giovedì 21 ottobre 2021
Da oggi a domenica 934 delegati da 221 diocesi (tra cui 93 vescovi) si confrontano su sviluppo, ambiente e lavoro. Bassetti: serve una profezia per l'Italia. Santoro: protagonisti della transizione
Un momento della Settimana sociale di Taranto

Un momento della Settimana sociale di Taranto - Siciliani

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Se la Settimana Sociale è cammino fatto insieme, papa Francesco vi aggiunge i segnali stradali. Tre in particolare: «Attenzione agli attraversamenti» (cioè alle «persone incrociano le nostre esistenze mentre si trovano nella disperazione»), divieto di sosta» (in pratica a non fermarsi «nelle sacrestie, formando gruppi elitari che si isolano e si chiudono») e soprattutto quell’«obbligo di svolta» che si candida subito al ruolo di frase simbolo dei lavori e quindi della direzione da intraprendere.

Scrive il Papa nel messaggio letto in apertura dall’arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore, Filippo Santoro (QUI IL TESTO INTEGRALE): «Il cambiamento d’epoca che stiamo attraversando esige un obbligo di svolta». Esige coraggio, aggiunge il Pontefice. «Non possiamo rassegnarci e stare alla finestra a guardare, non possiamo restare indifferenti o apatici senza assumerci la responsabilità verso gli altri e verso la società». Manda anche a sorpresa un videomessaggio, il Papa, che viene proiettato a metà pomeriggio (QUI IL TESTO)."In queste giornate – dice Francesco – rifletterete su un tema molto importante che riguarda il futuro nostro: ‘Il pianeta che speriamo’”. Un tema che, per il Papa, “esprime speranza e voglia di riscatto, grida stili di vita rinnovati in cui lavoro e futuro non siano in contrapposizione ma in piena armonia tra di loro. Non bisogna mai dimenticare che tutto è connesso”. Il videomessaggio del Papa si conclude con un “incoraggiamento particolare ai giovani”: “Insegnateci a custodire il creato! Siete il presente, siete l’oggi del pianeta. Non sentitevi mai ai margini, i vostri sogni devono essere i sogni di tutti”. Infine, il pensiero del Santo Padre va “a tutte mamme e a tutti i papà che hanno pianto e piangono per la morte e la sofferenza” dei loro figli". Una realtà dolorosa che Taranto molte famiglie purtroppo conoscono.

Si parte, dunque. E si va subito al cuore del tema: "Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #Tutto è connesso". Lo fa per primo il cardinale Gualtiero Bassetti, riprendendo le indicazioni del Papa. Sotto le ampie volte del PalaMazzola, davanti a 934 delegati di 221 diocesi di tutta Italia, il presidente della Cei chiede «un balzo in avanti», «uno sguardo lungo sulle sorti dell’Europa e soprattutto dell’Italia». Anzi una vera e propria «profezia sull’Italia». In altri termini «è necessaria una voce alta e autorevole che sappia leggere i segni dei tempi: ovvero sappia comprendere e interpretare questo scorcio di XXI secolo». «Sbaglieremmo tutti - ammonisce il cardinale - se pensassimo che finita la pandemia tutto ritornerà come prima. Non sarà così».

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Lo testimoniano gli inquietanti segnali dell’attualità. Bassetti ad esempio si dice «profondamente amareggiato e deluso per i troppi incidenti che avvengono nell’ambito del lavoro». Ricorda i morti della pandemia. E sottolinea che le immagini delle proteste e dei disordini di piazza in alcune città italiane lo hanno «colpito profondamente». «C’è un malessere sociale che cova nelle viscere della nostra società e che riemerge ogni volta che c’è una crisi umanitaria: in precedenza, erano i migranti; oggi la pandemia».

Ma lo dice anche la situazione internazionale, con il baricentro del mondo che si sta spostando, nota il presidente della Cei, verso Oriente e in cui l’Europa rischia di diventare «periferia». «Una terra di vecchi, caratterizzata da un gelido inverno demografico, da uno sviluppo economico sempre più asfittico e, infine, una terra che sta abbandonando, neppure troppo lentamente, il cristianesimo». L’Italia poi corre il pericolo di «essere l’estrema periferia di questo mondo periferico». Ecco perché serve «una profezia per il nostro Paese», che sia anche «missione per il futuro: essere alla testa di quei promotori che vogliono realizzare concretamente questo mondo di pace». Compito che il cardinale consegna in particolar modo ai giovani, molto rappresentati in questa Settimana sociale, con l’auspicio che «non si lasciano sedurre dalle vecchie ideologie del Novecento e che non rimangano abbagliati dai nuovi demagoghi. L’epoca dei pifferai magici è passata e non deve tornare più», sottolinea tra gli applausi. Bassetti ricorda anche la Messa di Paolo VI all'allora Italsider, le sue parole accorate ai lavoratori. E ricorda che la Chiesa non è matrigna, ma è madre per tutti.

Infine promuove la speranza: "Dopo la pandemia c’è voglia di futuro sui volti delle persone: non tradiamo le attese di tanta gente! E il futuro in Dio prende le pieghe di un avvento, di un venirci incontro del Risorto nelle nostre vicende umane. Come cattolici abbiamo ancora molto da offrire e da ricevere dal nostro Paese”.

Santoro raccoglie da lui il testimone e rilancia: «La Chiesa italiana ha la responsabilità di tracciare una parabola che non fronteggi l’emergenza della salute, dell’ambiente, del lavoro, con rattoppi dell’ultima ora, ma che sia lungimirante, che ponga le basi di una crescita per le nuove generazioni, che esprima la cura dell’educare e della gratuità». La bussola, conclude, «ci è data dalla Laudato Si’ quando parla di sguardo contemplativo ed ecologia integrale e dalla Fratelli tutti quando indica una urgenza fondamentale per l’umanità nel passaggio dall’io al noi, presentandoci l’icona del Buon Samaritano”. Vogliamo essere protagonisti e non spettatori della transizione ecologica». "Cosa vogliamo testimoniare in questa Settimana Sociale? - prosegue l'arcivescovo di Taranto -. La determinazione nel continuare il cammino sinodale svolto sin qui nella preparazione di questa Settimana. Il Papa ci incoraggia in questa attività sinfoniale a camminare sulla stessa strada, insieme. Nello specifico di Incontrare, ascoltare, discernere. Sono appunto i tre verbi del Sinodo". In sostanza, cconclude il presidente del Comitato scientifico e organizzatore, "dobbiamo avere il coraggio, anche di vincere il nostro impacciato imbarazzo nel ripartire dai volti delle persone morte e ferite per causa dell’inquinamento ambientale, dal volto ferito di tutta la Casa comune, e dalle vittime del lavoro. Dobbiamo ricominciare dai giovani che sono stati determinanti nella preparazione di questa settimana e che lo saranno nella sua realizzazione come elemento essenziale quando parliamo di presente, di futuro e di sostenibilità".

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