mercoledì 6 dicembre 2017
Sono 87mila aziende con 430mila occupati che presentano una produttività per addetto del 40% superiore al resto dell’economia: sono la via italiana per la crescita
L'It guida la trasformazione digitale

«In Italia l’Information Technology è un settore strategico che contribuisce in modo rilevante al Pil con il 3,7% del valore aggiunto. È caratterizzato da una elevata produttività e dal fatto di occupare in prevalenza giovani in buna parte laureati. Il settore It è uscito dalla crisi 2008 -2014 grazie a un processo di trasformazione evolutiva che ha generato grandi potenzialità innovative ed elevate competenze, cruciali per sostenere la digitalizzazione del Paese. Soffriamo ancora dalla presenza di una miriade di piccole aziende le quali hanno avuto difficoltà ad investire durante la crisi e soffriamo ancora di una cronica sottovalutazione dei prezzi dei servizi il cui acquisto è tutt’oggi prevalentemente basato su gare al massimo ribasso. La frammentarietà delle aziende It costituisce un punto di debolezza strutturale che dobbiamo davvero superare attuando politiche industriali di consolidamento e di capitalizzazione che spingano le pmi a effettuare un salto di crescita dimensionale. A tale scopo sono utili i modelli di filiera territoriali. Abbiamo un’occasione da cogliere e che va ben oltre gli interessi del settore». È questo il commento di Stefano Pileri, presidente Anitec-Assinform alla presentazione a Roma dello studio Il settore It in Italia condotto da Anitec-Assinform in collaborazione con Istat e Net Consulting cube.

La foto di partenza è stata scattata con Istat, e ha evidenziato per il settore It (escluse telecomunicazioni e commercio all’ingrosso) la sua rilevanza: più di 87 mila aziende e 430 mila addetti (pari al 2% delle imprese e al 2,7% degli occupati in Italia), per un valore aggiunto prodotto pari al 3,7% del Pil;
• il primato del comparto dei servizi IT (74% delle imprese e 54% degli addetti del settore) su quelli del software (22% delle imprese e 32% degli addetti) e dell’hardware (4% e 13%);
• la dimensione limitata delle aziende, in media 4,9 addetti, con il risvolto che le grandi (oltre 250 addetti) realizzano non più del 41% del valore aggiunto;
• una produttività del lavoro per addetto superiore del 40% al resto dell’economia;
• l’alta diffusione di imprese “giovani:” 6 su 10 non hanno più di 10 anni, con punte nel comparto dei Servizi. Quasi il 60% di valore aggiunto viene da imprese che ha meno di 16 anni;
• l’impiego stabile di personale giovane e qualificato. I lavoratori si addensano nella fascia 30- 49 anni, 1 su 4 (1 su 3 nel software) ha una laurea (8 su 100 nell’economia) e più di 9 su 10 hanno contratti a tempo indeterminato (quasi 8 su 10 a livello nazionale);
• l’elevata eterogeneità territoriale, con una maggiore concentrazione di unità locali e addetti in Lombardia (25%) e Lazio (12%), seguite da Veneto, Piemonte, Emilia Romagna. L'intensità settoriale è maggiore in Lazio, Lombardia e Piemonte, con un contributo al Pil regionale superiore al 4% e performance di produttività superiori. Il ritardo del Mezzogiorno è palese anche per l'IT.
Un ulteriore approfondimento riguarda le trasformazioni del prima e dopo la crisi più recente:
• nel solo 2015, con i primi cenni di ripresa, le imprese IT sono aumentate di circa 2mila unità e gli addetti di circa 11mila;
• si è accentuato il peso di software e servizi: l’hardware è calato sia per imprese che per addetti (-23% per oltre 17mila unità); nel software è salito il numero delle imprese (micro e piccole), ma è calata l’occupazione (-5.000); nei servizi sono cresciuti imprese e addetti (+15mila) soprattutto nelle aziende più grandi, nella consulenza, nella gestione di strutture, nel web.
• è emersa netta la rilevanza strategica del rinnovo dell’offerta e dei modelli organizzativi, seguiti dalla qualità dei prodotti e servizi offerti, dall’accesso a nuovi mercati e relazioni tra imprese.

«Le direzioni strategiche sulle quali il settore evolverà sono chiare - conclude Pileri -. Abiliterà e coglierà le opportunità della Trasformazione Digitale in atto in tutte le Imprese; si focalizzerà sulle competenze richieste dalle nuove tecnologie come cloud, analytics e intelligenza artificiale, internet of things, applicazioni e comunicazioni in mobilità; Il suo sviluppo sarà ulteriormente accelerato dalle straordinarie iniziative di sistema quali il Piano Strategico Banda Ultra Larga, Il Piano Impresa 4.0, e, auspicabilmente, dall’accelerazione del Piano Triennale della Pubblica Amministrazione Digitale. Mi aspetto che, in questo scenario, vedremo una sensibile crescita della ricerca e sviluppo e della conseguente capacità innovativa del nostro settore It».

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