martedì 7 novembre 2017
Continua la fuga di notizie con altre indiscrezioni sulle società offshore dei potenti della terra
Il pilota di F1 Lewis Hamilton

Il pilota di F1 Lewis Hamilton

Paradisi fiscali, non si ferma la fuga di notizie sull’evasione che i potenti della terra - teste coronate, politici, star della musica e grandi società - avrebbero realizzato investendo i propri soldi in determinati paesi. Nel nuovo filone dell’inchiesta giornalistica Panama Papers (apertasi nell’aprile del 2016) continuano a spuntare nomi importanti (dopo quelli di Elisabetta II e delle pop star Bono e Madonna). Tra i milioni di documenti passati al setaccio e ribattezzati Paradise Papers ci sarebbero alcune carte legate al pilota Lewis Hamilton: 16,5 milioni di sterline sottratti al fisco e trasferiti con "un marchingegno" su conti offshore dell'Isola di Man. L'iridato britannico di Formula 1, da poco campione del mondo per la quarta volta, viene additato dal Guardian, che gli attribuisce inoltre una fortuna pari a 130 milioni sparsa in paradisi fiscali come Malta o Guernsey.

L'isola di Jersey, nel canale della Manica, sarebbe invece il "nuovo paradiso fiscale" di Apple, dove sono parcheggiati miliardi di dollari non tassati, secondo quanto scrive il New York Times, citando i documenti segreti dello studio legale Appleby. Apple avrebbe accumulato più di 128 miliardi di dollari di profitti offshore, che non sono tassati dagli Stati Uniti o da altri Paesi. Strategie come quella usata da Apple per l'isola di Jersey, e usate da altri colossi costano ai governi a livello mondiale circa 240 miliardi di dollari di entrate perse ogni anno, in base ai dati dell'Ocse.

Ombre anche sulla società offshore di Robert Mercer, il miliardario che insieme alla figlia è il grande finanziatore di Steven Bannon, Breibart ed altri gruppi di destra che sono stati strumentali alla vittoria di Donald Trump. Secondo quanto riporta il Guardian, al 71enne ricchissimo manager di hedge fund, farebbero capo otto società registrate nelle Bermuda: sarebbero state usate per evitare, legalmente, di pagare le tasse sui profitti degli investimenti della fondazione della famiglia, che appunto finanzia lo stratega-guru dell'estrema destra americana. Nel mirino anche il governo della Turchia. Per il quotidiano Cumhuriyet, ci sarebbero infatti anche quelle di 8 compagnie navali legate ai figli del premier di Ankara, Binali Yildirim, che avrebbero investito nel paradiso fiscale di Malta almeno dal 2004. Sospetti che il capo del governo turco ha oggi respinto in una conferenza stampa.
Il ministro per gli Affari economici dell'Ue, Pierre Moscovici, ieri è tornato all'assalto affinché Bruxelles adotti una lista nera comune di paradisi fiscali. «È importante che questa lista veda la luce nel 2017, è necessario che sia credibile e che ci siano sanzioni appropriate per i paesi che vi appartengono» ha affermato arrivando alla riunione dell'Ecofin a Bruxelles.

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