Il mondo che Dio ama รจ ampio come l'intera la famiglia umana
diย Vincenzo Paglia
La speranza della vita eterna allarga lo sguardo allโintera umanitร : la missione della Chiesa non รจ dominio, ma servizio. Il Vangelo chiama i cristiani a testimoniare la fraternitร universale

Ci avviamo a concludere le nostre riflessioni sulla vita eterna. E lo sguardo si allarga allโintera creazione che, secondo le parole di Paolo, ยซgeme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando lโadozione a figli, la redenzione del nostro corpoยป (Rm 8,20-23). La Chiesa รจ chiamata, oggi, in questo tempo di globalizzazione, a vivere e a comunicare a tutti i popoli la salvezza a cui sono destinati. Lโapertura โuniversaleโ della missione di testimonianza del Vangelo deve congedarsi definitivamente da ogni logica di espansione โcolonialeโ della Chiesa. ร lโora di una Chiesa โ non importa se minoranza o meno โ che deve farsi serva della fraternitร universale tra tutti i popoli. ยซTutti i popoli sono buoniยป, amava ripetere saggiamente il patriarca Athenagoras. E ai cristiani โ a tutti i cristiani โ spetta il compito di aiutare i popoli a superare divisioni e conflitti per realizzare lโutopia della fraternitร universale: chโรจ il sogno di Dio sul mondo.
Ce lo ricorda lโevangelista: ยซDio ha tanto amato il mondoโฆ da mandare il suo Figlio Unigenitoยป (Gv 3,16). Il Vangelo abbatte il muro della divisione e la Chiesa รจ inviata da Dio per annunciarlo a tutti i popoli perchรฉ ne siano attratti (Ef 2, 14). ร per attrazione che la Chiesa deve oggi crescere anche di numero oltre che di creativitร teologica e pastorale. La โparolaโ โ ossia la missione della Chiesa, come Papa Francesco auspicava con Evangelii Gaudium โ che spiana la strada dellโannuncio non puรฒ essere piรน la paura dellโinferno, ma lโannuncio dellโamore salvifico di Dio. Si tratta di abbandonare lโautomatismo della perdizione dei non cattolici che si รจ insinuato nella formula dellโextra ecclesiam nulla salus (interpretazione condannata come eretica giร negli anni Cinquanta, dallโallora SantโUfficio): in un mondo che appare sempre piรน spietato, ancor piรน fortemente occorre testimoniare che Dio non lo รจ. La Chiesa deve vivere come โservaโ, non โpadronaโ della salvezza: non ha il potere di mandare nessuno allโinferno e neppure il diritto โ nรฉ tanto meno il dovere โ di consegnare alla perdizione coloro che non ne fanno parte. Il Signore non si compiace di certo del fatto che abbiamo lasciato troppo spazio a questo fraintendimento: non siamo padroni neppure della fede dei credenti, figurarsi se possiamo esserlo della fede degli altri (cfr. 2 Cor 1, 24; Gv 6, 44).
Il mondo che Dio ama รจ largo come lโintera famiglia umana. Alle soglie del Concilio teologi come Jean Danielou, mostravano una visione profetica di questo orizzonte: ยซIl fine dellโIncarnazione รจ dโoperare, mediante lโunione della divinitร e della umanitร in Cristo, la trasfigurazione della nostra natura, per la quale essa รจ resa partecipe della vita divina e spogliata di ciรฒ che San Bernardo chiama la miseria, la quale non รจ soltanto il peccato, ma anche [โฆ] tutte quelle limitazioni che sono la morte, la malattia, la sofferenza, tutte le deviazioni, tutte le deformazioni, tutti gli squilibri. Questo opera ora Cristo nella nostra umanitร ยป (J.Danielou, Il mistero della salvezza delle nazioni, p.77). Di qui la domanda che dobbiamo porci, oggi: siamo attrezzati per questo allargamento della storia che il Signore apre davanti a noi? Come toccare il cuore dei popoli per dire loro che Dio li ama? Noi cristiani contemporanei non stiamo rischiando di consumarci in una autoreferenzialitร litigiosa e per di piรน triste? Come essere sale, lievito e luce per una pasta mondiale globalizzata? Tanto piรน che oggi la Chiesa sembra restare lโunica che puรฒ avere la preoccupazione โcattolicaโ.
