Il futuro "sbagliato" della mobilità costa caro ai consumatori
Gianluca Di Loreto (Bain & Company): "Serve ripensare prodotti e prezzi, partendo da come le persone si muovono davvero, e da quanto guadagnano, per una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica”

Al recente incontro in occasione del venticinquesimo Rapporto ANIASA sul noleggio a breve e a lungo termine e sul car sharing è stata presentata la nuova ricerca “Il futuro sbagliato della mobilità. Rimettere il cliente al volante del settore per evitare l’uscita di strada”, condotta da Bain & Company sul mercato automotive.
La mobilità vive una grande discontinuità: la promessa di 100% auto elettriche, monopattini per tutti, car sharing al posto dell’auto privata e vendite solo online si scontra con una realtà molto diversa. Ruolo centrale rimane quello dell’auto privata, con oltre il 75% degli utenti che ne fa un uso ricorrente, mentre il resto resta residuale e l’elettrico cresce, ma molto meno del previsto. L’acquisto dell’auto si fa dal concessionario: il 62% dei clienti inizia il percorso di acquisto online, ma circa il 90% delle vendite è finalizzato prevalentemente in concessionaria, con oltre tre quarti degli automobilisti che vuole concludere l’acquisto di persona.
Car sharing, bike sharing, monopattini e taxi rimangono soluzioni di nicchia, utilizzate in modo occasionale e da una quota limitata della popolazione. Sul fronte dell’elettrico, lo scenario si attesta in prospettiva intorno al 30% al 2030, mentre diversi Paesi stanno iniziando a rivalutare o diluire il divieto per i motori termici alla luce delle difficoltà industriali e della domanda reale. L’Italia rimane in Europa il fanalino di coda per le auto 100% a batteria: nel 2025 rappresentavano tra il 5% e il 7% delle nuove immatricolazioni, con una penetrazione limitata nel canale privati. Nel primo trimestre 2026, tuttavia, si è registrata una forte discontinuità: la quota di veicoli elettrificati (BEV+PHEV) è salita all’8% del totale a livello Paese, ma soprattutto il Sud è volato al 15,4% del mercato complessivo, sfiorando il 20% nel canale privati. Un’analisi per provincia mostra però che circa metà di questa quota è riconducibile solo a Leapmotor, grazie a un’aggressiva campagna sulla citycar elettrica che inizialmente era offerta a meno di 5.000 euro, tra forti incentivi statali e condizioni promozionali temporanee.
Resta cruciale il tema della sostenibilità economica dell’auto: dal 2013 al 2024 il prezzo medio delle vetture nuove in Italia è cresciuto di oltre il 50%, mentre il reddito familiare netto è aumentato molto meno (+29%), ampliando il divario tra capacità di spesa e costo d’acquisto. Sempre più famiglie rinviano l’acquisto di un’auto nuova o ripiegano sull’usato, mentre anche l’accesso ai modelli elettrici, generalmente più costosi, si concentra nelle aree e nelle fasce di reddito più alte. Il monopattino elettrico, introdotto nel 2019 e inizialmente sostenuto da bonus e incentivi, ha vissuto una breve stagione di espansione seguita da una flessione negli ultimi tre anni, complici i numerosi decreti restrittivi e l’inasprimento delle regole su assicurazione, targa e aree di utilizzo, con gli incidenti quasi raddoppiati tra il 2021 e il 2024. Non va meglio per il car sharing, nato per sostituire l’auto privata, che ha invece dovuto avvicinarsi al modello del Rent-a-Car.
“Lo studio mostra che la transizione verso la nuova mobilità è molto più complessa di quanto previsto. In questo scenario, il noleggio veicoli rappresenta già oggi una risposta concreta ed efficace: consente ai cittadini e alle imprese di accedere a soluzioni di mobilità aggiornate, senza dover sostenere i maggiori costi e rischi legati alla proprietà; accelera il ricambio del parco circolante e accompagna la transizione energetica”, ha commentato Italo Folonari, Presidente ANIASA. “Il messaggio che arriva dai dati è inequivocabile – sottolinea Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company e responsabile italiano automotive –. Bisogna ripensare prodotti, prezzi, canali e politiche industriali a partire da come le persone si muovono davvero, da quanto guadagnano e da che cosa si aspettano dall’esperienza d’acquisto, con un’attenzione radicale all’accessibilità economica e a una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica”.
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