Odio razziale e apologia di fascismo: cosa sappiamo dei 13 minorenni denunciati a Siena

L'indagine era partita dopo il ritrovamento di un fucile a casa di uno dei ragazzi. Tutto avveniva via chat. Il vescovo Lojudice: «Non lasciamoli soli con i social network»
Google preferred source
May 19, 2026
Odio razziale e apologia di fascismo: cosa sappiamo dei 13 minorenni denunciati a Siena
La polizia di Stato di Siena ha denunciato 13 ragazzi minori per i reati di detenzione illegale di armi, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico / Ansa
Incitamento all'odio razziale attraverso idee fasciste e omofobe. Simbologia nazista ed esaltazione della razza bianca. Ma anche l'incoraggiamento ad azioni violente contro migranti, musulmani, omosessuali e, in generale, la comunità Lgbtq+. Il tutto avveniva via chat coinvolgendo soggetti tutti minorenni. In 13 sono stati denunciati a vario titolo dalla Digos di Siena per propaganda di idee fondate sull'odio razziale, etnico; apologia del movimento fascista e nazista; detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Il quadro accusatorio è completato dalla detenzione illegale di armi.
Materiale che circolava online nelle chat dei 13 denunciati a Siena / ANSA
Materiale che circolava online nelle chat dei 13 denunciati a Siena / ANSA
Tra i primi a reagire il sindaco della città, Nicoletta Fabio che oltre a ringraziare la Questura, la Digos e la Procura minorile per il lavoro svolto sottolinea come «quando episodi di odio, violenza verbale, razzismo, fino ad apologia di fascismo e interesse per le armi coinvolgono dei minorenni la risposta non può essere solo giudiziaria. Deve interrogare tutti: famiglie, scuola, istituzioni, comunità educante».
L’indagine era partita lo scorso luglio, dopo che, nelle abitazioni di due dei denunciati gli investigatori, al termine di una perquisizione, hanno trovato e sequestrato un fucile e le relative munizioni. Da qui è scattato l'esame sui supporti elettronici dei due che ha evidenziato uno stretto legame con gli altri undici giovani denunciati, tutti collegati in una fitta rete di gruppi virtuali presenti nei più comuni social network in cui era prevalente la condivisione di contenuti di stampo suprematista, nazionalsocialista, negazionista, inneggianti all'odio e alla violenza contro le persone straniere e gli immigrati, con l'incitamento all'uso di armi e di esplosivi artigianali. Gli investigatori, inoltre, hanno scoperto diverse chat di gruppo, tra cui una chiamata "Partito repubblicano fascista'", dove i giovani, oltre all'interesse per le armi, esaltavano figure come Mussolini, Hitler e disprezzavano gli immigrati.
Materiale che circolava online nelle chat dei 13 denunciati a Siena / ANSA
Materiale che circolava online nelle chat dei 13 denunciati a Siena / ANSA
Durissima la reazione del Pd toscano con il segretario Emiliano Fossi che definisce l'inchiesta «uno spaccato d'orrore che non possiamo liquidare come bravate adolescenziali. Siamo davanti a un cortocircuito educativo, sociale e politico». E il senatore dem Silvio Franceschelli parla di «vicenda dolorosa e allarmante», sottolineando che «non possiamo più tollerare ambiguità nei confronti del fascismo e del nazismo».
L’Arcivescovo di Siena, Il cardinale Augusto Paolo Lojudice evidenzia come «di fronte ad una vicenda del genere non si può non rimanere profondamente colpiti sia per il fatto che stiamo parlando di ragazzi tutti minorenni, ma soprattutto per i reati che gli vengono contestati. Certamente è il segnale preoccupante di un disagio profondo che colpisce i giovani e che deve interrogare soprattutto noi adulti sui modelli proposti alle giovani generazioni».
«Ora non serve puntare il dito, ma occorre capire - aggiunge il Card. Lojudice - come evitare derive pericolose e come agire repentinamente affinché i nostri ragazzi  non siano lasciati soli di fronte a false dottrine e soprattutto nel "mare magnum" dei social network».
«Lo diciamo da tempo - conclude il cardinale - occorre urgentemente un patto per la famiglia che coinvolga ogni attore: dalle istituzioni, la società civile e la Chiesa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA