano». C'è chi addirittura attacca la Legge Basaglia: «È un fallimento» e chi tira in ballo le mail in cui El Koudri insulta i cristiani. Prova ad aizzare la rabbia anche Forza Nuova, che convoca un presidio dal titolo «L'Italia si sveglia». Su questo punto Laura Ferrari, consigliere comunale Alleanza Verdi-Sinistra, parla ad Avvenire dell'«importanza delle parole». Per lei «evocare episodi terroristici risulta fallace», poiché gli elementi a disposizione escludono, per il momento, l'eventuale «radicalizzazione».

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