«A rischio i percorsi per migliaia di adolescenti stranieri soli, si tuteli la legge Zampa»
di Redazione
Appello a governo e Parlamento di 27 organizzazioni della società civile, tra cui Caritas e Centro Astalli: grazie al provvedimento del 2017 si sono costruiti percorsi di protezione e integrazione per i minori migranti non accompagnati. Ora si pensa di ridimensionare il "prosieguo amministrativo" interrompendolo a 19 anni

I percorsi di inclusione per gli adolescenti stranieri soli nel nostro Paese sono a rischio. L'allarme è stato lanciato da 27 organizzazioni della società civile, tra cui Caritas italiana, Centro Astalli, Save the Children, Arci e Amnesty International. A preoccupare è la messa in discussione della cosiddetta legge Zampa approvata nel 2017 sulle tutele dei minori migranti non accompagnati.
«In occasione dell’incardinamento del disegno di legge Immigrazione in Commissione Affari Costituzionali del Senato, 27 Organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei minori migranti richiamano l’attenzione su alcuni elementi del provvedimento che rischiano di incidere in modo significativo sulla vita di migliaia di adolescenti arrivati soli in Italia» si legge nell'appello rivolto a governo e Parlamento.
«Negli ultimi anni, la legge Zampa ha reso possibile costruire percorsi concreti di protezione e integrazione, riconosciuti anche a livello europeo - sottolineano le organizzazioni firmatarie dell'appello -. Grazie a questi strumenti, molti giovani hanno potuto studiare, formarsi, lavorare e iniziare a costruire il proprio futuro. Oggi, alcune delle modifiche previste dal Ddl rischiano di indebolire proprio quelle leve che permettono a questi percorsi di diventare stabili e duraturi».
Tra queste, è in particolare il ridimensionamento del “prosieguo amministrativo” a destare preoccupazione. Si tratta dello strumento che oggi consente ai neomaggiorenni di continuare ad essere accompagnati nella difficile transizione all’età adulta e dopo aver compiuto la maggiore età, al massimo fino ai 21 anni, completando studi, formazione e inserimento lavorativo. «Il Ddl - spiegano le organizzazioni - contiene una norma che limita categoricamente questo periodo di prolungato sostegno nell’accoglienza a 19 anni. Ridurre tassativamente il tempo massimo del sostegno al compimento dei 19 anni è una scelta di cui non comprendiamo le ragioni e sappiamo che essa può significare, in molti casi, impedire ai ragazzi e alle ragazze di raggiungere la stabilità necessaria alla loro inclusione positiva nella società. Tale riduzione comporterebbe inoltre, nei fatti, una disparità di trattamento tra i minori non accompagnati e i minori affidati a comunità di tipo familiare o in affido familiare a seguito di un provvedimento di allontanamento dal nucleo familiare, i quali possono fruire del prosieguo nel sostegno fino a 21 anni».
L'appello chiede inoltre di mantenere in capo al Tribunale per i minorenni la competenza a decidere sul rimpatrio assistito e di assicurare la piena tutela dei minori non accompagnati sin dal momento del loro arrivo in Italia nell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo che entrerà in vigore a giugno.
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