Invecchia anche la popolazione carceraria: quasi il 3% dei detenuti in Europa è over65
In Italia sono già il 5,3%. I dati del Consiglio d'Europa segnalano un aumento dell'età media: trend destinato ad accentuarsi nei prossimi anni

Invecchia la popolazione carceraria europea e, con l’avanzare dell’età, si porta con sé un pesante fardello di malattie croniche, declino cognitivo e mobilità ridotta che agli istituti penitenziari di molti Paesi toccherà gestire negli anni a venire. Lo ha rilevato ieri, in occasione della pubblicazione della Statistica penale annuale per il 2025, il Consiglio d’Europa (Cde), organizzazione per la promozione di diritti umani, democrazia e stato di diritto con sede a Strasburgo. Lo studio, condotto dall’Università di Losanna, ha coinvolto tutte le cinquantuno amministrazioni penitenziarie dei quarantasei Stati membri del Cde (Paesi dell’Ue, ma anche, fra gli altri, Turchia, Ucraina, Regno Unito). Nelle carceri del continente l’indagine rileva una presenza in aumento di over 65, che hanno raggiunto il 2,9% del totale dei detenuti nel 2025, rispetto al 2,5% del gennaio 2020 (primo anno di raccolta di dati disaggregati per età). «Questo incremento del 16% in soli quattro anni indica una crescente presenza di persone anziane dietro le sbarre» commentano i curatori dello studio. «Tuttavia, vale la pena notare che nel gennaio 2024 tale percentuale si attestava al 3,1%» dunque si potrebbe trattare di fluttuazioni in assestamento. «Le cause del fenomeno sono molteplici. L’aspettativa di vita è aumentata in Europa a partire dagli anni ‘80 e, dallo stesso decennio, in molti Paesi è cresciuta anche la durata media delle pene. Di conseguenza, si raggiunge l’età avanzata mentre si è ancora in carcere». Al momento, a livello europeo i detenuti di età compresa tra i 26 e i 49 anni costituiscono la maggioranza, il 68% del totale. Ma quelli tra i 50 e i 64 anni sono il 15% e quelli di 65 anni o più, appunto, circa il 3%. Le ultime statistiche del Cde comparano le diverse situazioni nazionali utilizzando le rilevazioni al 31 gennaio del 2025. In quella data, l’età media dei detenuti nelle carceri del continente era di 39 anni, con Italia e il Portogallo sopra quella soglia (a 42 anni), seguiti da Montenegro, Estonia e Serbia (a 41). La popolazione penitenziaria con l’età media più bassa si riscontrava in Moldavia (30 anni), Svezia (34 anni) e Francia, Cipro e Danimarca (35 anni). Osservando la sola fascia tra i 50 e i 64 anni, l’Italia balza all’occhio, in seconda posizione dopo la Slovacchia, con il 24% di detenuti di quell’età. Considerando gli over65, è invece la Croazia a distinguersi, con il 10,8% dei detenuti, seguita da Serbia (7,2%), Slovenia (5,7%), Bulgaria (5,2%) e Italia (5,1%). Che la tendenza sia verso l’invecchiamento lo testimoniano altri dati italiani, più aggiornati rispetto a quelli del Cde anche se non perfettamente sovrapponibili per fasce d’età. Sono relativi all’inizio di aprile di quest’anno e li fornisce il Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale. Tra i 45 e i 64 anni di età si colloca, secondo questa fonte, oltre il 37% della popolazione carceraria italiana, ed è over 65 il 5,3%. «Il numero crescente di detenuti anziani sta già mettendo a dura prova le infrastrutture penitenziarie e i bilanci per l’assistenza sanitaria, una tendenza destinata probabilmente ad accentuarsi nei prossimi anni», hanno commentato i curatori dello studio del Consiglio d’Europa. «La loro presenza pone sfide operative in termini di accessibilità degli ambienti, di personale e di standard assistenziali, oltre a sollevare questioni etiche e giuridiche sul protrarsi della detenzione di persone che potrebbero non rappresentare più una minaccia significativa per la sicurezza pubblica».
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