Ordini in aumento per Leonardo: le guerre trainano la difesa
Il gruppo attivo nel comparto della sicurezza prevede ricavi a 30 miliardi entro il 2030 e ordini in forte espansione

In una mattinata in cui i listini europei mostrano segnali di nervosismo, il titolo di Leonardo si è messo in evidenza a Piazza Affari con un rialzo robusto, superiore all’8 per cento dopo l’apertura delle contrattazioni. La ragione, oltre ai numeri di bilancio diffusi stamane, va cercata nella percezione di un settore della difesa che continua a essere trainato dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento dei budget di spesa pubblica in armamenti e sicurezza. Per l’esercizio 2025 il gruppo guidato da Roberto Cingolani ha annunciato ricavi per 19,5 miliardi di euro, in crescita di oltre il 10% rispetto all’anno precedente, e un utile operativo (Ebitda) che ha raggiunto i 1,75 miliardi, con un incremento vicino al 18%. Numeri che in una prospettiva di mercato più ampia suonano come sintomo non solo di buona gestione, ma di un settore che resta “in salute” mentre altri comparti arrancano. Il consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea un dividendo di 0,63 euro per azione, in aumento di oltre un quinto rispetto al 2024.
Questi risultati arrivano in un momento in cui il quadro internazionale resta segnato da instabilità e conflitti prolungati: l’incertezza in Ucraina, gli scontri in Medio Oriente, la competizione strategica tra grandi potenze hanno spinto governi e istituzioni a rivedere le priorità di spesa. Non sorprende quindi che anche altre grandi aziende della difesa stiano annunciando numeri positivi. In Germania, ad esempio, il gruppo Rheinmetall ha reso noto ieri progressi significativi nei ricavi e negli ordini, arrivando a cifre record che riflettono un portafoglio di commesse in forte espansione.
Il piano industriale triennale di Leonardo, presentato stamattina, si estende ben oltre il prossimo esercizio: gli obiettivi al 2030 prevedono una crescita dei margini operativi e la capacità di raddoppiare gli ordini nel corso degli anni grazie a una strategia di innovazione tecnologica, internazionalizzazione e ampliamento dell’offerta. «Il nuovo piano industriale definisce la traiettoria del gruppo guardando a un maggiore consolidamento del ruolo di player high‑tech della sicurezza globale», ha detto Cingolani in una nota. Per l’amministratore delegato, “Leonardo si presenta oggi ai mercati come una realtà industriale unica e forte del recente lancio del Michelangelo Dome, concreta applicazione della visione multidominio del gruppo”.
Il Michelangelo Dome non è un singolo prodotto, ma un’architettura aperta di sistemi che integra diverse tecnologie – dall’intelligenza artificiale alla sicurezza cibernetica, dal controllo di droni e radar alla protezione di infrastrutture critiche – per creare una “cupola” dinamica di protezione. Concepito per monitorare e neutralizzare minacce complesse, questo sistema rappresenta uno dei pilastri su cui Leonardo punta per attrarre nuovi contratti nei prossimi anni. In altre parole, non si tratta soltanto di vendere elicotteri o componentistica elettronica, ma di offrire soluzioni integrate, in grado di rispondere a scenari di sicurezza in cui i confini tra guerra convenzionale, guerra cibernetica e protezione civile si fanno sempre più sfumati.
Questo approccio ha già i suoi riflessi numerici: alla fine del 2025 il portafoglio ordini, ossia la somma delle commesse acquisite e non ancora consegnate, supera i livelli dell’anno precedente, segnalando una domanda sostenuta per le tecnologie avanzate della difesa. I dirigenti dell’azienda prevedono che alla fine del periodo 2026‑2030 gli ordini cumulati possano toccare i 32 miliardi di euro, con ricavi intorno ai 30 miliardi nel 2030.
Leonardo si trova in una posizione favorevole: ha investito in capacità digitali, intelligenza artificiale e cybersecurity, settori che Cingolani considera cruciali per il futuro, e dispone di asset che spaziano dall’elettronica alla difesa aerea, passando per i sistemi spaziali. I conti dell’azienda si inseriscono nel più ampio fenomeno di un comparto che sta beneficiando di un ritorno dell’attenzione pubblica e privata verso sicurezza e difesa. Un ritorno che, in assenza di segnali di distensione sui fronti di guerra, sembra destinato a durare.
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