Il caso Bartolozzi, l'ira delle opposizioni e il muro del Governo

La frasi sui magistrati "plotone di esecuzione" da "togliere di mezzo" votando Sì alla riforma, pronunciate dalla capo di Gabinetto del ministro Nordio, mettono in imbarazzo l'esecutivo. Pd, M5s, Avs e Iv chiedono le dimissioni della dirigente. Ma lei resta al suo posto: parole travisate.
March 11, 2026
Il caso Bartolozzi, l'ira delle opposizioni e il muro del Governo
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio difende la propria capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi: le sue parole sono state enfatizzate / Ansa
Il clima di scontro politico in cui ci si avvia al countdown finale verso il voto referendario del 22 e 23 marzo è sempre più rovente. A far salire le tensioni fra i sostenitori del Sì e quelli del No, è un nuovo caso sollevato da Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del dicastero della Giustizia già balzata all’onore delle cronache un anno fa con la vicenda Almasri. Sabato scorso, durante un confronto negli studi dell’emittente siciliana Telecolor, la dirigente ministeriale ha suggerito ai telespettatori di votare Sì, definendo i magistrati «un plotone di esecuzione» e invitando, attraverso il sostegno alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, a «toglierli di mezzo». Affermazioni che hanno subito sollevato una bufera politica, causando l’ira delle opposizioni - che chiedono al ministro di riferire in Aula e reclamano le dimissioni di una magistrata «fuori ruolo che vuole spazzare via la magistratura» - e di converso l’imbarazzo del Governo, che in pubblico la difende, ma che in camera caritatis le avrebbe chiesto continenza nelle future esternazioni.
L’imbarazzo e la gestione «interna» senza dimissioni
Lunedì sera, quando il caso era ormai deflagrato, il Guardasigilli Carlo Nordio aveva cercato di difendere la sua capo di gabinetto, sostenendo che Bartolozzi «si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati» e dicendosi certo che non avrebbe avuto «difficoltà a scusarsi per parole che, sono certo, non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura, di cui, tra l’altro lei stessa fa parte». Col passare delle ore, tuttavia, si è capito che minimizzare sarebbe stato arduo. E nell’esecutivo sono cresciuti malumore e imbarazzo. C’è chi assicura che alla premier Giorgia Meloni le considerazioni della dirigente non siano garbate affatto. E nemmeno al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, magistrato come la stessa Bartolozzi, che pubblicamente stigmatizza la «frase infelice», ma chiede a tutti di restare sul «merito della riforma oggetto del referendum». A metà giornata, diverse fonti governative fanno trapelare la linea: da Bartolozzi non arriveranno, almeno per il momento, scuse pubbliche né tanto meno dimissioni. E la faccenda verrà «gestita internamente». Come? C’è chi lascia intendere che Bartolozzi sia stata garbatamente, ma fermamente invitata a «tenere a freno la lingua», se non vuole che vengano adottate decisioni drastiche. Dal canto suo, il ministro Nordio la difende: «Non deve dimettersi», ripete più volte, convinto «che probabilmente farà le sue scuse per queste parole che forse sono state un po’ troppo enfatizzate», perché riferite «a quella piccola minoranza» di toghe «che lei stessa ha definito politicizzata».
Bartolozzi: mi riferivo
a condanne per innocenti
In giornata, a tentare una correzione di tiro, è Bartolozzi in persona. Non fa cenno a scuse o a un passo indietro, ma si profonde in una articolata interpretazione delle proprie parole, precisando che l’espressione «plotone di esecuzione» era riferita agli effetti dell'azione giudiziaria sugli innocenti: «Sabato avevo appunto ribadito la piena fiducia verso la categoria nel suo complesso - è la sua premessa - e l’importanza della riforma come strumento in grado di restituire ad essa una credibilità che, per la degenerazione delle correnti, risulta offuscata». Nel processo penale, prosegue il suo chiarimento, può capitare che si trovi «al centro dell'azione giudiziaria qualcuno che sa di non aver commesso nulla di male». E pertanto «il riferimento al plotone di esecuzione alludeva quindi allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova in questi casi, esattamente come colui che, postovi davanti, poco o nulla può fare per difendere la propria vita».
Le opposizioni: Nordio riferisca e lei si dimetta
Tuttavia, né le affermazioni del Guardasigilli né le precisazioni della capo di gabinetto paiono aver convinto le opposizioni. In apertura della seduta alla Camera, M5s, Avs, Pd e Iv chiedono che Nordio con urgenza «venga a riferire sui provvedimenti che intende adottare nei confronti di Bartolozzi, che ha pronunciato parole eversive» contro la magistratura, «che non si possono minimizzare», incalza la 5s Valentina D’Orso. Le fa eco Angelo Bonelli di Avs: «Sono frasi indecenti, inaudite, come se il capo di gabinetto del ministro dell’Interno dicesse che bisogna sbarazzarsi della Polizia. Non capiamo come Nordio ritenga che Bartolozzi debba rimanere al suo posto. Cosa nasconde?». Tagliente la dem Debora Serracchiani: «La pezza è peggio del buco. Bartolozzi non si scusa e anzi conferma il riferimento ai plotoni di esecuzione». Mentre il leader pentastellato Giuseppe Conte non sembra stupito del muro alzato dall’esecutivo: «Abbiamo già visto vari ministri, membri di Governo che non si sono dimessi per condanne, per indagini comprovate. Immagino che neppure la capo di gabinetto si dimetterà».

© RIPRODUZIONE RISERVATA