Le strisce di Luca, che cerca d'essere padre ogni giorno (anche sui social)
La pagina Instagram Lucadistacco racconta la paternità con fumetti che hanno sempre due protagonisti: un papà e un figlio. «Mi scrivono tantissimi genitori - dice il fondatore della pagina, Luca Laudito -. Sarebbe bello dialogare di più su che cosa significhi essere padre»

Contenuti su neonati, condivisioni di fatiche e gioie relative ai figli, consigli per altre mamme: sui social, è facile imbattersi in post o reel che raccontino la maternità. Più difficile è trovare pagine che mettano al centro il tema della paternità. Se questa può essere un'impressione (sui social ciascuno vive in una bolla, orientata dall’algoritmo), ci sono alcuni studi che hanno confermato una tendenza che sembra ancora oggi rilevante: sulle piattaforme, le mamme sarebbero più attive sia nella produzione di contenuti che nella ricerca di informazioni relative alla genitorialità. Per questo è interessante guardare alle pagine che, invece, si concentrano sull’essere padri, gestite direttamente da papà. Un esempio è il profilo Instagram di Luca Laudito, lucadistacco, creativo e autore. Al centro dei suoi contenuti ci sono sempre due protagonisti: un papà e un figlio. Sono disegnati in strisce a fumetti che permettono di identificarsi facilmente negli episodi raccontati, per la maggior parte momenti di vita quotidiana o dialoghi padre-figlio. Su Instagram, Luca ha 94mila followers. Perché ha deciso di aprire la pagina Instagram? «Per diversi motivi – risponde Luca in videochiamata – Prima di tutto volevo cercare una nicchia per parlare a un pubblico specifico. Poi ho pensato che la vita quotidiana è ricca di spunti da valorizzare; e infine, così facendo, avrò una sorta di diario che rimarrà nel tempo sia per me che per mio figlio». Un aspetto positivo della sua attività social è il confronto con altri genitori, spiega Luca: «Mi scrivono ad esempio molti papà. Qualcuno mi ringrazia, dice che sente le stesse cose che io rappresento, ma senza riuscire ad esprimerle allo stesso modo. Qualcuno mi dice che si sente meno solo. Un’altra situazione abbastanza ricorrente è che alcuni padri mi scrivano che anche loro vorrebbero passare più tempo con i loro figli, ma non riescono, magari perché lavorano troppo o perché vivono un divorzio». Sono situazioni che portano ad empatizzare, aggiunge Luca. E aprono anche a temi che riguardano la paternità al di là del racconto social. «Penso ci vorrebbe molto più confronto su questo tema, anche tra generazioni diverse. I padri millennial sono diversi dai padri boomer, ed entrambi saranno sicuramente diversi dai padri della genZ». Secondo Luca, oggi è in atto un grande «cambiamento culturale». «Riguarda, ad esempio, il ruolo della madre. Oggi molte mamme lavorano, mentre per le generazioni precedenti non era necessariamente così. E quando i genitori lavorano entrambi, anche la gestione della casa e dei figli deve essere condivisa: cucinare, lavare i piatti, fare la spesa, essere presenti. Il carico mentale della cura si distribuisce in modo più equilibrato. Qualche anno fa pensavo che fosse così per tutti; invece, anche grazie ai commenti che ricevo sulla mia pagina, mi sono accorto che ci sono ancora tanti papà che pensano che dei figli si possa occupare solo la mamma. Io vedo questo cambiamento culturale come un’emancipazione per i padri, perché li porta a essere molto più presenti».
Un tema è ricorrente tra i contenuti pubblicati da Luca: è la capacità di ascoltare. «Tempo fa ho intrapreso un percorso per diventare volontario del Telefono amico, una linea telefonica a cui anonimamente si può chiamare in momenti di difficoltà; lì ho imparato le tecniche di ascolto e mi hanno aperto un mondo. Si possono usare anche con i propri figli». Per raccontare l’importanza dell’atto di ascoltare, Luca ha scritto anche un libro. S'intitola L’elefante attorcigliato ed è uno dei tre libri che ha realizzato per bambini. Il protagonista è un elefante che rimane incastrato nelle sue emozioni e, nel corso del libro, incontra diversi personaggi che provano ad aiutarlo. Molti provano a stargli vicino ma usano dei metodi non corretti, fino all’arrivo di un pinguino che, semplicemente, lo ascolta. In tutti i lavori di Luca si percepisce la paternità come un’esperienza che cambia la vita. È vero? «Sì, mi ha rivoltato come un calzino – risponde -. Essere padre mi ha fatto uscire da me stesso. Non ci sono più solo io con i miei sogni e desideri, ma un’altra creatura a cui fare spazio e dare priorità. È poi cambiato il modo di vedere i miei genitori. Prima pensi di sapere quale sia il modo migliore per fare il papà, poi lo diventi e tutto cambia. E quindi comprendi in modo diverso anche le scelte o gli sbagli dei tuoi stessi genitori». E, infine, la paternità può insegnare a ridurre il giudizio sugli altri. «Prima di avere mio figlio mi capitava di guardare altri genitori e di pensare che avrebbero dovuto fare tutto diversamente, che stessero facendo degli errori. Ora invece so che tante volte, anche dando il proprio meglio, non si può essere madri o padri perfetti. La fatica dell’essere genitori è tanta ma, allo stesso tempo, la restituzione in termini di gioia e felicità è gigantesca».
Pur stando sui social, che per Luca sono anche un mezzo per farsi conoscere e per vendere altri disegni, c'è una precisazione da aggiungere. «Io lavoro sulle piattaforme e cerco di portare un contributo positivo, ma penso che siano strumenti difficili da gestire. Cerco di limitare il tempo che passo a guardare i contenuti di altri, ma a volte capita anche a me di scrollare video per un quarto d’ora senza nemmeno rendermene conto. Tra noi genitori c’è tanta paura riguardo all’uso che i minorenni possono fare delle piattaforme. Mio figlio è ancora piccolo ma so che il problema si porrà in maniera molto importante».
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