Sorrisi, ma nessun incontro ufficiale: com'è andata al G7 tra Meloni e Trump

di Eugenio Fatigante, inviato a Evian
Fra contatti e chiarimenti, il tentativo di riaprire il dialogo con Washington. Ma senza tornare ai tempi del “ponte” fra Europa e Usa
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June 16, 2026
Donald Trump e Giorgia Meloni al G7 di Evian in Francia
Donald Trump e Giorgia Meloni al G7 di Evian in Francia / AFP
Il contatto c’è stato (e non poteva essere diversamente in un incontro ristretto a 7, anzi 9 inclusi i due leader Ue). L’interpretazione è varia, accresciuta da un piccolo “giallo”. Ma quel che restituiscono le immagini girate nelle sale dell’Hotel Royal sulle rive del lago Lemano attesta con tutta evidenza una permanente freddezza fra Giorgia Meloni e Donald Trump, pur nel disgelo avviato. Con il secondo giorno passato senza un bilaterale formale, malgrado i diversi contatti avuti, appunto. Restano confinati nel passato i tempi della “relazione speciale”, del “ponte” per dialogare fra l’Europa e Washington: l’inquilina di Palazzo Chigi non è tipa che dimentica quell’accusa di donna «senza coraggio», quei plurimi attacchi sferrati contro di lei, anche a sorpresa, fra marzo e aprile dal leader più potente al mondo.
Da parte italiana, il nuovo incontro fra i due (l’ultimo diretto risaliva al summit per Gaza di Sharm el-Sheikh, in Egitto, era ottobre 2025) era senz’altro il momento più atteso di questo G7 a presidenza francese. Il rendez-vous è scoccato per forza di cose lunedì, all’ora di cena. E che a tale momento fosse data estrema importanza lo testimonia la precisazione fatta - ecco il “mini giallo” - dalla diplomazia italiana, che ieri a fine mattinata ha ritenuto di intervenire per far sapere che è stato «un momento di chiarimento fra leader, uno scambio utile», ma senza battute, né scherzi. L’antefatto: a tarda ora di lunedì, ambienti di Palazzo Chigi avevano riferito di un clima scherzoso fra i due leader durante la serata conviviale e questo era stato riferito dai giornali che chiudono più tardi. La loro lettura non dev’essere stata gradita da Giorgia Meloni che, in questa fase, ha tutto l’interesse, anche in chiave interna, a non mostrarsi più troppo accondiscendente verso lo “scomodo” alleato. Da qui la precisazione, con l’aggiunta che la leader di FdI ha sottolineato l’importanza di quel «principio dell’unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questa fase di grandi crisi internazionali» e che sta a cuore a entrambi. La presidente del Consiglio avrebbe ricordato a Trump di aver detto certe cose, nel recente passato, perché non condivideva alcune prese di posizione del presidente Usa (il riferimento è all’impegno europeo, e anche italiano, che Trump avrebbe voluto da subito per Hormuz dopo aver avviato la guerra agli ayatollah iraniani senza consultarsi con gli alleati storici). Punto e basta. Non per questo adesso chiede «segnali comunicativi» da parte trumpiana, per attestare una ritrovata distensione. Quelle distanze ci sono state e restano, ma l’alleanza storica non si discute e il confronto ora proseguirà.
Una postura severa, insomma. Richiamata anche da un altro siparietto colto dalle telecamere: Meloni indossa un completo beige giacca e pantalone con tanto di cravatta, il cancelliere tedesco Friedrich Merz la nota e la indica agli altri, provocando come risposta un indicativo «puoi considerarmi una combattente». Altri contatti con Trump ci sono stati ieri, naturalmente. A inizio lavori Meloni si è avvicinata per salutarlo. Poi, prima del pranzo di metà giornata lei si è avvicinata a Trump che stava parlando con Merz lamentandosi («Sono stato abbandonato…»), versione contraddetta con un sorriso dalla premier italiana con un «no, non è vero», rafforzato poi da un «siamo sempre stati amici».
Fin qui atti e parole con Trump. La giornata del capo del Governo non è vissuta però solo del filo diretto con la Casa Bianca. Era iniziata con un bilaterale con il primo ministro del Canada, Mark Carney. Incontro che ha sancito il momento definito «ottimo» delle relazioni fra i due stati, con l’impegno a lavorare per adottare un accordo quadro fra Roma e Ottawa su una serie di temi (difesa, infrastrutture, ecc.), a partire dai minerali critici; capitolo su cui Meloni ha ringraziato il collega per la decisione di riservare all’Italia un accesso prioritario alle sue scorte. Meloni ha poi tenuto due interventi nelle due sessioni di lavori. Davanti a Zelensky ha fatto notare come la situazione sul campo in Ucraina sia diversa da quanto descritto dalla narrazione russa e che la fermezza dell’Occidente «è decisiva per convincere Putin» a negoziare, a partire dalle garanzie sul «necessario sostegno energetico e militare» a Kiev. Mentre nella sessione allargata ha sottolineato il ruolo strategico dei Paesi del Golfo, che proprio per questo li ha resi oggetto di attacchi dalle teocrazie dell’area; riguardo ai conflitti in corso, è prioritario dare soluzioni politiche durature a Gaza e per il Libano. Infine un passaggio sulla cooperazione internazionale: Meloni ha evidenziato che 70 anni e miliardi di dollari non hanno ridotto di molto le disuguaglianze e, allora, la soluzione passerebbe per l’adottare un modello più basato sul partenariato, “fra pari”.

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