martedì 6 luglio 2010
Nella relazione annuale al Parlamento, il presidente dell'Autorità per le comunicazioni Corrado Calabrò, dipinge un quadro desolante dello stato di salute digitale del Paese. «Una situazione depressa». E lancia l'allarme smartphone.
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«Una situazione depressa». Il presidente dell'Autorità per le comunicazioni, Corrado Calabrò traccia un quadro desolante dello stato di salute digitale del Paese. L'Italia «è sotto la media Ue per diffusione della banda larga (al 17mo posto con una penetrazione del 20,6% contro il 24,8% della media); siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a Internet (al 22/mo posto con il 53%, contro il 65% europeo), oltre che per la diffusione degli acquisti online e per il contributo dell'Ict al Pil. Il nostro Paese è fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le nostre imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all'Ict è pari al 2,2% e relega l'Italia al penultimo posto in Europa.È quanto emerge dalla relazione annuale al Parlamento che Calabrò ha presentato oggi. Una situazione che Calabrò definisce «depressa» e che si deve a molteplici fattori, come l'insufficiente diffusione di Internet nelle scuole o la modesta diffusione dell'informatica nelle fasce di reddito o istruzione medio-basse. Tuttavia, spiega il presidente, le soluzioni per far crescere la domanda ci sono: una può essere quella di «rimuovere le remore mentali e azzerare i balzelli digitali».Sul fronte dell'offerta, invece, Calabrò si concentra sui piani industriali varati dagli operatori alternativi (Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali) e da Telecom Italia, ma rileva che «l'agenda digitale europea prevede che almeno il 50% delle famiglie europee utilizzi un collegamento superiore ai 100 Mbps entro il 2020» e si chiede: «I piani proposti portano a questo risultato?». Inoltre, prosegue, «c'è una parziale sovrapposizione delle aree geografiche d'intervento, senza coordinamento delle opere di posa». Bisogna quindi puntare a un «progetto Italia» che eviti costose duplicazioni delle infrastrutture civili e faccia fare al Paese il salto di qualità di cui ha bisogno.All'Italia serve quindi un'Agenda digitale «su misura»: l'Autorità farà la sua parte con le regole per l'accesso, ma è necessario anche un «organico disegno legislativo che componga ed essenzializzi molteplici misure»: dalle norme per la costruzione e la condivisione delle infrastrutture alla digitalizzazione della p.a., dalla liberalizzazione delle operazioni online alla riduzione dei vincoli per il wi-fi, dagli incentivi alla banda larga alla riforma del diritto d'autore.ALLARME SMARTPHONESLa rete mobile per la banda larga in Italia è a rischio collasso per la massiccia diffusione degli smartphones. A lanciare l'allarme è il presidente dell'Autorità per le comunicazioni, Corrado Calabrò, che invita a intervenire mettendo a disposizione degli operatori nuove frequenze per le reti mobili. In sostanza, mettendo all'asta circa 300 megahertz prima del 2015.«L'Italia - spiega Calabrò - è il secondo Paese europeo per diffusione della banda larga mobile. Ma se non interveniamo rapidamente, con il tasso attuale di diffusione degli smartphones, la nostra rete mobile rischia il collasso. L'Agcom con vivo apprezzamento della commissaria Kroes, sta portando avanti, in Europa e in Italia, una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi delle frequenze radio. Contiamo di rendere disponibili circa 300 Mhz da mettere all'asta per la larga banda».Il nuovo piano delle frequenze approvato il mese scorso dalla stessa Agcom libera infatti risorse per le Tv nazionali (con 5 nuovi multiplex che saranno messi a gara in beauty contest), per l'alta definizione, per le Tv locali (con almeno 13 mux, che corrispondono a 65 programmi locali per ogni Regione), per la radio, e «consente di liberare 9 canali Tv da destinare alla larga banda wireless, come chiede la Commissione europea», sottolinea Calabrò.
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