Gli uomini all'Avana di Trump e la dittatura della Coca Cola: tutti i piani Usa per “Riviera Cuba”

L’arrivo del capo della Cia John Ratcliffe sull'isola, rilanciato dai media castristi, potrebbe segnare una svolta nelle opache trattative in corso da mesi. Dal turismo alle terre rare, in gioco c’è un business multimilionario (mentre l'economia e la popolazione sono al collasso)
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May 16, 2026
Un uomo alla guida di un bici-taxi all’Avana durante un collasso parziale della rete elettrica cubana / Reuters
Un uomo alla guida di un bici-taxi all’Avana durante un collasso parziale della rete elettrica cubana / Reuters
Il “suo” uomo all’Avana. Donald Trump ha mandato nell’isola ribelle il capo della Cia, John Ratcliffe, emblema vivente, nella retorica rivoluzionaria, del «potere dell’imperialismo statunitense». Non è la prima volta che un dirigente dell’intelligence americana si reca a Cuba. Né che incontri emissari del governo. Il fatto inedito è che la riunione sia stata ampiamente pubblicizzata – con tanto di foto – dai media super controllati del Paese. Ratcliffe, oltretutto, è arrivato in pompa magna, con tanto di aereo ufficiale della Casa Bianca. Non ne atterrava uno dal viaggio di Barack Obama, dieci anni fa. Tanta enfasi sembrerebbe indicare uno snodo cruciale nei nebulosi negoziati in corso da quattro mesi tra i due nemici storici a partire dal cambio della guardia in Venezuela e dal blocco petrolifero decretato da Washington. Il condizionale è d’obbligo dati i segnali contraddittori inviati dall’Amministrazione al riguardo. Non ultimo la notizia, diffusa dalla Cbs, di una proposta di incriminazione nei confronti di Raúl Castro da parte del dipartimento di Giustizia per l’abbattimento, quarant’anni fa, di due voli di linea civili pilotati da oppositori. Indiscrezione che Trump non ha voluto confermare. Anche nel labirinto di specchi in cui sono intrappolate le due sponde del Mar dei Caraibi, è comunque possibile individuare un filo sottile per restare del tutto smarriti.

La «dittatura Coca Cola»

La carestia energetica – causata dallo stop alle forniture esterne da cui dipende per il 60 per cento del fabbisogno – non è la prima crisi sperimentata da Cuba in quasi settant’anni di Revolución. Nessuna, però, di questa portata. «Non ci sono paragoni. Nemmeno la recessione innescata dal crollo dell’Unione Sovietica – sottolinea Ricardo Torres, economista cubano che segue l’evolversi della situazione dall’Università americana di Washington –. Fattori esterni e interni rendono lo scenario senza precedenti». Le sanzioni imposte nel “Trump I”, il Covid e il calo del turismo, gli errori di gestione e il fallimento delle riforme governative, hanno svuotato le casse dello Stato nell’ultimo decennio. «Mai prima d’ora, inoltre, il contesto internazionale era stato tanto sfavorevole per l’aggressività dell’Amministrazione Usa. E l’inerzia dell’Europa e del resto dell’America Latina di fronte alla sua strategia di strangolamento dell’isola per ottenere la capitolazione», aggiunge Arturo López-Levy, analista politico e ricercatore dell’Università di Denver.
L’oggetto della trattativa è opaco. Più chiaro, invece, cosa non si sta negoziando: la democratizzazione dell’isola socialista. Con il consueto humor nero, i cubani definiscono i piani di Trump una «dittatura Coca Cola». Un cambio di vertice che non intacchi la struttura del sistema, sul modello di Caracas. Anche stavolta ad essere “sacrificato” sarebbe il presidente. Sulla carta sarebbe facile: al contrario di Nicolás Maduro, Miguel Díaz-Canel non detiene il potere reale, ancora nelle mani del clan Castro. E quest’ultimo verrebbe “esentato” dalla purga. Incluso l’anziano Raúl, ancora “jefe máximo”, capo supremo, come lo chiama Díaz-Canel, nonostante i 94 anni. La sostituzione interna tra élite, però, scatenerebbe l’ira degli esuli di Miami, i quali aspirano ad assumere la guida dell’isola. E la loro opinione conta: a differenza dell’opposizione venezuelana, costituiscono una base elettorale fondamentale del movimento MAGA e del segretario di Stato, Marco Rubio, già in corsa per le presidenziali 2028. «I vertici cubani, inoltre, hanno mostrato coesione di fronte agli Usa. Il modello cubano è molto più strutturato di quello venezuelano – afferma López-Levy –. Per questo non è ancora collassato. Il governo amministra la scarsità e controlla la dinamica politica, pur in condizioni estreme». Non c’è, dunque, una Delcy Rodríguez all’Avana. Almeno per il momento.

