Giudicati come gli adulti

La proposta del presidente argentino: prigione a 13 anni
February 14, 2026
Giudicati come gli adulti
Questo articolo è tratto dalle pagine uscite il 12 febbraio con Popotus, il settimanale di Avvenire dedicato ai bambini.
Il presidente dell’Argentina, Javier Milei, è deciso a mantenere una delle promesse principali della sua campagna elettorale: abbassare a 13 anni l’età in cui un minore può essere processato e condannato come un adulto con pene fino a 15 anni. Secondo il governo di ultradestra, gli adolescenti sono impiegati sistematicamente da bande e mafie come manovalanza criminale proprio perché non possono essere perseguiti dalla giustizia fino al compimento dei 16 anni, l’attuale limite. Solo con la maggiore età, poi, sono rinchiusi in carcere: prima sono tenuti in istituti specializzati. I delitti commessi dagli adolescenti sono, in realtà, una quota minima: appena il 2,25% del totale in base ai dati della Procura di Buenos Aires e provincia. Milei, però, non sente ragioni. Sull’onda dell’indignazione suscitata dal recente omicidio del 15enne Jeremías Monzón da parte di un gruppo di coetanei, il leader ha presentato il progetto di riforma della giustizia minorile al Parlamento. Non è la prima volta: lo aveva fatto già nel 2024 ma non era riuscito a spuntarla. La proposta ha scatenato un coro di critiche da parte di magistrati, esperti e dalla Chiesa. Giudicare i ragazzini come gli adulti, come ha più volte spiegato l’Unicef, non riduce la violenza. Né punisce i veri responsabili: i criminali che reclutano gli adolescenti più poveri e abbandonati con l’inganno o la forza. Al contrario, si accanisce su questi ultimi, già vittime dei gruppi delinquenziali che li impiegano come carne da cannone

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