martedì 31 marzo 2020
Gentiloni: emissioni con missione specifica. Eurogruppo al lavoro su 4 ipotesi. Restano le divisioni sul Mes Tra le soluzioni titoli pubblici europei per finanziare la cig e sussidi ai disoccupati
L'Europa cerca una soluzione finanziaria alla crisi da coronavirus

L'Europa cerca una soluzione finanziaria alla crisi da coronavirus - Ansa

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«Non saremo più il ricco Nord, se tracolla l’intero Sud». A sintetizzare il punto cruciale, in pieno contrasto con la posizione del suo governo, è l’ex governatore della Banca centrale olandese Nout Wellink. «Ritengo – aggiunge – che dovremmo iniziare a emettere Coronabond ». Parole giunte, oltretutto, dopo, l’apertura del suo successore in carica, Klaas Knot, la scorsa settimana. Certo è che mano mano che passa il tempo, diventa sempre più evidente la gigantesca portata di questa crisi senza precedenti. Anche in Germania l’allarme è rosso: secondo calcoli dell’Istituto Ifo di Monaco, una sola settimana di chiusura provoca costi tra i 25 e i 57 miliardi di euro (0,7-1,6% del Pil). Soprattutto nessuno può permettersi il tra- collo di un Paese come l’Italia. Per questo economisti e vari governatori di banche centrali (secondo Der Spiegel persino il presidente della Bundesbank Jens Weidmann), premono per titoli che generino ingenti quantità di fondi, che potrebbero esser comprati dalla Bce. Il problema resta come evitare di dare l’impressione che siano classici Eurobond invisi ai «falchi » del Nord. L’emissione di titoli comuni, ha spiegato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ai microfoni di Radio Capital, è «una priorità, ma genericamente per mutualizzare il debito non verrà accettata». Dunque occorre «finalizzarla a una missione». Parole giunte dopo il pasticcio di sabato con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che in un’intervista ha tacciato di mero «slogan» i Coronabond, salvo poi in un comunicato correggere il tiro per dire che l’esecutivo Ue «non esclude alcuna opzione».

La questione è sul tavolo dell’Eurogruppo, incaricato dai leader Ue di trovare la quadra entro quindici giorni dalla loro drammatica video conferenza di giovedì e che, ha annunciato ieri il presidente Mario Centeno, si rivedrà in video conferenza il 7 aprile. Le piste seguite sono quattro. Una di queste si ispira a un vecchio strumento: l’Efsm (European financial stability mechanism), lanciato nel 2010 dalla Commissione come prima forma di soccorso comune a Grecia, Portogallo e Irlanda travolti dalla crisi post Lehmann. Oppure un fondo gestito interamente dall’esecutivo Ue con emissioni di titoli sul mercato garantiti con il bilancio Ue (allora furono 60 miliardi di euro). La Commissione potrebbe utilizzare il fondo o crearne uno nuovo per finanziare le casse integrazioni e i sussidi ai disoccupati dei vari Stati.

Sarebbero «Coronabond» sotto mentite spoglie, aggirando i veti nordici. Unico problema: l’attuale bilancio Ue è agli sgoccioli e non ci sono molti soldi per la garanzia, anche se potrebbe essere poi ampliato con il nuovo bilancio settennale 2021 2027 (Mff) ora in fase negoziale. Von der Leyen ha già annunciato una revisione della proposta per il Mff, prospettando «un piano di rilancio» per la ricostruzione post-crisi (seconda opzione in discussione). Problema: sul bilancio Ue ci sono ancora forti divisioni e comunque si parla del gennaio 2021. Terza opzione è l’utilizzo della Banca Europea per gli investimenti (Bei), il cui presidente Werner Hoyer ha proposto un fondo di 240 miliardi di euro con una garanzia di 25 miliardi o del Mes (che però dovrebbe modificare il suo trattato) o degli Stati membri. La Bei potrebbe così emettere titoli sul mercato per finanziare piccole e medie imprese. Sempre più in salita, invece, una quarta opzione: l’utilizzo del Mes. Non sembra appianarsi lo scontro tra Italia, Francia, Spagna e vari altri Paesi del Sud, che non vogliono condiziona-lità, e Olanda, Finlandia, Austria, Germania che le chiedono. Oltretutto si parla di pochi fondi: prestiti pari al 2% del Pil del Paese, per l’Italia appena 36 miliardi.

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