Qualcosa rimane

Si avvicina Sanremo e il nostro padre ignoto incomincia il viaggio nell'alfabeto musicale dei suoi figli pre-adolescenti. Scoprendo un mondo sconosciuto e a volte spaventoso
February 14, 2026
Alfabeto musicale
Alfabeto musicale
Se non lo sai, “Il padre ignoto” è la rubrica familiare che affronta le piccole, grandi sfide della paternità oggi. Puoi leggere le puntate precedenti qui. Se invece vuoi dire la tua, puoi farlo utilizzando questa bacheca online, così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti. Non solo padri.
Tra le tradizioni laiche della nostra famiglia resiste, negli anni, la prima serata del Festival di Sanremo… Quantomeno la prima mezz’ora, per cercare di essere ligi al coprifuoco infrasettimanale. Ed ecco arrivare di corsa in salotto Giada ed Edoardo sempre più eccitati dalla presenza di giovani leve musicali (delle quali noi genitori finalmente ne apprendiamo l’esistenza, in diretta nazionale), seguiti dalla distaccata curiosità di mia moglie per il look di conduttrici e conduttori. A me invece basta accendere il televisore “e vedere di nascosto l’effetto che fa” (cit. Enzo Jannacci) se è vero – come mi ha confidato un mio conoscente, basandosi su non so quali statistiche – che anche il numero dei reati commessi, in Italia, diminuisce in quelle prime 4 ore. Anche quando avevo 14 anni mi guardavo intorno e, forse per superare la banalità della gran parte delle cose che mi circondavano, avevo iniziato a trascrivere a mano su dei quaderni rossi i testi delle canzoni (soprattutto quelle in lingua inglese) che più mi facevano sentire vivo. E ad aspettare ore di fronte al vecchio registratore dello stereo di mio padre finché la radio me ne omaggiasse nuovamente il sound, prima di riuscire ad imprigionarlo dentro i misteri di un piccolo nastro marrone.
Poi Internet ha spodestato MTV e con la visualizzazione automatica dei testi il gusto della attesa ed il piacere dalla traduzione è venuto di conseguenza meno. Però ricordo nitidamente l’estate del 2023: ero stancamente seduto su una sdraio al mare quando ho avuto la buona idea di controllare la playlist musicale che Edoardo, allora undicenne privo di cellulare, aveva da qualche settimana impostato sul mio. La conservo ancora, come monito: tra i “brani consigliati” da Spotify in base a quelli “inclusi in questa playlist” c’è ancora una canzone, anch’essa rap come le altre 10 invece selezionate da mio figlio. Lascio ai lettori la curiosità di ricercarla, digitando in rete il titolo: “Auto tedesca”. Per quanto mi riguarda, invece, quel preciso momento ha segnato la presa di consapevolezza che la pornografia stava già tentando di infiltrarsi nella testa di mio figlio, ma non per il tramite degli occhi ma servendosi delle sue orecchie. E da quel momento l’alimentazione musicale è diventata, sempre più per me e mia moglie, il terreno di confronto più vivace con i nostri due pre-adolescenti inquieti: non più “cosa hai mangiato oggi a scuola” ma “cosa hai sentito oggi con quelle cuffiette”?
Lo scorso mese, a cena con un collega durante una trasferta di lavoro, parlando per la prima volta dei nostri figli ci siamo sorpresi nel riconoscerci nella stessa strategia familiare: durante i lunghi viaggi in macchina, a turno scegliamo la musica da ascoltare insieme, e loro ovviamente ci propongono brani il più delle volte… orribili (per usare un eufemismo). Però alla fine sono stato folgorato dal suo ottimismo: “Dicono che anche quelle che scegliamo noi sono orribili. Però io sono sicuro che – a lungo andare e grazie al nostro perseverare – delle nostre canzoni qualcosa di bello in testa rimarrà anche a loro. There's a starman waiting in the sky” (cit. David Bowie). Come tutte quelle parole vitali, delle quali io invece un tempo mi nutrivo ricopiandole su dei quaderni rossi, quasi fossero un breviario laico per l’anima.
N.N.
[9 - continua, forse. Qui le puntate precedenti]
Ci sono momenti in cui ci sembra di non sapere più nulla, e il nostro essere padri diventa sconosciuto. Ignoto, prima a noi che ai nostri figli.
E tu hai avuto occasione per riflettere sui testi delle canzoni che ascoltano i tuoi figli? Quale immagine di uomo e donna propongono? Hai delle idee su come tutto questo possa incidere sulla formazione della loro identità?
Se vuoi, puoi scrivere a
 ilpadreignoto@gmail.com e condividere le tue riflessioni ed esperienze. Contiamo di pubblicarle, anche tramite questo padlet (bacheca online), così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti.

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