mercoledì 17 novembre 2021
Camilla Lunelli (Cantine Ferrari) racconta le iniziative green del gruppo: dal vademecum per una viticoltura di montagna sostenibile e salubre all’uso di tecnologie per tutelare l’ambiente
L'estero della cantina Ferrari

L'estero della cantina Ferrari

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Da quest’anno, e per i prossimi tre, saranno il premio di chi arriva primo: non più Champagne per i piloti che conquistano il podio della Formula Uno, ma le bollicine Ferrari Trento, che da oltre un secolo rappresentano un’eccellenza del bere italiano. L’ennesimo traguardo per il Trentodoc più famoso al mondo, nato dal sogno di Giulio Ferrari di creare in Trentino un vino che fosse all’altezza dei migliori Champagne francesi: oggi le bottiglie Ferrari suggellano i brindisi in oltre 70 Paesi e sono un simbolo del made in Italy. Un onore, ma anche una grande responsabilità, che per la famiglia Lunelli, proprietaria del brand da tre generazioni, significa migliorare costantemente non solo la qualità dei prodotti, ma anche il livello di attenzione alla sostenibilità sociale e ambientale.

«Il forte legame che abbiamo con il territorio ci suggerisce da sempre un profondo rispetto per la terra e per chi la coltiva – spiega Camilla Lunelli, direttore comunicazione del gruppo, oggi gestito insieme al fratello e ai due cugini –. Essere sostenibili è nel nostro Dna e tutte le nostre attività devono dimostrarlo ». Una delle più significative è la realizzazione del Protocollo Ferrari, un vero e proprio vademecum per una viticoltura di montagna sostenibile e salubre. «Abbiamo iniziato a certificare i nostri vigneti come biologici nel 2014, concludendo il percorso tre anni dopo – spiega Lunelli –. Ma contemporaneamente abbiamo lavorato su 'vigneti pilota', per codificare un metodo di coltivazione biologica in montagna, dove è più difficile applicare certe regole'. Per questo il metodo prevede prassi innovative, un po’ più flessibili di quelle della classica certificazione biologica. «I principi di base sono gli stessi – spiega Lunelli –: in fase di semina si utilizzano solo fertilizzanti naturali, mentre sul fronte della difesa è previsto l’utilizzo (in alcuni casi estremi, come nei periodi particolarmente piovosi), di alcuni prodotti chimici, ma identificati tra quelli meno tossici». Una bella sfida – estesa agli oltre 700 viticoltori che conferiscono uva al gruppo – che ha fatto il paio con l’ottenimento della certificazione Biodiversity Friends, riconosciuta alle imprese che credono in un modello di agricoltura a basso impatto e si fanno garanti dell’integrità del territorio. «Il nostro obiettivo è coniugare tre esigenze – precisa Lunelli –: migliorare la qualità dell’uva; preservare l’ambiente nel lungo periodo senza mai compromettere la fertilità futura del terreno, in modo che ogni famiglia di coltivatori possa lasciarlo alla generazione successiva in condizioni uguali o migliori di quando l’ha preso in gestione; garantire la salute di chi lavora e vive nel vigneto. In Trentino le case dei contadini sono in mezzo alla vigna: adottare metodi di coltivazione più sani significa tutelare il coltivatore e la sua famiglia».

Tutto questo in aggiunta all’impiego di nuove tecnologie che, messe al servizio della sostenibilità, consentono di ottenere maggiore efficienza. «Abbiamo avviato collaborazioni con Università e start up che impiegano l’intelligenza artificiale per ottimizzare alcuni processi agricoli - conferma Lunelli . Grazie alla startup trentina Bluetentacles, per esempio, abbiamo applicato una tecnologia che regola il funzionamento dei sistemi di irrigazione in base alle condizioni meteorologiche, evitando sprechi di acqua e di energia». La propensione a fare squadra per tutelare l’ambiente ha portato il gruppo anche a sostenere un progetto che arriva a coinvolgere la cittadinanza. «Si chiama Terra-Aria-Acqua ed è un progetto promosso dall’Associazione Culturale Biodistretto di Trento, in collaborazione con MUSE-Museo delle Scienze e il Comune e ha l’obiettivo di proteggere la biodiversità di Trento e dintorni, promuovendo una nuova alleanza tra paesaggio urbano e agricolo – spiega Lunelli –. Sono state coinvolte in questa attività una decina di aziende biologiche, ma anche i cittadini: nelle loro passeggiate in città o escursioni fuori porta possono fotografare piante e animali e caricare le foto su una piattaforma digitale, per ottenere informazioni sulle diverse specie e dare un contributo a monitorare lo stato della biodiversità». A chiudere il cerchio delle attività finalizzate a creare valore sul territorio, un bel progetto sociale a sostegno della Cooperativa Samuele, che si occupa di inserimento lavorativo di persone in difficoltà, impiegandole anche in viticoltura. «Hanno iniziato a conferirci le loro uve biologiche - spiega Lunelli -. Noi abbiamo creato una Cuvée, Ferrari per Samuele, donando loro le bottiglie prodotte perché le utilizzassero per le attività di catering che svolgono sul territorio». Un progetto sociale innovativo che sostiene insieme l’agricoltura e la ristorazione locale: un altro bel traguardo al quale fare un brindisi.

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