A Catania c'è una casa d'accoglienza per i padri separati in difficoltà
Si chiama “Abbà Padre” la struttura inaugurata dai Missionari Vincenziani: è una risposta per chi è costretto a vivere in auto e in solitudine dopo aver lasciato l’abitazione alla ex moglie e ai figli

«Dormo in macchina, ma nessuno lo sa», ci racconta Roberto. «La cosa che mi spaventa di più è stare solo», aggiunge Andrea.
I loro nomi sono di fantasia, ma le storie sono reali. Due uomini diversi, due vite normali finite lentamente ai margini dopo una separazione. Il primo ha passato mesi dormendo in automobile, mantenendo però una vita pubblica apparentemente intatta. Il secondo, professore catanese, telefonò alla Locanda del Samaritano non tanto per chiedere un posto letto, quanto per paura del silenzio e della solitudine.
Sono le storie che stanno dietro ad “Abbà Padre”, la nuova casa inaugurata a Catania dai Missionari Vincenziani all’interno dell’Agorà della Carità, in via Montevergine, pensata per accogliere padri separati che, dopo aver garantito il mantenimento alla famiglia, scivolano in una povertà spesso invisibile.
«Quando sono arrivato qui non volevo raccontare niente a nessuno — racconta ad Avvenire Roberto —. Mi vergognavo. Perché io fino a poco tempo prima avevo un lavoro importante, una casa, una famiglia normale». Per anni aveva lavorato nel management di una grande azienda di abbigliamento del Sud Italia. «Poi mio padre si è ammalato. Ho preso sulle spalle il lavoro, ma non ce l’ho fatta. Prima è crollata l’azienda, poi sono crollato io».
Racconta lo stress, la depressione, i clienti persi, la separazione. «Alla fine ho lasciato la casa alla mia ex moglie e ai miei figli. A me è rimasta la macchina». Per sei mesi ha dormito lì dentro. «La gente pensa che il problema sia mangiare. Il cibo lo trovi. Il problema è avere un letto quando stai male. Una toilette. Un posto dove stare senza sentirti addosso gli occhi degli altri». Oggi ha sessantadue anni. «Continuo a cercare lavoro, ma a questa età è difficile. E poi c’è una cosa che pesa più di tutto: nessuno sa davvero come vivo. Di giorno continuo a vestirmi bene, a incontrare persone. Nessuno immagina che dormo nella Locanda per padri separati».
L’altra storia arriva da una telefonata ricevuta alla Locanda del Samaritano. Dall’altro capo del telefono c’era Andrea, insegnante in una scuola catanese, anche lui separato, tre figli minorenni, la casa lasciata alla famiglia.
«Ho una patologia cardiaca — ci racconta — ma la cosa che mi spaventa di più è stare solo». Non chiede soldi né un aiuto economico. «Mi terrorizza l’idea di tornare la sera e non avere nessuno con cui parlare». Una frase rimasta impressa agli operatori della struttura. «Quando ripenso a quella telefonata — racconta il responsabile del centro d’ascolto — mi vengono ancora i brividi». È dentro queste ferite che nasce “Abbà Padre”. La struttura rappresenta un nuovo tassello della rete di accoglienza costruita negli anni dalla Locanda del Samaritano insieme a Casa Lumière e agli altri servizi dedicati alle persone fragili della città.
La casa è stata inaugurata dal direttore della Locanda, padre Mario Sirica, alla presenza dell’arcivescovo di Catania Luigi Renna e di padre Valerio di Trapani, visitatore della Provincia italiana dei Missionari Vincenziani.
La struttura è stata pensata perché chi vi entra possa continuare a sentirsi padre. Le stanze, luminose ed essenziali, restituiscono normalità a uomini che per mesi hanno dormito in sistemazioni di fortuna. Uno spazio dignitoso dove incontrare i figli, fermarsi, ricominciare e ritrovare quella dignità e quella bellezza di cui hanno bisogno Roberto, Andrea e tanti uomini come loro: persone che fino a pochi anni prima avevano un lavoro, una famiglia, una casa, e che oggi cercano soprattutto un luogo dove non sentirsi soli.
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