Le nozze di Mohammed e Raffaella coi fiori per Bakari Sako
di Marina Luzzi
La giovane coppia, italiana lei originario del Gambia lui, ha voluto omaggiare la memoria del bracciante immigrato ucciso dal branco, mentre si recava al lavoro

In piazza Fontana da ieri c’è anche il bouquet di una sposa. Sul luogo del brutale omicidio di Bakari Sako , 35enne originario del Mali ucciso dal branco, il mazzo di fiori spunta tra letterine e disegni dei bambini della scuola elementare del quartiere, ad una settimana esatta dalla morte del bracciante, assassinato mentre andava a lavoro in bicicletta. «Per tradizione avrei dovuto lasciarlo in chiesa – racconta Raffaella, 30 anni ma con Muhammed abbiamo maturato insieme un’idea diversa. Ci tenevamo».
Muhammed, 29 anni, è lo sposo. Lei italiana, lui originario del Gambia. Lei cattolica, lui musulmano. Taranto riparte da una storia d’amore per guardare oltre il dolore di questi giorni difficili. Si sono conosciuti circa dieci anni fa, Raffaella e Muhammed. Lei lavorava come assistente sociale per Noi e Voi, una delle associazioni che sul territorio accoglie migranti, lui aveva deciso di dare una mano come volontario, ricambiando così il supporto ricevuto appena arrivato in Italia. Si sono sposati nella Cattedrale di san Cataldo, santo patrono di Taranto e dei forestieri, come forestiero era Bakari. Insieme a loro il figlio Noah, di sei mesi.
«Questo matrimonio lo abbiamo programmato da un anno – racconta lei – e non avremmo mai immaginato che assumesse questo significato o suscitasse questo clamore. Siamo molto riservati, ci teniamo a custodire la nostra storia, a non esibirla. Quello che possiamo dire è che non ci sentiamo diversi da qualsiasi altra coppia di innamorati che decide di andare all’altare. Ci amiamo, questo basta. Quando l’amore arriva è così, non chiede permesso, non guarda il colore della pelle». Applausi ed emozione per parenti ed amici che li hanno attesi in piazza Duomo.
In quella stessa piazza si affaccia anche la Procura dei minori, dove solo qualche ora prima, altre famiglie, quelle dei quattro minori indagati per l’omicidio, attendevano di scorgere i figli accompagnati dalle forze dell’ordine per essere interrogati. Uno di loro, il più piccolo, 16 anni fra 2 giorni, ha confessato di aver accoltellato Bakari. Vittima due volte, del branco e dell’indifferenza, aveva chiesto aiuto in un bar di piazza Fontana già morente ma era stato cacciato via dal titolare, da ieri indagato per favoreggiamento.
Durante il matrimonio celebrato con rito misto, ai loro cari defunti e a Bakari sono andate le preghiere degli sposi e del celebrante, don Francesco Mitidieri, presidente dell’associazione dove si sono conosciuti, trovati e innamorati. «Questo matrimonio – ha detto – è la testimonianza di come sia possibile, anche nella diversità, sperimentare l’amore vero». E l’amore vero non basta mai a se stesso ma si apre al mondo. Anche per questo, conclusa la cerimonia, prima del ricevimento con la famiglia e gli amici, Raffaella e Muhammed hanno pensato di camminare a piedi per qualche centinaio di metri per raggiungere piazza Fontana. Visibilmente commossa, lei ha lasciato il suo bouquet davanti all’immagine del volto sorridente di Bakari. Nella foto, il giovane del Mali indossava il vestito della festa. Fresco sposo pure lui, era in attesa di diventare padre di due figli che non potrà mai conoscere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






