martedì 17 agosto 2010
La Cina è ufficialmente la seconda economia del mondo, superata solo dagli Stati Uniti, seguita dal Giappone, che perde il secondo gradino del podio dopo oltre 30 anni. Nel secondo trimestre, la ricchezza prodotta dalla Cina ha toccato quota 1.336 miliardi di dollari, contro i 1.288 miliardi di quella nipponica.
- «Almeno 20 anni per raggiungere gli Usa»
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La Cina ha superato il Giappone. L’ebbrezza è durata lo spazio di un trimestre, il secondo del 2010, poiché nei primi sei mesi dell’anno il Pil del Sol Levante si è ancora collocato un passo più avanti. È il segnale però che lo storico sorpasso sarà verosimilmente completato entro l’anno, quando la Repubblica Popolare diverrà la seconda economia mondiale dietro agli Stati Uniti. Nel periodo tra aprile e giugno il Pil giapponese, secondo le stime pubblicate ieri da Tokyo, ha totalizzato 1.288,3 miliardi, contro i 1.336,9 miliardi di Pechino. La crescita è stata dello 0,1% rispetto al trimestre precedente (0,4% annualizzato), un dato peraltro molto al di sotto delle attese degli analisti, che stimavano un +2,3% annualizzato. Nel primo semestre il Sol Levante l’ha spuntata ancora, sebbene di un soffio, a 2.578 miliardi contro i 2.532 miliardi della Cina, la maggiore economia "emergente", definizione che ormai le va stretta. Solo cinque anni fa il prodotto interno lordo di Pechino era la metà di quello giapponese. Negli ultimi trent’anni la crescita media cinese è stata del 10%, il che ha permesso all’economia del Dragone di scavalcare agevolmente Italia, Francia, Regno Unito e nel 2007 la Germania, grazie a un dato record del 13%, trainato come è noto soprattutto dalle esportazioni. La Cina è già da diversi anni la seconda economia mondiale per parità di potere d’acquisto, è il secondo attore commerciale mondiale, il primo esportatore (avendo superato un anno fa la Germania) e il secondo importatore globale. Fra gli altri primati, è il maggiore consumatore di ferro e rame, il secondo di petrolio e il maggiore mercato mondiale dell’auto. Il superamento del Pil giapponese, stima ormai la totalità degli analisti, dovrebbe essere completato nell’ultimo trimestre di quest’anno. Più difficile sarà colmare il gap con gli Stati Uniti, la cui economia si attesta oltre i 14.000 miliardi di dollari. Serviranno come minimo dieci anni, probabilmente anche il doppio, sempre che la Cina mantenga l’attuale ritmo di crescita. Tale andatura dipende ancora in larga parte dalle esportazioni e il governo fatica a stimolare i consumi di un mercato di 1,3 miliardi di persone. In agguato sul lungo periodo c’è l’invecchiamento della popolazione, nel caso cinese un effetto della trentennale politica del figlio unico. Secondo Jim O’Neill, capo economista di Goldman Sachs che inventò l’acronimo Bric (Brasile, Russia, India e Cina) per identificare il "blocco" delle potenze emergenti, il sorpasso a danno degli Stati Uniti avverrà nel 2027. Per ora i cinesi sono ben lieti di scavalcare i rivali asiatici. A dare la notizia ieri a Tokyo è stato Keisuke Tsumura, segretario parlamentare dell’Ufficio di Gabinetto, non senza una nota polemica. Tsumura ha osservato che è fuorviante il semplice paragone sui tre mesi, visto che la Cina non rilascia i dati destagionalizzati. «Sarebbe giusto e corretto – ha rilevato – fare il confronto sull’intero anno». La ripresa nel Giappone evidenzia un netto rallentamento nel secondo trimestre del 2010, in scia alla frenata di consumi ed export, aggiungendo altre preoccupazioni a uno scenario segnato già da deflazione e risalita dello yen. Il prodotto interno lordo, aumentato dello 0,4% in termini annualizzati, si confronta con un progresso del 4,4%  nel trimestre precedente. Tra aprile e giugno gli Stati Uniti sono cresciuti del 2,4%, la Cina del 10,3% e l’Eurozona dell’1,7%. Il rallentamento dell’economia di Tokyo potrebbe continuare, confermando i timori di una frenata entro l’anno della ripresa mondiale.
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