L'occhio dei satelliti: così la Cina “spia” la guerra mediorientale
di Luca Miele
La rete satellitare Jilin-1 «sta monitorando le operazioni militari», consentendo al gigante asiatico di rubare i segreti della macchina bellica Usa. E di passarli a Teheran

Un gigantesco (e invisibile) occhio sta catturando tutto quello che succede nel teatro di guerra mediorientale. Mappa e monitora – in tempo reale – schieramenti di aerei, traiettorie missilistiche, movimenti di portaerei. La sua continua e occhialuta sorveglianza corrisponde a imperativo strategico. Nella guerra contemporanea, il dominio dell'informazione allestisce il campo di battaglia prima del lancio del primo missile.
Come scrive il sito di analisi militare Defence Security Asia, la rete satellitare Jilin-1 della Cina “sta monitorando le operazioni militari statunitensi durante l'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran: dati che, secondo gli analisti, potrebbero fornire all'esercito cinese una visione senza precedenti della dottrina bellica americana”. In particolare, la rete satellitare Jilin-1, gestita da Chang Guang Satellite Technology Co., “ha creato una copertura di osservazione senza precedenti dell'attività militare statunitense in Medio Oriente, consentendo di ricostruire le tempistiche operative che rivelano il funzionamento della potenza aerea, della difesa missilistica e delle reti logistiche americane durante una guerra regionale ad alta intensità”, un “capitale” informativo che la Cina può spendere per la sua strategia a lungo termine in altre regioni, come Taiwan e il Mar Cinese meridionale.
Il risultato di questa attività di monitoraggio e mappatura è la creazione di una sorta di archivio dati potrebbe “influenzare la dottrina dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLA) per decenni”. Insomma, gli Usa in Iran non stanno solo mettendo in campo una operazione militare irta di rischi strategici e avvolta in una nebulosa fatta di obiettivi contraddittori ma anche cedendo “i segreti” della propria mastodontica macchina bellica e del suo modo di operare.
La forza della Cina nel campo della “copertura spaziale” è preponderante. Si stima, fa sapere il sito Tha Cradle, “che la sua flotta satellitare sia composta da 1.100 a 1.350 unità attive. Piattaforme militari e commerciali operano fianco a fianco. Molti satelliti destinati a usi civili sono progettati per un duplice uso. Qualsiasi piattaforma in grado di rilevare i dettagli di uno stadio di calcio può altrettanto facilmente mappare un complesso militare”. Quella iraniana è considerata invece assai modesta: L'Iran ha 14 satelliti attivi elencati nel catalogo online del NORAD, controllato dagli Stati Uniti. Un gap che spinge molti analisti a supporre che Pechino stia lavorando al fianco di Teheran, per supplire al suo ritardo tecnologico e militare, fornendo “capacità di intelligence e informazione sul terreno tramite i suoi satelliti, privando così le forze statunitensi e israeliane dell'elemento sorpresa”, ipotesi peraltro sempre smentita da Pechino. Secondo il sito Modern Diplomacy, “nell'attuale conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, la Cina sta adottando una strategia di "capacità indiretta", concentrandosi sul fornire a Teheran capacità di intelligence e tecnologie avanzate per colmare il divario militare con l'Occidente, evitando al contempo il coinvolgimento militare diretto”. Aziende legate all'intelligence cinese, come MizarVision, hanno pubblicato immagini satellitari ad alta risoluzione che rivelano le posizioni di dispiegamento di caccia (F-22 e F-35 statunitensi) presso basi nella regione, come la base aerea di Ovda in Israele e la base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania. “Questa azione fornisce all'Iran "dati di targeting gratuiti" e priva le forze statunitensi del vantaggio delle operazioni segrete”. Un “gioco” che testimonia come la guerra in atto sia sempre più globale.
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