martedì 28 luglio 2015
Le attivazioni sono state 821mila a fronte di 760mila cessazioni. Il saldo è salito così a +61mila a fronte dei +45mila registrati nel giugno 2014 quando l’Italia era ancora in recessione. Un incremento abbastanza modesto.
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A giugno sono stati oltre 61mila i contratti di lavoro in più, calcolati come saldo tra quelli attivati e quelli cessati. Ma nonostante gli sgravi contributivi e il Jobs act i rapporti a tempo indeterminato non decollano: il saldo è stato infatti negativo di quasi 10mila unità. I dati arrivano dal ministero del Lavoro (riguardano tutti i settori tranne quello domestico e il pubblico impiego) e descrivono un mercato in lenta risalita rispetto a un anno prima ma senza le attese accelerazioni. Nel mese di maggio infatti il quadro era stato è più positivo, con un saldo totale di 178mila nuovi contratti e 1.610 indeterminati in più. Vediamo in dettaglio. A giugno 2015 le attivazioni sono state 821mila a fronte di 760mila cessazioni. Il saldo è salito così a +61mila a fronte dei +45mila registrati nel giugno 2014 quando l’Italia era ancora in recessione. Un incremento abbastanza modesto. Ma soprattutto sono i contratti stabili a deludere: le attivazioni sono state oltre 145mila, il 17,7% del totale (12 mesi prima erano stati il 13,5% e nel maggio scorso il 19,7%) ma le cessazioni state di più, 155mila, con un saldo negativo di 9.768. È soltanto grazie alle 34mila trasformazioni dal tempo determinato a quello "fisso" che si raggiunge un numero positivo. Ma anche in questo caso l’incremento rispetto al 2014 (furono 27mila) è contenuto. Resta invece positivo invece il dato sull’intero primo semestre 2015: il saldo riferito ai soli contratti indeterminati è salito a quota 282mila unità a fronte delle 65mila dei primi sei mesi 2014. A giugno il tempo determinato è rimasta la forma di assunzione di gran lunga preferita (68,8% delle attivazioni) mentre cala il ricorso all’apprendistato e alle collaborazioni. Rispetto allo scorso anno, le imprese che assumono in maniera stabile godono di sgravi contributivi fino a 8.000 euro l’anno. Una misura scattata dal primo gennaio. Mentre dal 7 marzo è in vigore il contratto a tutele crescenti del Jobs act, che non prevede la reintegra per i licenziamenti economici.
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