La base di Erbil colpita dal drone: cosa fanno gli italiani nel Kurdistan iracheno
Tajani: «Stanno tutti bener». Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Otto morti tra gli sfollati in un raid israeliano sulla spiaggia di Beirut

L’attacco iraniano alla base militare italiana nel Kurdistan iracheno. Il prezzo del petrolio che supera i 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita di ingenti scorte per scongiurare una carenza globale. Gli otto morti di un raid israeliano a Ramlet al-Baida, la spiaggia di Beirut dove dormono gli sfollati della guerra di Tel Aviv ai filo-iraniani di Hezbollah. Comincia così il tredicesimo giorno della guerra che sta infuocando il Medio Oriente (e non solo). Il conflitto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha ormai superato la soglia psicologia dei 12 giorni a cui a cui è associata quella di giugno scorso ma di cessate il fuoco non se ne parla. Anzi.
In tarda serata, ieri, un drone iracheno ha colpito la base italiana a Erbil. Non ci sono stati né morti né feriti. «Stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker» ha riferito il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Sono costantemente aggiornato dal capo di Stato maggiore della Difesa e dal comandante del Covi», ha aggiunto il ministro della Difesa Guido Crosetto. Secondo le prime ricostruzioni l’attacco è avvenuto con un vettore shahed (e non con un missile come comunicato inizialmente) che, forse, non era diretto alla base ma avrebbe perso quota finendo contro un mezzo militare. Il contingente italiano a Ebril è di circa 300 persone impegnate nell’addestramento di forze di sicurezza curde. «Dobbiamo valutare bene quello che è accaduto, successivamente decideremo i passi da compiere. Certamente è un attacco inaccettabile, però prima di dire chi è il responsabile dobbiamo fare un accertamento molto chiaro», ha puntualizzato Tajani. «Siamo ancora nei bunker perché continua ad esserci una minaccia», ha dichiarato il comandante dell'Italian national contingent di Erbil, Stefano Pizzotti. Le immagini postate sui social da varie testate locali descrivono un massiccio attacco iraniano proprio a Erbil. Le squadre di emergenza hanno fatto fatica a contenere anche l'incendio provocato da un attacco sull'aeroporto.
L’Iraq è uno dei fronti più caldi della nuova guerra. Nel mirino dell’Iran c’è in particolare la regione autonoma del Kurdistan che Trump starebbe «corteggiando» per intercettare gruppi ostili agli ayatollah con cui dare una spallata al regime. Il partito Komala, uno dei numerosi gruppi curdi iraniani con sede in Iraq, aveva fatto sapere ieri che otto droni inviati da Teheran avevano preso di mira le proprie sedi ferendo due persone e uccidendone una. Il dipartimento di Stato americano ha lanciato l'allerta su possibili attentati alle compagnie petrolifere americane e agli alberghi in Iraq che ospitano cittadini occidentali. Un drone, ieri, avrebbe preso di mira il Baghdad Diplomatic Support Center, un edificio diplomatico statunitense vicino all’aeroporto, ma i danni non sono stati non ancora accertati.
Caldissimo è anche il fronte libanese. Il Ministero della Salute di Beirut ha confermato che l’attacco israeliano sul lungomare di Ramlet al-Baida, nella capitale, ha provocato otto morti e 21 feriti. L'area colpita era affollata dagli sfollati messi in fuga dagli attacchi israeliani contro le roccaforti dei miliziani filoiraniani Hezbollah.
Quando finirà? Il presidente Donald Trump ieri ha rassicurato: «Molto presto». L’inciso che ha fatto seguire alla sua vaga previsione non è però rassicurante: «Finirà quando lo decido io». La prima settimana della nuova guerra contro Teheran è costata agli Stati Uniti più di 11,3 miliardi di dollari. È quanto emerge da un briefing del Pentagono ai parlamentari americani, secondo quanto riferito dal New York Times, che sottolinea il ritmo con cui il conflitto sta consumando armi e risorse. Il quotidiano, citando fonti anonime a conoscenza della riunione a porte chiuse, riferisce che ai membri del Congresso è stato detto che la cifra non include molti dei costi legati al rafforzamento militare precedente agli attacchi, lasciando intendere che il totale per la prima settimana potrebbe aumentare in modo significativo. Funzionari della Difesa avevano già informato il Congresso che circa 5,6 miliardi di dollari in munizioni sono stati utilizzati solo nei primi due giorni di combattimenti, secondo i media statunitensi, con un ritmo di consumo molto più elevato rispetto alle precedenti stime rese pubbliche.
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