La โcattolicitร โ della Chiesa รจ radicata, ovviamente, nella dimensione evangelica, ma รจ destinata a tutta la massa. La Chiesa non vive per se stessa. Lo suggerรฌ Paolo VI con lโEcclesiam suam e il Concilio la codificรฒ: la Chiesa รจ ยซin Cristo come sacramento, cioรจ segno e strumento dellโintima unione con Dio e dellโunitร di tutto il genere umanoยป (LG 1). E ancora: ยซDio ha convocato tutti coloro che guardano con fede a Gesรน, autore della salvezza e principio di unitร e di pace, e ne ha costituito la Chiesa perchรฉ sia, agli occhi di tutti e di ciascuno, il sacramento visibile di questa unitร salvifica (LG 9). Il Magistero successivo e la stessa teologia esortano i cristiani a incarnarsi nella storia umana per dirigerla verso il Regno. Molti pensano che questo impegno di fermentazione dialogica tolga spazio alla missione e senso allโannuncio. Non รจ cosรฌ. Anche se, purtroppo, cโรจ ancora chi ripete ostinatamente che, se la Chiesa dialoga con le religioni, di fatto, mette le mette sullo stesso piano della fede. ร la critica โ serenamente confutata nella testimonianza resa da san Giovanni Paolo II โ rivolta agli incontri nello โspirito di Assisiโ.
Il dialogo interreligioso, al contrario, รจ una limpida manifestazione della nostra fede nellโadorazione di Dio in spirito e veritร , che viene al mondo precisamente con Gesรน Cristo (Gv 4, 23). Il pregiudizio poggia su un grave equivoco teologico che diviene poi anche pastorale: il fondamento cristologico che istituisce la salvezza degli uomini โ e che ci spinge a mangiare con i pubblicani e a dialogare con le samaritane โ non si lascia sostituire dal principio ecclesiologico della sua mediazione storica. Mai. Ripensare alla radice questo equivoco, per restituire veritร e forza alla missione dellโistituzione ecclesiale, senza stravolgerla nella sostituzione cristologica della salvezza, non รจ certo un compito facile: lโabitudine a pensare la mediazione ecclesiale in termini di successione cristologica รจ spesso diventata persino inconsapevole del suo fraintendimento. Quando diciamo che Gesรน รจ lโunico mediatore tra Dio e lโuomo, e lโunico salvatore del mondo, diciamo proprio questo: nessuno puรฒ sostituirlo, nessuno puรฒ prendere il suo posto, per diventare il fondamento della salvezza che ora sta al posto di Gesรน. ร necessario restituire la fede alla bellezza di questo principio. Gesรน vive. ยซIn nessun altro cโรจ salvezza; non vi รจ infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale รจ stabilito che possiamo essere salvatiยป (Atti 4, 12).
In molti paesi la missione appare senza vitalitร e senza bellezza. ร vero. Ma non perchรฉ si fa troppo spazio al dialogo interreligioso. Forse, abbiamo troppo pochi credenti appassionati allโimpresa di offrire salde ragioni della speranza agli abitanti di un mondo rassegnato come non mai allo spreco delle vite umane. ยซSono forse io il custode di mio fratello?ยป (Gn 4, 9). Il declino collettivo di questa sensibilitร per la questione โ affascinante e drammatica โ che lega tutti gli uomini alla โsorte della vitaโ, รจ lโeclisse delle โcose ultimeโ di cui parla la tradizione della fede. Battersi per restituire passione alla riapertura di questa via รจ, a mio avviso, il tema evangelico del momento. Senza il nucleo caldo di una comunitร religiosa, capace di testimoniare la giustizia eterna dellโamore del prossimo, suprema passione di Dio, la societร umana affonda. Il Signore del Vangelo indica la via, servendosi del linguaggio โnon-religiosoโ delle parabole.
ร la via della testimonianza che mette a disposizione i beni, con pratiche del dono e del perdono che sfidano le convenzioni: ma riaprono speranze che sembravano appassite. Questa via โ che รจ la via della fraternitร universale intesa come compito e come destino โ chiede di essere praticata e predicata con passione, con creativitร , e persino con allegria. La cultura laica ha cercato nomi diversi per lโaffezione sociale (filantropia, solidarietร , amicizia), in chiave polemica con la visione cristiana. Non dobbiamo riaprire la stucchevole disputa dei โnomiโ e dei โbrandโ: lโamore umano, quando รจ autentico, mostra la sua inconfutabile parentela con lโAmore eterno ยซche muove il sole e lโaltre stelleยป. Lโamore umano, ha scritto il grande filosofo francese Etienne Gilson ยซรจ sempre solo una partecipazione finita allโamore che Dio ha per sรฉ stesso; persino nei piaceri piรน bassi, persino nellโesaurimento della voluttร , ancora e sempre egli cerca Dio; diciamo di piรน, Dio stesso si cerca in lui, per sรฉยป. Alla fine della storia, quando tutto avrร termine, non ci sarร piรน nessuna virtรน umana a qualificarci, ma solo lโamore (Mt 25, 31-46). E dunque? Non sarebbe ora di occuparsi meno della nostra sopravvivenza organizzata e assai di piรน delle vie che conducono le creature viventi oltre la soglia della morte, fino alla risurrezione della vita, praticando la via dellโamore? E se incominciassimo a spostare tutto il popolo del cristianesimo sulla via dellโamore, unendoci giร ora agli altri compagni di strada โ credenti e uomini di buona volontร - non staremmo gustando quel regno di amore, di giustizia e di pace che alla fine dei tempi raggiungerร la sua pienezza eterna?
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