Altro che nostalgia Dc: così i cattolici democratici provano a ridisegnare il campo largo
A Roma l'incontro di Costruire Comunità, organizzato da Demos, Per, Comunità democratica, Campobase e Basilicata casa comune. L'appello di Prodi al gioco di squadra

Nessuno scisma, nessuna “nuova Dc”. Non al momento, comunque. Ma il campo largo è avvisato: il popolarismo non è una tradizione da rispolverare all’occorrenza a favore dell’elettorato moderato. È un’eredità viva, che vanta numeri e peso specifico, a partire dai territori, e reclama spazio nel programma del centrosinistra. Sbaglia, dunque, chi legge nell’evento organizzato ieri all’auditorium Antonianum di Roma, Costruire comunità, il seme di un nuovo partito pronto a raccogliere l’insofferenza dei riformisti del Pd. Scenario che può sempre verificarsi, sia chiaro, specie se a lungo termine l’istanza avanzata non troverà riscontri. Ma il punto è un altro. Si tratta di alzare la testa, proporre una visione, tracciare un confine entro il quale il contributo dell’associazionismo, del civismo e delle reti territoriali trovi la sua dimensione politica, nazionale ed europea. La presenza di Romano Prodi, seppur in video collegamento, pesa come un macigno. Specie perché contemporanea a quella di Walter Veltroni a Torino, per l’evento dell’altra anima moderata del Pd, Energia popolare, guidata da Stefano Bonaccini. Il segnale è chiaro: il pedigree di coalizione di Governo passa dal centro, il centro popolare. L’assioma di partenza è semplice: c’è una realtà feconda di cittadini impegnati e comunità territoriali che cerca riscontro nella classe dirigente all’opposizione, chiamata ad ascoltarla e a rappresentarla. Non per blandirla, piuttosto il contrario. Perché, per dirla col dem Graziano Delrio, tra i promotori dell’incontro, «i partiti sono importantissimi ma hanno bisogno della società perché è quella che consente la reazione». Il referendum sulla giustizia lo dimostra. Ma da dove partire? L’esperienza dei territori, la dimensione civica, la sussidiarietà e la cura della persona sono un buon inizio. Il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, lo spiega bene, sgombrando il campo dagli equivoci che lo vorrebbero come nuovo federatore del campo largo: «Il mio lavoro è nel mio territorio e insieme ai sindaci a livello nazionale per fare in modo che la politica sia più vicina alle comunità locali». Ciò che conta è «curare i bisogni fondamentali dei cittadini – continua Manfredi –, i grandi temi delle riforme e dei diritti civili, devono andare di pari passo». Una strategia che affonda le radici nella florida tradizione del civismo cattolico. Angelo Chiorazzo, moderatore dell’evento e protagonista delle ultime elezioni lucane con Basilicata casa comune, lo ricorda citando Moro: «Senza diritti sociali in primis quello del lavoro ogni discorso sull’eguaglianza è sterile». Il che implica, da parte della politica, tradurre in provvedimenti l’attenzione a questi bisogni. Stefano Lepri, ex parlamentare e “papà” dell’assegno unico, cita la legge sul Terzo settore come esempio riuscito di questo processo, ricordando però che in altri casi (le case di comunità e le comunità energetiche), la strada da percorrere è ancora in salita. Altre possibilità da esplorare arrivano dall’esperienza del comune di Trento. Chiara Maule di Campobase, ne è stata assessora con delega ai Beni comuni: «Ciascun cittadino diventa soggetto attivo e la politica si accorge di lui e attorno a lui costruisce una comunità – spiega –. Avere cura è la chiave di volta che può generare capitale sociale». Fin qui, la dimensione territoriale. Ma la visione di comunità richiede anche un respiro internazionale. Europeo soprattutto. A tracciare la rotta sono le parole di Prodi. L’Europa, suggerisce il professore, ha bisogno del «gioco di squadra dei riformisti», per «uscire dall’impasse» e liberarsi dai freni che le impediscono di sviluppare una politica estera comune. Per farlo però occorre superare l’unanimità, che condanna l’unione «alla paralisi assoluta» e gli impedisce di liberarsi dalla «tenaglia» in cui è stretta da Usa e Cina. Naturalmente, «nulla si può ottenere se non c'è una autonomia energetica», continua l’ex premier, ma per costruirla bisogna rafforzare il ricorso alle rinnovabili e «ridiscutere il nucleare a livello europeo». Marco Tarquinio eurodeputato ed ex direttore di Avvenire richiama al valore della fraternità nell’azione politica e di Ue parlano anche l’ex parlamentare europea Silvia Costa e Angelo Moretti del Mean. Oltre a Giuseppe Irace, di Per (realtà politica di impronta cattolico-sociale attiva in Campania), che traccia una chiara linea di demarcazione tra il trumpismo (e suoi epigoni europei) e quello che la comunità del cattolicesimo democratico intende rappresentare. L’alternativa rilanciata ieri è quella delle scelte. Che spettano anzitutto ai cittadini, ma che le istituzioni devono saper incentivare. Il voto col portafoglio, quello su cui spesso si è soffermato l’economista Leonardo Becchetti (anche lui presente), è un esempio. Mario Arca di Demos Sardegna ne porta altri, ricordando però che il problema degli incentivi è nel modo in cui vengono proposti e cioè nel fatto che spesso finiscono per avvantaggiare chi ha già grandi possibilità, mentre ne resta escluso chi ne avrebbe più bisogno. Spazio anche alle considerazioni di Marianna Madia (peraltro appena uscita dal Pd), e alla sua proposta di legge per limitare l’accesso ai social ai più giovani, e a quelle del sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni. Una riflessione ad ampio spettro, arricchita dalla testimonianza di Gino Cecchettin, padre di Giulia, vittima di femminicidio. Un punto di partenza aperto a diverse evoluzioni, dentro e fuori il Pd. Quel che è certo, per dirla con Paolo Ciani, segretario di Demos parlamentare eletto col Pd e tra gli organizzatori del convegno, è che, a dispetto di un mondo in cui «persone non cattoliche cercano di insegnare ai cattolici come essere cattolici o addirittura ai papi come essere papi», il cattolicesimo democratico resta guidato da «coordinate chiare» e non ha intenzione di farsi «strattonare qua e là» per convenienza o moda mediatica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






