L'ex ministro polacco in fuga accolto "in segreto" dagli Usa
Zbigniew Ziobro, ex responsabile della Giustizia nel governo PisS, è ricercato per 26 imputazioni. Aveva ricevuto asilo da Orbán. E' arrivato oltreoceano. Senza passaporto

Una fuga rocambolesca dall’Ungheria agli Usa attraverso la Serbia per scappare agli inquirenti polacchi, forse per volere di Donald Trump, con tensioni tra Varsavia e Washington. È la vicenda in dell’ex ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro, ricercato dalla giustizia polacca. L’ex ministro, tuttora vicepresidente del PiS (il partito della destra populista guidato da Lech Kaczynski, che ha governato fino al 2023, quando è arrivato il premier cristianodemocratico Donald Tusk), deve rispondere di 26 capi di imputazione: dall’organizzazione di un’associazione criminale che avrebbe sottratto 150 milioni di zloty (35 milioni di euro) destinati, ironicamente, alle vittime dei crimini, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, acquisto illegale del sistema di spionaggio israeliano Pegasus per sorvegliare l’opposizione. La pena può arrivare fino a 25 anni di carcere. Ziobro è considerato uno degli architetti dell’attacco allo Stato di diritto del passato governo del PiS costato anche il congelamento di fondi Ue.
Ziobro era scappato in Ungheria, dove aveva ottenuto l’asilo, insieme al suo vice Marcin Romanowski (anche lui ricercato), dall’allora premier Viktor Orbán, grande alleato del PiS. Solo che, dopo le elezioni del 12 aprile in Ungheria e la dura sconfitta di Orbán, Ziobro ha capito che Budapest non era più sicura. Lo stesso neopremier Péter Magyar ha fatto capire che avrebbe estradato l’ex ministro e il suo vice. Pochi giorni fa, tra lo stupore generale, in un’intervista all’emittente tv polacca di destra Republika, Ziobro ha dichiarato di essere arrivato negli Stati Uniti. Il governo Tusk è furibondo, l’attuale ministro della giustizia Waldemar Zurek ha chiesto spiegazioni alle autorità statunitensi. Solo pochi giorni fa l’ambasciatore Usa a Varsavia, Tom Rose, aveva assicurato al ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski che Washington non avrebbe protetto l’ex ministro.
Certo è che la fuga è curiosa: all’ex ministro le autorità polacche avevano annullato il passaporto, invece secondo vari media avrebbe ottenuto un visto Usa giornalistico (l’accredito sarebbe di Republika). Secondo l’edizione polacca di Newsweek, la fuga sarebbe avvenuta attraverso la Serbia in un modo, scrive, da «film di mafia di serie B», con la regia della moglie Patrycja Kotecka. Ad agevolarlo, sostiene Newsweek, un’auto con targa governativa ungherese fornita dall’esecutivo uscente di Budapest: in questo modo alla frontiera serba gli agenti non avrebbero controllato e registrato Ziobro. Poi, giunto in Serbia, tutto in discesa: secondo vari media polacchi l’ex ministro avrebbe disposto di un passaporto da rifugiato, sul quale poi è stato applicato il visto statunitense.
Secondo Gazeta Wyborcza, uno dei più grandi giornali polacchi, a decidere sarebbe stato direttamente Donald Trump, mentre l’ambasciatore Rose e anche il segretario di Stato Marco Rubio sarebbero stati contrari. Kotecka avrebbe corteggiato, insieme a due alti dirigenti del PiS, direttamente i circola Maga, sostenendo la tesi della «persecuzione» contro Ziobro (ideologicamente su posizioni vicinissime ai trumpiani come il resto del PiS) per ragioni politiche, scavalcando l’ambasciata Usa a Varsavia. Stando a Gazeta Wyborcza, non stupisce la decisione di Trump: il presidente Usa considera il PiS di Kaczynski l’unico suo alleato a Varsavia.
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