giovedì 11 ottobre 2018
Il tredicesimo rapporto internazionale sottolinea come 124 milioni di persone nel mondo non hanno da mangiare
In 51 Paesi è allarme fame e malnutrizione

Anche se la fame e la malnutrizione sono migliorate dal 2000 ad oggi (da un valore di 29,2 si è scesi a 20.9), ci sono ancora 51 Paesi del mondo dove la situazione è molto "grave e allarmante". In Repubblica Centrafricana, a causa degli scontri e dell'instabilità, è addirittura "estremamente allarmante". Circa 124 milioni di persone soffrono ancora di fame acuta, mentre 151 milioni di bambini sono affetti da arresto della crescita e 51 milioni da deperimento. Tra i 79 Paesi che presentano livelli diversi di fame (moderato, grave, allarmante ed estremamente allarmante), solo 29 raggiungeranno l'Obiettivo Fame Zero fissato dalle Nazioni Unite entro il 2030. È quanto emerge dal XIII Indice globale della fame 2018 (Ghi) presentato a Milano dal Cesvi.

Le regioni del mondo più colpite sono l'Asia meridionale e l'Africa a Sud del Sahara. In queste due aree si registrano i più alti tassi di denutrizione della popolazione, arresto di crescita, deperimento e mortalità infantile. In Asia è l'India lo Stato con il più alto tasso di deperimento infantile (21%). In Africa a Sud del Sahara, si registra un tasso di denutrizione del 22% sul quale incidono condizioni climatiche avverse, instabilità politica e conflitti prolungati. Tra i Paesi dove la denutrizione è più presente ci sono Zimbabwe (46,6%) e Somalia (50,6%). Nell'Africa subsahariana si trovano anche i Paesi con il più alto tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni, a cominciare da Somalia (13,3%), Ciad (12,7%) e Repubblica Centrafricana (12,4%). Tra le notizie positive, Angola, Etiopia e Ruanda, che nel 2000 avevano fatto registrare livelli di fame estremamente allarmanti, vedono oggi una riduzione dei loro punteggi di almeno il 50%. Inoltre, 27 Paesi in Asia meridionale e Africa subsahariana sono riusciti a raggiungere un livello di fame moderato: tra questi, Gabon, Ghana, Mauritius, Senegal, Sudafrica e Sri Lanka. Anche Bangladesh ed Etiopia, nonostante livelli ancora gravi, hanno fatto registrare nel tempo un declino di povertà e malnutrizione.

"Il mondo ha compiuto progressi sostanziali nella lotta alla fame, ma a una velocità ancora non sufficiente per raggiungere l'Obiettivo Fame Zero entro il 2030 - ha affermato Daniela Bernacchi, direttore generale Cesvi -. Occorre aumentare gli investimenti e promuovere programmi di sviluppo a lungo termine nelle regioni più critiche".

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