Da Napoli a Palermo fino a Taranto, come il Sud sta provando a dire «no» alla violenza
Non basta la repressione nei quartieri periferici, l’invocazione che arriva dalla società civile che scende in strada riguarda la prevenzione e un’efficace politica di contrasto alla povertà educativa

Migliaia in piazza per la pace
Napoli sfila contro la violenza e chiede un patto per salvare i giovani. Mille persone ieri mattina hanno attraversato il centro della città, da piazza Garibaldi fino al Duomo, dietro uno striscione che è già un manifesto politico e civile: “Liberiamo Napoli dalle violenze. Stop the war”. In piazza associazioni, scuole, sindacati, Chiesa, collettivi, artisti e cittadini. Un fronte largo che prova a trasformare il dolore quotidiano delle periferie in una proposta concreta: più educazione, meno repressione.
Le bandiere della pace si mischiano a quelle di Libera, Anpi, Cgil e Uil. Oltre 150 le adesioni all’appello promosso da realtà sociali e dalla Chiesa di Napoli. A intercettare il corteo anche il cardinale Mimmo Battaglia, che ha rilanciato l’urgenza di una responsabilità collettiva. «Se un ragazzo cade è tutta la città che è responsabile ed è tutta la città che deve inchinarsi e rialzarlo. Napoli non ha bisogno di eroi solitari ma di alleanze educative», ha detto l’arcivescovo.
La marcia nasce dalla richiesta di un cambio radicale nelle politiche pubbliche: contrasto alla povertà educativa, lotta alla dispersione scolastica, accesso gratuito alla cultura e allo sport, stabilità per gli operatori sociali, recupero degli spazi abbandonati e dei beni confiscati. Al centro, la proposta di un “Decreto Comunità”, alternativa ai modelli emergenziali e repressivi. «Questa non è una protesta, è una proposta», spiega Mariano Di Palma, referente di Libera Campania. «Serve una grande alleanza di intelligenze creative per liberare davvero Napoli dalla violenza. Non bastano arresti e controlli: bisogna permettere alle persone di risollevarsi nei quartieri popolari attraverso cultura, educazione e rigenerazione sociale». Di Palma punta il dito anche contro la povertà culturale: «Nell’80% delle famiglie dei quartieri popolari nessuno è mai entrato in un museo o a teatro. Se la bellezza non diventa accessibile, non ne usciremo».
All’ingresso di Forcella il corteo rallenta in omaggio ad Annalisa durante, vittima innocente della criminalità ad appena quindici anni. «Abbiamo bisogno di una coscienza collettiva che sappia reagire. Di fronte alla violenza la Chiesa non può più tacere», replica Battaglia.
Per l’assessore regionale alle Politiche sociali, Andrea Morniroli, la mobilitazione segna «un salto di qualità. Per la prima volta – sottolinea – si mettono insieme Chiesa, Terzo settore, associazioni e movimenti sociali. Nessuno da solo basta più». Poi l’annuncio: «Come Regione siamo pronti ad aprire un tavolo di lavoro per costruire il Decreto Comunità. La sicurezza non si costruisce solo con la repressione, ma garantendo diritti, studio, welfare ed educazione». A rilanciare il senso profondo della giornata è anche Gennaro Pagano, coordinatore del Patto educativo della Chiesa di Napoli: «Lo Stato non può essere soltanto controllo e repressione. Deve essere prevenzione ed educazione. Ci sono troppi bambini che rischiano di restare indietro e il Patto educativo serve proprio a questo: fare rete per dare un futuro di giustizia e pace alla città». Napoli prova così a rispondere alla violenza senza slogan, mettendo al centro le periferie e i ragazzi. E dalla strada lancia un messaggio netto alle istituzioni: il futuro non si salva con le emergenze, ma costruendo comunità.
Addiopizzo in strada con adesivi antiracket
Sono tornati per strada, i “ragazzi di Addiopizzo”, come accadde tanti anni fa, seguendo l’esempio coraggioso di Libero Grassi, imprenditore ucciso perché non si piegò al racket. Sono tornati, nelle notte tra venerdì e sabato, con i loro adesivi da attaccare, con i manifesti, e con l’incessante speranza, in una Palermo che sembra ripiombata nell’incubo.
Il racket e le intimidazioni appaiono ancora sulla scena, come una vecchia pandemia che sembrava, se non debellata, lontana. Ombre agiscono nell’ombra, lasciano bottiglie con il liquido infiammabile davanti ai lidi, sparano con i kalashnikov, un marchio di fabbrica, contro le porte dei locali, per imporre la bieca “messa in regola” del pizzo. Tra le borgate affacciate sul mare, fra Sferracavallo, tra i vicoli di Tommaso Natale, nel comune di Isola delle Femmine, un serpente antico ha rialzato la testa. Loro, quelli del Comitato Addiopizzo, come in una notte di tanti anni fa, sono tornati.
«Siamo voluti tornare tra Sferracavallo, Partanna Mondello, Tommaso Natale e il litorale di Isola delle Femmine e Capaci per rilanciare un messaggio di vicinanza e di sostegno rivolto a chi, tra commercianti e imprenditori, è stato oggetto, nell’ultimo periodo, di intimidazioni e richieste estorsive – dicono –. Negli ultimi mesi, in questi territori, si sta registrando una recrudescenza che desta particolare preoccupazione».
«Ancora una volta – aggiungono - vogliamo cogliere questa occasione per rivolgerci a cittadini, commercianti e imprenditori di questo territorio affinché ci contattino, anche soltanto per condividere sensazioni, segnali e informazioni di natura intimidatoria ed estorsiva». Per i ragazzi di Addiopizzo la presenza dello Stato è fondamentale, ma la collaborazione dei cittadini, dei commercianti e degli imprenditori che, nei mesi scorsi, sono stati oggetto di avvicinamenti e richieste estorsive «può essere, oggi più che mai, decisiva». Una chiamata alla reazione civile, come quella dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, che, a Sferracavallo, ha portato parole di solidarietà e di ferma condanna: «Siamo qui perché scegliamo di esserci e dunque di parlare. Scegliamo di essere qui perché nessuno può pensare di intimidire, nessuno ha paura, non vogliamo avere paura e siamo qui per dare coraggio a chi eventualmente può essere immediatamente intimidito; credo che questo sia un compito di noi tutti, a maggior ragione della comunità cristiana e del vescovo di questa città – ha detto l’arcivescovo –. Palermo è abituata a superare le prove più forti e insieme vogliamo superare anche questa».
Venerdì pomeriggio più di mille persone hanno dato vita a una manifestazione antiracket sul lungomare di Isola delle Femmine, lì dove i titolari dei lidi hanno trovato bottiglie piene di benzina e la scritta “5mila euro” su un biglietto. Un vecchio e ributtante serpente è tornato. Ma pure quelli che lo hanno combattuto e vinto, anni fa, sono tornati per strada, nelle notti di Palermo.
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