giovedì 7 giugno 2018
Dal 2005 l'associazione Ragazzi Speciali onlus si occupa di inserire persone in difficoltà e a Castiglion Fiorentino (Arezzo) ha creato un laboratorio di trasformazione alimentare
Così la disabilità diventa un valore aggiunto

«L’associazione Ragazzi Speciali onlus dal 2005 si occupa di inserire, come da statuto, ragazzi con disabilità intellettiva, in prevalenza con autismo, nella vita di tutti i giorni, favorendo la reciproca conoscenza con la comunità o società civile. Se da una parte è stata valorizzata e data fiducia a persone che da sole non sarebbero state in grado di dimostrarlo, dall’altro la società si accorge dell’esistenza e dei progressi che possono fare se opportunamente motivati». Sara Rapini, presidente e fondatrice della Onlus racconta con entusiasmo il suo progetto.

Il grande traguardo lo ha raggiunto con la creazione del laboratorio di trasformazione alimentare “La Conserveria” a Castiglion Fiorentino (Arezzo). I
niziato tre anni fa per occupare in modo utile ragazzi con autismo, produce conserve dolci e salate, piatti pronti legati al territorio sia per la provenienza sia per le ricette della tradizione, rispettando una corretta alimentazione il più possibile naturale e biologica.

«Tutte la mattine - spiega Sara - i ragazzi hanno un utile motivo per alzarsi dal letto: la grande valenza del progetto infatti è proprio nel dare un senso alla giornata con la continuità di un impegno quotidiano ed essere in un contesto lavorativo dignitoso e al tempo stesso con il rispetto della diversabilità; c’è anche chi ha acquisito la grande autonomia di muoversi in autobus dal paese vicino per raggiungere il laboratorio».

L'associazione e la volontà di inserire persone in difficoltà coesistono e si completano proprio all'interno del laboratorio realizzato con il finanziamento della Regione Toscana, nell'ambito del bando di Agricoltura Sociale. L'intenzione di questa piccola impresa che dà lavoro a poco meno di 15 ragazzi “speciali” non è quella di racimolare consensi per l'eccezionalità del contesto. Tutt'altro, perché il prodotto che esce dalla Conserveria si distingue in prima battuta per la qualità delle materie prime e delle lavorazioni e «non presta il fianco a prezzi simbolici, collocandosi sul mercato di fascia medio-alta», per quella nicchia di consumatori in cerca della filiera corta, dell'originalità e della diversificazione della proposta. Senza dimenticare le finalità dell'associazione, che sin dall'inizio della sua storia ha abbinato al percorso di socializzazione una serie di progetti di inclusione professionale, molti dei quali legati al mondo del cibo e della ristorazione.

«La Conserveria - precisa la presidente - nasce per non lasciare ai margini ragazzi che usciti dalla scuola e compiuto il 18esimo anno di età possano avere una occupazione dignitosa e non restino né a casa né in parcheggi qualsiasi. Sono consapevole che è una grande scommessa aver trasformato una associazione di volontariato in una impresa con ragazzi in prevalenza con autismo».

Così prima è venuto Mani in pasta, con i ragazzi impegnati sul campo al fianco di cuochi, pizzaioli e pasticceri dell'Aretino. Poi è arrivato l'orto biologico e alla fine il laboratorio: «Il contesto forse più adeguato ai tempi di apprendimento dei ragazzi, ormai indipendenti, ma seguiti costantemente da tre volontari, senza lo stress di doversi confrontare necessariamente con il pubblico». E infatti si lavora di buona lena, con passione e divertimento. Le famiglie dei ragazzi forniscono il loro supporto e dall'inizio hanno scelto di rinunciare alla retribuzione dei singoli per reinvestire ogni guadagno nella crescita dell'impresa e cavarsela con le loro forze. I risultati sono arrivati uno dopo l'altro: dopo la linea di marmellate, succhi di frutta e conserve, si è passati alla vasocottura, con vuoto a rendere per il riciclo dei barattoli e ottimizzazione delle risorse (il completamento della cottura avviene in sterilizzatrice, nel pieno rispetto delle norme igieniche e sanitarie).

«Vorremmo assumere - afferma - ma vorremmo avere una stabilità sulle vendite per poterlo fare. Certamente sono la prima volontaria che per grande responsabilità non può permettersi di essere stanca. Per i ragazzi questo modello di occupazione è stato un traguardo importante con progressi inaspettati e non posso deluderli. Al terzo anno di produzione - dato che i risultati raggiunti sono ottimi sia per quanto riguarda il prodotto che il coinvolgimento dei ragazzi - dobbiamo potenziare le vendite e stiamo lavorando su un progetto che sarà innovativo per una ristorazione attenta perché non ha conservanti e al tempo stesso pratica e veloce. Abbiamo studiato piatti pronti tipici toscani e non soltanto in vaso cottura a lunga conservazione, che si scaldano al microonde o nel forno tradizionale».

Grande attenzione, infatti, viene riposta nella scelta delle materie prime, che vengono acquistate da una rete di fornitori selezionati della provincia o ricercate sul territorio nazionale quando si tratta di scegliere il meglio di ogni prodotto (come le arance dalla Sicilia) e la trasformazione consente di preservarne la stagionalità a lungo.

Insomma una bella realtà che ha saputo coniugare buone pratiche, sviluppo sostenibile e inclusione. Un modello da portare come esempio nelle scuole. «Da noi gli studenti hanno sempre le porte aperte - conclude Sara - per una serie di motivi. Uno in particolare è quello di imparare il mangiar sano e ricco di frutta e verdura, oltre al rispetto per l'ambiente, attraverso i nostri ragazzi speciali: così in futuro non dovremmo più parlare di integrazione e l'accettarsi l'un l'altro diventi una normalità».



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