martedì 12 giugno 2018
Intesa tra Unioncamere e Alleanza delle cooperative italiane. Oltre 60mila i nuovi posti creati dall’innovazione, ma sono vacanti perché mancano figure adeguatamente formate
Patto per la digitalizzazione delle cooperative

Al via il patto per la digitalizzazione delle imprese cooperative. Unioncamere e Alleanza delle Cooperative Italiane hanno unito gli sforzi per favorire la trasformazione 4.0 del mondo cooperativo attraverso un’azione congiunta tra la rete dei Punti impresa digitale (Pid), realizzati dalle Camere di commercio, e le iniziative messe in campo dall’Associazione nell’ambito dei progetti di sistema Coop 4.0.

Rinforzare la sinergia dell’azione dei Pid e quella dell’Alleanza delle Cooperative Italiane; inserire nei servizi offerti dai Pid specifici contenuti dedicati al mondo cooperativo realizzati in collaborazione con Alleanza delle Cooperative; supportare la veicolazione dei servizi rivolti alle Cooperative realizzati dall’Alleanza delle Cooperative Italiane nell’ambito dei suoi progetti di sistema “Coop 4.0" attraverso la rete dei Pid; facilitare la diffusione e l’interscambio delle esperienze e buone prassi condotte a livello territoriale. Sono questi gli obiettivi prioritari al centro dell’intesa triennale per supportare le imprese cooperative nel passaggio al digitale firmata oggi a Roma tra i presidenti dell’Unione delle Camere di commercio, Ivan Lo Bello, e dell’Alleanza delle Cooperative italiane, Maurizio Gardini per Confcooperative, Mauro Lusetti per Legacoop e Brenno Begani per Agci.

«Questa collaborazione segna l’avvio di un sistema di alleanze che Unioncamere sta stringendo con le associazioni di categoria - che fanno parte o si candidano a fare parte della rete dei Digital Innovation Hub-, per favorire l’attività di orientamento e di indirizzamento attraverso la rete dei Pid che stiamo costruendo per supportare il processo di digitalizzazione del nostro tessuto imprenditoriale nell’ambito del piano nazionale Industria 4.0», sostiene Lo Bello.

«Sono oltre 60mila i nuovi posti creati dall’innovazione, ma sono vacanti perché mancano figure adeguatamente formate per coprire questi ruoli. Così come altre andranno incontro a un’obsolescenza formativa. Si stima, infatti, che saranno tre milioni i lavoratori a rischio espulsione nei prossimi 15 anni. Dobbiamo capovolgere questa tendenza. Per noi formazione e innovazione devono andare avanti conciliando utili e occupazione. Le cooperative nascono per rispondere a un bisogno e per creare lavoro sul territorio», commenta Gardini anche a nome di Lusetti e Begani.



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