Il mare come tomba: la storia della neonata di un mese morta a Lampedusa
Ennesima tragedia nel Mediterraneo: la bambina era in un gruppo di migranti soccorsi nella notte. Fatali le troppe ore passate al freddo

Un’altra tragedia nel Mediterraneo, un’altra vita che si spegne nel viaggio della speranza verso l’Europa. Al conteggio straziante, infinito delle vittime del mare stamattina s'è aggiunta una neonata di appena un mese, morta subito dopo lo sbarco a Lampedusa, durante il trasferimento d’urgenza verso il Poliambulatorio. Colpa del freddo e delle troppe ore passate in mare: il povero corpicino non ha retto. Il dramma si è consumato rapidamente, allungando un’ombra di dolore sui migranti appena sbarcati e sui soccorritori. Alle 4.30, dopo essere stati salvati in mare dalla motovedetta V1307 della guardia di finanza, sul molo Favarolo sono approdate 55 persone originarie di Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Sierra Leone. Fra loro anche c’erano anche 7 donne e 20 minori. La bambina, figlia di una ventenne ivoriana, è apparsa subito in condizioni critiche: assieme alla mamma e alla sorellina di due anni è stata trasferita al Poliambulatorio dove i medici non hanno potuto fare altro che dichiararne il decesso.
La piccola è morta per ipotermia: a bordo, tra buio e onde, nessuno si era reso conto che le sue condizioni fossero ormai disperate. Solo una volta sul molo, alcuni soccorritori hanno notato che la neonata stava malissimo. Ma ormai era troppo tardi per salvarle la vita. «Non ci eravamo accorti che la neonata stesse male e nemmeno la madre. Siamo sconvolti» ha spiegato uno dei migranti sbarcati. Lo choc è stato forte, la madre è stata assistita a sua volta. «Una ragazza molto giovane ed inesperta, in stato confusionale» l’hanno descritta alcuni testimoni che hanno assistito e fornito supporto allo sbarco. Sembra che mamma e figlie viaggiassero sole, non si hanno infatti avute notizie del padre. Il team della Croce rossa italiana, che gestisce la struttura di accoglienza sull’isola, ha offerto immediato sostegno alla donna, visibilmente provata. «La mamma e la sorella sono qui in hotspot e stanno bene - ha spiegato Imad Dalil, direttore hotspot - per loro e per le altre persone è stato attivato immediatamente il supporto psicologico e nelle prossime ore l'equipe sanitaria e psicosociale continuerà il suo lavoro».
Amaro il commento di Unhcr Italia, presente sul molo con due volontari che hanno partecipato alle operazioni di prima accoglienza: «Una madre ha perso la sua bambina appena nata, arrivata morta questa mattina insieme ad altre 54 persone a Lampedusa. Esprimiamo profondo dolore e preoccupazione per i tanti bambini e adulti che non dovrebbero morire nel Mediterraneo». Meno diplomatica la reazione di Save the Children: «Quando muore una neonata, non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita - ha sottolineato Giorgia D’Errico, direttrice relazioni istituzionali -. Il diritto a vivere e a cercare protezione non può essere negoziabile. Il rispetto del diritto internazionale deve essere pieno e sostanziale, mettendo il superiore interesse del minore al primo posto». Secondo l’organizzazione «dal 2014 sono più di 34.800 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere un futuro possibile. Solo quest’anno le vittime sono già più di 1.200, di cui oltre 800 nel Mediterraneo centrale, e tra loro ci sono anche molti bambini: più di 100 ogni anno negli ultimi tre anni». Una strage degli innocenti che turba la scena politica. «A Lampedusa è arrivata una neonata di un mese morta tra le braccia della madre. Ma evidentemente questo non è un problema per Giorgia (Meloni, ndr), donna, madre, cristiana» attacca l’onorevole del Pd Matteo Orfini. Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera, rincara la dose: «L’immagine di una madre che porta in braccio la sua creatura priva di vita è straziante, scuote le nostre coscienze, nessun essere umano dovrebbe essere lasciato morire nel Mediterraneo, nessuna bambina, nessun bambino dovrebbe essere costretto a quel viaggio». Ma nella fredda mattina di Lampedusa non c’è solo la tragedia di una madre. Quattro dei 55 migranti sbarcati, secondo i medici che hanno effettuato i primi controlli sul molo, avevano segni di violenza sulle braccia e sul dorso. Probabilmente lasciati dal trattamento subito sulle coste tunisine prima della partenza vero l’Italia.
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