sabato 6 giugno 2020
Toni Volpe, ceo di Falck Renewables: «Occorre creare l’ambiente giusto per la quantità di investimenti necessari perché il Green Deal funzioni. Poi serve rapidità nello sviluppo dei progetti»
Toni Volpe, ceo di Falck Renewables

Toni Volpe, ceo di Falck Renewables

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Se vuole centrare gli obiettivi di taglio delle emissioni di gas serra entro il 2030, l’Italia deve accelerare. «Il piano nazionale per l’energia e il clima prevede di aumentare di 2,5 volte la capacità di produzione di energia solare e raddoppiare quella di energia eolica. Se non si trova il modo di velocizzare i tempi per le autorizzazioni sarà difficile farcela » spiega Toni Volpe, ammini-stratore delegato di Falck Renewables, multinazionale quotata sul segmento STAR della Borsa italiana che progetta, costruisce e gestisce impianti per la produzione di energia rinnovabile. Attualmente ha una capacità installata di 1.133 MW tra Italia, Francia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Quello dell’energia verde è un settore che risente poco della crisi. Anzi: si prepara a un’ulteriore crescita sulla spinta della strategia verde della Commissione europea.

Nonostante l’emergenza Covid– 19 avete presentato la trimestrale migliore di sempre. Com’è possibile? Siamo un’azienda in crescita che sta anche allargando il perimetro della sua attività. In questa fase la crescita è centrale nella strategia industriale. Ri- spetto ai conti, Il primo trimestre include marzo come unico mese di crisi vera. La nostra attività però si è dimostrata resiliente, siamo meno condizionati dalla disponibilità di personale rispetto ad altri settori. Gli effetti si sono sentiti sui prezzi dell’energia, che nelle settimane del lockdown sono crollati. Non sui consumi: le rinnovabili hanno la priorità nel dispacciamento, sui volumi la variazione è stata minima.

Il petrolio è in forte ripresa. Succederà lo stesso con le quotazioni dell’energia elettrica? Un po’ di ripresa ci sarà, in Italia abbiamo prezzi dell’elettricità molto legati al gas più che al petrolio. Per il 2020 comunque non rivedremo con buona probabilità le quotazioni che si prevedevano prima della pandemia. Poi dipenderà dall’andamento generale dei consumi.

Questa crisi cambia lo scenario anche per le rinnovabili? No: è sempre più chiaro che occorre puntare sulle rinnovabili, sia per ridurre le emissioni sia per ridurre la dipendenza energetica dei Paesi che non producono combustibili fossili. Noi a marzo abbiamo presentato il piano industriale in cui raddoppiamo la nostra capacità installata, sempre tutta rinnovabile, entro il 2025. potrà esserci un po’ di ritardo nello sviluppo dei progetti a causa del lockdown, ma su una prospettiva di qualche anno questo ha un impatto marginale.

Che spinta può dare il Green Deal europeo alle rinnovabili? È un programma molto importante, l’Europa mette la transizione energetica al centro dei suoi progetti. Bisognerà capire i dettagli di questo programma, che per ora ha un valore soprattutto di indirizzo. C’è l’ambizione che l’Ue sia l’avanguardia mondiale dell’energia pulita. Per prima cosa occorre creare l’ambiente giusto per la quantità di investimenti che occorrono, dopodiché bisogna fare partire la macchina.

L’Italia è in grado di attrarre investimenti per progetti di energia verde? Quando le regole europee saranno chiare dovremo essere più rapidi di altri nel favorire lo sviluppo dei progetti. Si tratta di rendere le procedure più semplici e veloci. Ci rendiamo conto che non è facile, in Italia la regolamentazione è stata affidata alle Regioni e questo ha creato un sistema eterogeneo. Non è per forza un problema, però bisogna conoscere bene il mercato per entrarci. Oggi i tempi per lo sviluppo di un nuovo progetto di energia rinnovabile in Italia sono più lunghi di quelli necessari a raggiungere gli obiettivi di taglio delle emissioni indicati per il 2030.

Nella vostra strategia di espansione di capacità installata in Italia puntate più sul solare o sull’eolico? Non è una scelta di tecnologia a priori. L’obiettivo è consegnare ai clienti l’energia rinnovabile più economica, a parità di condizioni. In Paesi come l’Italia il solare è più competitivo dell’eolico, oltre ad essere una tecnologia con minore impatto ambientale, quantomeno a livello visivo. Però pensiamo anche a qualche progetto nell’eolico in Italia, non escludiamo nulla.

Nel piano avete anche indicato obiettivi precisi a livello di sostenibilità. Il presupposto di essere intrinsecamente sostenibili – alla luce del settore in cui operiamo – non ci basta. Abbiamo individuato quattro aree di intervento: il contributo che la nostra produzione rinnovabile fornisce in termini di CO2 evitata all’atmosfera; la creazione di valore aggiunto per tutti gli stakeholder; la progressiva sistematizzazione dei programmi di community engagement nei luoghi che ospitano gli impianti; lo sviluppo del capitale umano con più formazione per chi lavora con noi.

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