Carfagna: «Su Modena niente giudizi affrettati»

La segretaria di Noi Moderati: «Qualunque sia la causa, il rischio ora è l’emulazione. Dobbiamo puntare sulle seconde generazioni come agenti di vera integrazione». Il permesso di soggiorno a punti? «Già esiste, ma non riguarda questo caso»
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May 19, 2026
Carfagna: «Su Modena niente giudizi affrettati»
La segretaria di Noi Moderati, Mara Carfagna
A differenza di alcuni colleghi di maggioranza, Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati, preferisce attendere che il quadro sui fatti di Modena sia più chiaro prima di formulare giudizi affrettati. In ogni caso, al di là della matrice dietro il gesto di El Koudri, il pericolo di emulazione, afferma, non va mai sottovalutato.
Onorevole, l’opinione pubblica è estremamente polarizzata sui fatti di Modena: terrorismo o follia. Qual è la sua opinione e quale crede sia l’approccio corretto per leggere quanto avvenuto?
La biografia di El Koudri ci parla di un problema psichico diagnosticato, grave ed evidente. La tecnica dell’attentato porta con sé un richiamo altrettanto chiaro: l’auto sulla folla nelle vie dello shopping è il metodo usato dai “lupi solitari” dell’estremismo islamico a Berlino, Nizza, Barcellona, Londra, e anche di recente a Tel Aviv, a Gerusalemme e in tutto Israele. Bisogna approfondire a 360 gradi, anche perché spesso follia e radicalizzazione camminano insieme. Aspettiamo le indagini con serenità e alziamo la guardia: qualunque sia la causa, questi gesti possono avere un effetto imitativo.
Matteo Salvini ha subito rilanciato l’idea di un permesso di soggiorno a punti. Che ne pensa?
Non ha nulla a che vedere con la tragedia di Modena, dove il responsabile è italiano a tutti gli effetti. Ed è una misura già in vigore per gli immigrati regolari. Si chiama accordo di integrazione, vale per chiunque entra in Italia per la prima volta e richiede il permesso di soggiorno: assegna 16 punti iniziali che possono aumentare se lo straniero impara la lingua, lavora, si inserisce, e diminuiscono in caso di illeciti, fino all’azzeramento e all’espulsione.
Pare che l’indagato ce l’avesse con i cristiani. Al di là del motivo dietro al suo gesto, crede che ci sia un problema di integrazione culturale nel nostro Paese? Cosa dovrebbe fare l’esecutivo?
La mia convinzione di sempre è che si debba puntare sulle seconde generazioni, e in particolare sulle ragazze. Sono loro le prime ad apprezzare le libertà e i pari diritti che la cultura europea garantisce a tutti i cittadini: possono diventare agenti di una integrazione più autentica. Le norme contro i matrimoni forzati, che ho personalmente voluto e fatto approvare, la stretta vigilanza sul rispetto dell’obbligo scolastico, l’inserimento sportivo, l’impegno del volontariato per segnalare e superare retaggi tribali, sono strumenti fondamentali per questo scopo.
Questo Governo ha emanato diversi decreti per la sicurezza, crede siano sufficienti? Cos’altro intende fare la maggioranza?
Sul fronte di possibili insorgenze fondamentaliste i nostri servizi lavorano da sempre con silenziosa efficacia, e bisogna sostenere quell’azione. Sull’enorme tema dell’integrazione, ma anche del disagio personale di chi si sente respinto da una società che non percepisce sua, abbiamo un lungo cammino da percorrere. I focolai di guerra aperti nel mondo non aiutano, estremizzano pensieri e comportamenti. Il Governo deve fare la sua parte ma la serenità sociale chiama in causa anche le realtà di base, i servizi di territorio, le stesse comunità musulmane: lo spirito civico che è base della convivenza non cala solo dall’alto, bisogna volerlo, praticarlo, incoraggiarlo. Troppo spesso abbiamo invece visto piazze ostaggio di estremisti, controllate da forze eversive pronte a seminare odio e a promuovere una violenza organizzata e criminale. Questo non è tollerabile. Tolleranza zero nei confronti di chi delinque, di chi mette a repentaglio la sicurezza e l’incolumità pubblica, di chi ispira odio e violenza.

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