Caregiver, serve il coraggio di una riforma strutturale

di Marco Espa
Il Ddl apre al riconoscimento pubblico della cura familiare, ma resta troppo debole. Servono contributi figurativi, più servizi per la disabilità e il superamento del limite Isee per evitare una risposta solo assistenziale
March 11, 2026
Caregiver, serve il coraggio di una riforma strutturale
/Foto Icp
Il Disegno di Legge sui caregiver familiari, approvato dal Consiglio dei Ministri su iniziativa della Ministra Locatelli, segna un confine storico tra l’epoca dell’invisibilità totale della cura e quella del suo riconoscimento formale. È un passaggio culturale imprescindibile, che strappa finalmente il tema della cura dal cono d’ombra del “fatto privato” per portarlo nell’agenda pubblica. Tuttavia, se questo disegno di legge non verrà profondamente rafforzato durante l’iter parlamentare, rischia di rimanere un guscio: una risposta molto minimale rispetto a un’emergenza sociale che coinvolge milioni di cittadini. La politica deve avere il coraggio di passare dai minimi contributi occasionali a una riforma strutturale, dotata di risorse certe e di una visione che non riduca la solidarietà familiare a un mero risparmio per le casse dello Stato.
Bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente: oggi migliaia di persone, soprattutto donne, vivono in una condizione di arresti domiciliari senza aver mai compiuto alcun reato. In Italia, così come in Europa, il carico della cura grava in modo sproporzionato sulle donne e la semplice monetizzazione della cura si tradurrebbe in una forma di segregazione legalizzata. Uno “stipendio” non è la strada corretta, perché finirebbe per “salarizzare” questa reclusione, trasformando lo Stato in un ente che paga per tenere le persone chiuse in casa invece di investire per farle uscire. L’emancipazione non passa per un assegno di sussistenza, ma per il diritto a vivere, lavorare e partecipare alla società come cittadini attivi. La vera battaglia deve essere invece previdenziale, con il riconoscimento dei contributi figurativi per dare valore pubblico a un servizio essenziale che, se non fosse svolto dalle famiglie, costerebbe alla collettività cifre astronomiche.
Una legge sui caregiver non può e non deve vivere isolata: essa è indissolubilmente legata alla riforma della disabilità e al concetto di Progetto di Vita introdotto dalla Legge 227/2021. Sostenere chi cura significa, prima di ogni altra cosa, potenziare i servizi per la persona con disabilità. Quando la persona non autosufficiente ha un progetto personalizzato, co-progettato e adeguatamente finanziato, il carico familiare diminuisce naturalmente. L’esperienza dimostra che dove esistono progetti seri, orientati all’autodeterminazione, i caregiver sono in grado di riprendere attività lavorative e sociali. Il punto di rottura più evidente del Ddl attuale risiede nell’introduzione di un limite Isee a 15.000 euro. Questo criterio è tecnicamente errato perché la non autosufficienza travolge ogni equilibrio economico indipendentemente dalla situazione di partenza. Legare il riconoscimento a una soglia così bassa significa declassare una politica di diritti civili a una misura assistenziale selettiva. Lo Stato deve riconoscerti a prescindere: ignorare questo dato significa condannare alla solitudine istituzionale una fetta enorme della popolazione.
La polemica di alcuni che ritengono che comunque vanno riconosciuti contributi a tutti paritariamente tra gli 8 milioni di caregiver è solo pretestuosa: Utilizzando i criteri del Ddl Locatelli ci vorrebbero 40 miliardi di euro all’anno. Sono stupito come forze politiche sostengono questo, come se ricoverare in istituto il proprio genitore a centinaia di km di distanza fosse uguale a chi per scelta mantiene 24 ore su 24 i propri cari con disabilità grave e gravissima nella propria famiglia, per evitarne l’istituzionalizzazione. La responsabilità di trasformare questo Ddl in una legge di civiltà passa ora al Parlamento; non può e non deve essere un terreno di scontro elettorale. Serve un accordo bipartisan che metta la dignità umana sopra ogni calcolo di schieramento, come accaduto nel 2021. Il governo sa che non ci riuscirà da solo: per questo serve un impegno comune tra maggioranza e opposizione per stanziare, almeno a partire dal bilancio 2027, le risorse necessarie. Le risorse – è solo una constatazione – possono essere trovate attraverso un sistema misto: fiscalità generale, contributi sui redditi altissimi, tassazione sugli extra-profitti bancari e il potenziamento del Fondo per la non autosufficienza. Trasformare quella che oggi è una reclusione forzata in una partecipazione libera alla vita del Paese è un dovere costituzionale. È l’ora del coraggio politico: bisogna passare dal ringraziamento a parole all’investimento nei fatti.
Presidente ABC ITALIA Associazione Bambini Cerebrolesi

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