Cosa può succedere adesso al bimbo col cuore “bruciato”

La direzione dell'ospedale Monaldi di Napoli: condizioni stabili pur in un quadro di grave criticità. Per gli specialisti del Bambino Gesù di Roma, invece, il piccolo non potrebbe più essere operato. Il cardinale Battaglia in corsia per incontrare la famiglia
February 14, 2026
Un medico all'ospedale Monaldi di Napoli
Un medico all'ospedale Monaldi di Napoli
Resta in lista di attesa per un nuovo cuore il bimbo di due anni ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli. Al piccolo, a dicembre scorso, era stato trapiantato un cuore, espiantato nell’ospedale di Bolzano, e che sarebbe stato danneggiato dal cattivo stato di conservazione (pare dovuto al ghiaccio secco che avrebbe “bruciato” parti dell’organo). Il bambino resta in gravi condizioni ed è tenuto in vita dall’Ecmo, la macchina che sostituisce le funzionalità cardiache e polmonari. Questo dispositivo, tuttavia, nella pratica clinica ordinaria, serve a “reggere” le urgenze in periodi non troppo prolungati. Il bambino però ne usufruisce da molte settimane, con un conseguente aumento dei rischi. La vicenda è estremamente complicata. Anche nella giornata di ieri si sono succedute più prese di posizione sulla possibilità di un nuovo trapianto. Con versioni, non ufficiali, e persino contrapposte. Da un lato quella “filtrata” dal legale della famiglia Francesco Petruzzi, sull’Irccs Bambino Gesù di Roma - nosocomio considerato punto di riferimento internazionale - stando alla quale non sarebbe possibile eseguire un nuovo trapianto. Un parere questo, che sarebbe condiviso anche dal medico legale della famiglia, che sostiene che il bimbo «è ormai inabile ad altri interventi». La valutazione non troverebbe concorde il cardiochirurgo del Monaldi che ha operato a dicembre il bambino e che, sempre secondo l’avvocato Petruzzi, afferma che il nuovo trapianto si può fare e che lui stesso sarebbe pronto ad eseguirlo.
Cosa tutt’altro che scontata visto che, ammesso che arrivi un nuovo organo compatibile, la direzione del Monaldi, che dipende dall’Azienda ospedaliera dei Colli, ha stoppato, pur se in via cautelare, l’attività dei trapianti di cuore per pazienti in età pediatrica. E che, tra le tre persone sospese dalla stessa azienda, ci sono due chirurghi dell’équipe dei trapianti (mentre sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli). Circostanza questa, che ieri ha indotto il presidente della Federazione degli Ordine dei medici, Filippo Anelli, a chiedere di «ricostituire il prima possibile» la stessa équipe: «Al di là delle responsabilità del caso, molto complesso – sono le parole di Anelli – in Italia ogni anno si effettuano 400 trapianti di cuore senza nessun problema. Capisco il dramma della famiglia, è corretto fare una puntigliosa verifica delle procedure visto che hanno messo la vita del proprio figlio nelle mani dei medici, ma ci sono tanti pazienti che aspettano una risposta. Non possiamo deludere la loro speranza».
A fare un po’ di chiarezza in una vicenda che, come si vede, resta complicatissima, ci ha pensato ieri una nota della direzione sanitaria dell’Azienda ospedaliera dei Colli, confermando che la decisione assunta venerdì dal Monaldi «è stata quella di mantenere il bambino in lista di trapianto, sussistendo ad opinione del medico responsabile le condizioni cliniche. Si precisa che la seconda opinione era stata richiesta già la scorsa settimana» al Bambino Gesù. «Ricevuto il parere, è stata priorità della direzione generale informare la famiglia e i suoi legali, chiarendo contestualmente che - come deciso dal medico responsabile al termine del confronto con l'Heart Team e a meno di eventuali peggioramenti - il bambino sarebbe rimasto in lista trapianto. Ad oggi le condizioni del piccolo restano stabili in un quadro di grave criticità. È essenziale ribadire che l'Azienda ha prontamente adottato tutti i provvedimenti necessari a tutela del bimbo e di tutti i pazienti che afferiscono all’ospedale... garantendo che non vi fossero ricadute assistenziali». Ieri, l’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, ha raggiunto il Monaldi per una visita privata alla famiglia del bimbo.

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