venerdì 27 marzo 2015
Per Rossella Fasola (nella foto), public affairs manager dell'Agenzia per il lavoro, anche il ruolo della somministrazione esce rafforzato.
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"La nostra valutazione sul Jobs act è molto positiva: va esattamente nella direzione di una flessibilizzazione maggiore del nostro mercato del lavoro, rompendogli schemi del passato. Anche e soprattutto per il ruolo rafforzato che le Agenzie per il lavoro possono avere nel mercato, non solo nel contratto di somministrazione ma anche in materia di politiche attive del lavoro". Non ha dubbi Rossella Fasola, public affairs manager di Randstad Italia.Nello specifico, quindi, alcuni vantaggi riguardano direttamente il contratto di somministrazione: "Abbiamo gli stessi vantaggi che hanno le aziende direttamente assumendo con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, usufruendo degli sgravi contributivi previsti dalla legge di Stabilità: possiamo usufruirne noi e proporli ai nostri clienti. Quindi, un vantaggio in più anche per le nostre aziende utilizzatrici e, in questo senso, viene potenziato lo strumento della somministrazione di lavoro".Non solo. "Nello schema di decreto che ridisegna le tipologie contrattuali, andando a ridurre quelle un po' più precarizzanti, il ruolo della somministrazione - assicura Fasola - esce rafforzato, perché contiamo di andare a prendere quelle quote di mercato che arriveranno dai contratti a progetto e dall'abrogazione di tutte quelle altre forme contrattuali poco tutelanti, al contrario della somministrazione che invece è riconosciuta anche dal sindacato come la forma flessibilenon solo garantista nei confronti dei lavoratori ma anche di qualità". Ma è sul fronte delle politiche per il lavoro che si gioca il nuovo ruolo delle Agenzie. "Nelle politiche attive, e anche passive, per il lavoro, certamente una regia pubblica è necessaria. Ma con la riforma c'è un cambio di paradigma importantissimo, perché il nostro è un Paese che è stato incentrato sempre sulla politica passiva e che in questi ultimi anni ha visto delle sperimentazioni di politica attiva ma più a livello locale, regionale. Per esempio, il caso della Dote unica Lombardia, che è senz'altro considerata una best practice in tal senso", spiega il public affairs manager di Randstad Italia."Ci siamo quindi 'sperimentati' e nel Jobs act ora ci viene riconosciuto un ruolo, con il contratto di ricollocazione, molto più ampio, a livello nazionale. Noi siamo assolutamente pronti, perinteragire insieme al pubblico per rendere sempre più efficace ed efficiente il nostro mercato del lavoro", sottolinea.Quanto all'ipotesi di un'Agenzia unica per l'impiego, secondo Rossella Fasola, "è un po' prematuro fare una valutazione perché, al di là dei principi guida che sono contenuti all'interno della legge delega, poco si sa e pare che sia l'ultimo decreto che uscirà". "Auspichiamo chevengano date delle regole generali comuni a tutte le Regioni, che poi hanno le proprie specificità e quindi potranno promuovere delle politiche diverse su determinati aspetti", aggiunge. In particolare, Randstad punta il dito sulla questione degli accreditamenti: "Siamo Agenzie autorizzate dal ministero del Lavoro a livello nazionale - ricorda Fasola - a poter operare sul mercato del lavoro e dover ulteriormente affrontare accreditamenti diversi in ogni regione è una ridondanza e una complicazione notevole. In questo senso, auspichiamo che l'Agenzia nazionale faccia valere l'autorizzazione nazionale delle Agenzie anche a livello locale semplificando la normativa degli accreditamenti".Randstad, quindi, è sul campo per promuovere le novità contenute nel Jobs act. "Senz'altro - dice - stiamo andando a promuovere le assunzioni a tempo indeterminato fatte sia direttamente dai nostri clienti sia per il tramite delle agenzie per il lavoro. Non tutti sanno, per esempio, che il contratto collettivo delle Agenzie per il lavoro rinnovato lo scorso anno prevede un percorso di ricollocazione del lavoratore assunto a tempo indeterminato dall'Agenzia e che poi per varie ragioni non potesse andare più avanti a lavorare presso l'utilizzatore"."È un percorso di 6-7 mesi - continua - in cui il lavoratore non solo viene retribuito con un'indennità, ma in cui c'è un operatore privato, l'Agenzia appunto, che fa di tutto per poterlo ricollocare. Quindi, con le nostre parti sociali, abbiamo costruito un sistema che è moltopiù tutelante nei confronti dei lavoratori. Questa è una differenza importante ed è ciò che stiamo cercando di spiegare ai nostri clienti".
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