Gesticolare, passione italiana

Esprimersi attraverso i gesti è un’arte che ci appartiene, un linguaggio muto sintetico e facile da apprendere per cui siamo diventati famosi nel mondo
February 14, 2026
Gesticolare, passione italiana
Questo articolo è tratto dalle pagine uscite il 12 febbraio con Popotus, il settimanale di Avvenire dedicato ai bambini.
Se la grande musica, la poesia, la storia, il design, la moda e, ovviamente, lo sport continuano a raccontare al mondo lo stile italiano, lo stesso si può dire della gestualità italiana, un patrimonio nazionale, un’arte a cui anche lo show inaugurale delle Olimpiadi Invernali ha reso omaggio come una delle eccellenze nostrane. Celebrando insieme il nome di Bruno Munari, grande maestro del design che al linguaggio dei gesti ha dedicato un curioso e famoso dizionario. Quando diciamo che siamo un popolo di gesticolanti non ci incaselliamo in uno stereotipo – cioè in un luogo comune – ma parliamo di un linguaggio muto, che pratichiamo da secoli dalle Alpi alla Sicilia, agitando le mani, con le espressioni del viso e con tutto il corpo. Un linguaggio che appartiene a tutti, sintetico, facile da apprendere, intuitivo da tradurre e ovviamente divertente. Un indice teso davanti alla bocca è un invito a tacere, una mano alzata a stare calmi; con l’indice e medio a V si può cantare vittoria, le stesse dita incrociate augurano fortuna ma fatte a forbice suggeriscono a qualcuno di smetterla. Quanto a “battere un cinque” è un gesto di soddisfazione internazionale, come il pollice alzato che ormai ha sostituito il vecchio ok americano, con pollice e indice uniti a cerchio.

Conversazioni silenziose

Gesticolare ci viene spontaneo. Così accompagniamo discorsi e discussioni rendendoli più efficaci, immediati e persino più vivaci emotivamente. Secondo gli studi di psicologia gli italiani hanno a disposizione per le loro conversazioni quotidiane almeno 250 gesti, quasi tutti noti alla stragrande maggioranza delle persone. Non solo. I ricercatori dell’Università di Lund, in Svezia, hanno chiesto a due gruppi di persone, italiani e svedesi, di raccontare la storia di un episodio quasi muto del cartone di Pingu a un amico che non l'aveva visto. Gli italiani gesticolavano di più, addirittura il doppio, in media con 22 gesti ogni 100 parole contro 11 degli svedesi. Una differenza culturale: gli italiani utilizzavano gesti più concreti per commentare il racconto; gli svedesi, al contrario, gesti descrittivi che rappresentavano gli eventi e le azioni.

Il dizionario lo ha compilato Munari

L’idea gli era venuta da una grande raccolta pubblicata a Napoli nel 1832 in cui si analizzava la gestualità napoletana sulla base della mimica di certi personaggi immortalati su vasi, dipinti e bassorilievi degli antichi greci. Da cosa nasce cosa, sosteneva Bruno Munari, e così è nato oltre sessant’anni fa il suo Supplemento al dizionario Italiano, un’appendice alla lingua parlata, inventario dei modi di “esprimersi senza parlare o parlare senza parole”. Ma anche, secondo i suoi intenti, un catalogo di gesti pensato per gli stranieri che avrebbero visitato l’Italia. Un libriccino geniale e ironico, riproposto poi dall’editore Corraini, in cui Munari fa parlare con il movimento delle mani – una cinquantina fotografate in bianco e nero – il linguaggio silenzioso tipicamente italiano e di uso quotidiano. 

Nasi, occhi, bocca: il volto parlante

Si dice che sia il gesto italiano più famoso al mondo: tutte le dita della mano raccolte “a borsa” o “a tulipano” mosse su e giù, chiedono in modo informale e non troppo educato “che vuoi?”, “chi sei, che stai dicendo?”. Ma se i movimenti delle mani hanno una grande efficacia nel descrivere, nel completare, rafforzare o talvolta sostituire le parole in un discorso, il viso con le sue mille espressioni è un libro aperto su cui leggere attentamente le sfumature di pensieri e parole non detti. L’abc della comunicazione non verbale. Un naso che si arriccia, un sopracciglio che si alza, le labbra che si strizzano sono chiari segnali di disappunto e contrarietà. Due occhi spalancati sottolineano una sorpresa. Una smorfia denuncia un malumore, mentre un bel sorriso è un tranquillizzante segno di approvazione.

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