“Riviera Cuba”

In cambio della fine dell’embargo energetico, l’Avana continua ad offrire cooperazione sui temi della sicurezza, migrazione, narcotraffico. Dossier su cui la cooperazione fra i due Paesi è storica, al di là della retorica. Hanno costituito il centro della riunione il capo della Cia e i rappresentanti cubani di giovedì sera. Un incontro, precisano questi ultimi, chiesto da Washington per recapitare – tramite Ratcliffe – un messaggio di Trump dal contenuto ignoto. I dirigenti castristi ne hanno, comunque, approfittato per rassicurare la Casa Bianca: Cuba non è una «minaccia» per gli Stati Uniti e deve essere rimossa alla lista degli sponsor del terrorismo, in cui il repubblicano l’ha messa appena tornato al comando.
La cooperazione non sembra, però, sufficiente per Washington. Quale contropartita può davvero offrire l’isola prima delle riserve petrolifere da record del Venezuela? L’oro di Cuba, in realtà, è sé stessa. La sua bellezza e prossimità alle coste statunitensi la rendono «una meta chiave per i turisti Usa. Molte aziende sarebbero interessate a investire in un business che si profila multimilionario in caso di distensione», sottolinea Torres. Vi è, poi, l’enorme potenziale immobiliare dell’isola. «Il recupero dei palazzi storici, delle infrastrutture, della rete di telecomunicazione offre opportunità di affari interessanti», precisa l’economista. “Riviera Cuba” è un bottino ghiotto a cui Trump si interessa – senza successo – da molto prima di essere eletto. I primi contatti della sua compagnia con l’Avana, nonostante l’embargo, risalgono al 1998. «Il Paese, infine, ha riserve importanti di minerali critici – dice Torres – : nichel, cobalto e terre rare, risorse strategiche prossime anche geograficamente agli Stati Uniti.

L’altro uomo all’Avana

Non ha un ruolo istituzionale. Eppure è stato chiamato a fare gli onori di casa, insieme al ministro dell’Interno, Lázaro Álvarez Casas e al direttore dell’intelligence locale. Pochi si sono sorpresi. Raúl Rodríguez Castro alias “El Cangrejo”, il granchio, nipote preferito di Raúl ,è considerato l’interlocutore dell’Amministrazione Trump nell’isola. Non è un caso. A lungo è stato la scorta personale del nonno, di cui ha la piena fiducia. Figlio di Debora Castro e del defunto generale Luis Alberto López-Calleja, soprattutto, ha ereditato dal padre un ruolo chiave in Gaesa, il consorzio delle Forze armate che controlla almeno il 40 per cento dell’economia cubana. In particolare i settori considerati cruciali: turismo, patrimonio immobiliare, commerci. Il complesso militare è stato un freno determinante alle riforme nella stagione della normalizzazione fra l’Avana e Washington. Le restrizioni di Trump, dal 2018, hanno fatto il resto. Di nuovo, da questa coppia di attori antagonisti dipendono i destini dell’isola.
La paralisi dell’economia pesa come un macigno sulle spalle dei cubani. La rabbia cresce. E con essa le proteste. «Finora il governo è riuscito a tenerlo a bada con una repressione selettiva – spiega López-Levy –: consente i cortei a mo’ di sfogo. Fatto prima inconcepibile. E interviene chirurgicamente nei confronti dei leader quando la tensione sale». L’isola resta, però, una pentola a pressione. «Non penso che il sistema sia ormai riformabile – conclude Torres –. Il cambiamento non è più rinviabile». Nel 2014, Jorge Enrique Lage, ha scritto “L’autostrada: the movie”, romanzo distopico appena pubblicato in Italia da Ventanas, in cui racconta la vita alla deriva lungo la mostruosa autostrada costruita tra Cuba e la Florida. Allora, in piena euforia da normalizzazione, sembrava una stravaganza. A leggerlo ora vengono i brividi: «Quello che è stata l’Avana. Quella che non è mai stata. Qualunque cosa sia stata. L’autostra

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