Lo spettro del Vietnam sugli Usa, e l’America si chiede: «Chi comanda in questa guerra?»

Un vincitore, si mormora a Washington, in realtà già c’è: è Vladimir Putin, al quale per ora vanno tutti i vantaggi della guerra all’Iran
March 11, 2026
Lo spettro del Vietnam sugli Usa, e l’America si chiede: «Chi comanda in questa guerra?»
Donald Trump / EPA/YURI GRIPAS / POOL
Quagmire. Ovvero, il “pantano”. Gli americani conoscono bene quel termine, nato all’epoca della guerra del Vietnam ad opera dello storico Arthur Schlesinger Jr, assistente speciale di John Fitzgerald Kennedy nei mille giorni della sua presidenza e successivamente adoperato da John Kenneth Galbraith nel suo pamphlet “Come uscire dal Vietnam” prima che il lavorio fine di Henry Kissinger e del diplomatico Le Duc Tho portasse alla conclusione di quella guerra che non si poteva più vincere ma non si era disposti a perdere. Da allora la Casa Bianca non ha mai smesso di creare i suoi Quagmire: l’Afghanistan, il Libano, l’Iraq, e ora l’Iran e il Medio Oriente in fiamme, ogni volta immemore del contraccolpo che una guerra senza fine i cui costi superano qualunque beneficio produce sull’opinione pubblica. La stessa che di qui a otto mesi andrà a rinnovare parzialmente il Congresso, con un occhio al proprio portafoglio, al costo dei mutui casa, dei prestiti, e insieme del gallone di benzina, che in una sola settimana ha quasi raddoppiato il suo prezzo, sfiorando il 4 dollari.
Come uscire dal pantano di un intervento militare malprogettato, tanto diverso dal Blitzkrieg venezuelano e sempre più somigliante a una trappola vietcong dove le bombe intelligenti poco o nulla possono contro un Paese in armi (grazie anche all’apporto russo e più defilato della Cina) preparato da anni a una simile evenienza? La confusione stessa che alberga fra le alte cariche di Washington: il segretario alla Guerra Pete Hegseth che vaticina ordalie bibliche («Non ci fermeremo finché non saranno totalmente distrutti»), il vicepresidente JD Vance che boicotta un incontro-stampa, il tycoon Donald Trump che guarda grifagno agli eccessi di Bibi Netanyahu che va a bombardare i depositi iraniani di greggio facendo schizzare a cento dollari il prezzo del Brent.. 
La domanda corre da una bocca all’altra: «Ma chi comanda in questa guerra? Bibi o The Donald? E dove ci porta?». Nessuno lo sa bene. Wall Street, il “Wall Street Journal”, il “New York Times”, le grandi conglomerate invece una cosa la sanno e la dicono: occorre una exit strategy, prima che il rogo mediorientale risucchi l’America nello stesso pantano in cui si sono trovati a suo tempo Lyndon Johnson, Richard Nixon, Ronald Reagan, George W.Bush, Joe Biden (i più scaltri, come Bill Clinton e Barack Obama, l’hanno evitato per un pelo). Il consenso di Trump è in caduta libera. Anche dentro l’universo Maga. Il pantano atterrisce anche i più fedeli.
Ma davvero si potrà uscirne in fretta? Dopo aver promesso un cambio di regime divenuto ora subordinato a un intervento di terra che si trova contro buona parte dei novanta milioni di iraniani e una casta ideologico-militare come i pasdaran che non cederà di un millimetro? Un vincitore, si mormora a Washington, in realtà già c’è: è Vladimir Putin, al quale – per ora, almeno – vanno tutti i vantaggi della guerra all’Iran. E lui?, “Taco” (nel senso di: “colui che si tira sempre indietro”) Trump? Che farà? Saperlo…

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