Primo stop della Ue al riconoscimento facciale "made in Italy" con l'Ia
In Parlamento è in discussione un testo del Governo che permette alla polizia di raccogliere dati biometrici in pubblico. Per le opposizioni c'è il rischio di un "Grande Fratello". Il richiamo dell'Europa

Il riconoscimento facciale potenziato dall’Intelligenza artificiale è il nuovo terreno di scontro tra maggioranza (che assicura di rispettare le regole europee) e opposizioni denunciano il rischio di una sorveglianza di massa. E nel frattempo arriva anche il richiamo dell’Unione europea.
Al centro c’è lo schema di decreto legislativo che recepisce l' Ai Act europeo, il regolamento europeo sull’Intelligenza artificiale entrato in vigore nel 2024 e attua la legge delega sull’Ia approvata dal Parlamento nel settembre 2025. Il testo italiano dava all’esecutivo un anno per la sua attuazione (quindi scade a ottobre). Nel mirino dei critici ci sono due novità: l’articolo 8, che apre al riconoscimento biometrico in tempo reale nei casi più estremi – come terrorismo e ricerca di persone scomparse – con l'autorizzazione, su richiesta anche orale, dell'autorità giudiziaria. E l'articolo 10 che consente di usare l’Ia nei sistemi di videosorveglianza ma solo dopo un reato e solo per identificare persone «già indiziate». Il comma 3 in particolare stabilisce che, dove «sussistono esigenze di ordine e sicurezza pubblica», il sistema può trattare automaticamente i dati biometrici di tutti i soggetti presenti in un luogo o a un determinato evento. In sostanza, le forze dell’ordine possono registrare e conservare le immagini, ad esempio di un corteo, per “ragioni di sicurezza” fino a un massimo di sette giorni e poi usarle per un confronto se nel frattempo hanno registrato un possibile reato. Ieri è arrivata anche la stoccata da Bruxelles. Il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha spiegato che «il riconoscimento facciale in spazi pubblici accessibili è proibito secondo la legge europea sull’Intelligenza artificiale». In sostanza, ha ribadito il rifiuto del cosiddetto “modello cinese” di sorveglianza. Salvo chiarire di non avere tutti gli elementi sul caso italiano e di non volere quindi anticipare un giudizio.
Palazzo Chigi, in una nota, si è affrettato a chiarire come «sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l'Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall' AI Act , come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all'Autorità giudiziaria». Lo stesso ha fatto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani parlando con i cronisti in Senato («l’Ue ha dato delle linee e noi le seguiremo»). Anche il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha chiesto di evitare «slogan o contrapposizioni ideologiche», assicurando che «l'Italia opera nel pieno rispetto del quadro normativo europeo, come ha sempre fatto».
I nodi però rimangono. Già mercoledì, il Garante della privacy aveva chiesto di specificare con chiarezza che l’analisi dei dati biometrici può avvenire solo in caso di reato e di specificare meglio in quali luoghi può essere attivato il riconoscimento. L’obiettivo, chiaramente, è evitare potenziali sorveglianze di massa.
In questo contesto, con i voti contrari delle opposizioni, sono arrivati i pareri favorevoli delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato, sia pure con osservazioni. Via libera anche dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. La commissione Affari europei di Montecitorio ha invece rinviato il voto. «La maggioranza si è svegliata – attacca la vicepresidente della commissione, Marianna Madia (Italia viva) – e ha chiesto uno stop imprevisto al parere nel quale la relatrice (la forzista Cristina Rossello, ndr ) teneva conto di alcune criticità emerse nelle tante audizioni di esperti da me richieste. Il parere della maggioranza metteva in luce alcune criticità e quindi non era gradito. Questo ha mandato il centrodestra in confusione». Il parere in esame, pur favorevole, chiedeva infatti una serie di correttivi: ad esempio di attribuire il potere di autorizzazione in tempo reale (quello previsto dall’articolo 8) al «giudice per le indagini preliminari, avente caratteristiche di maggiore terzietà rispetto al pubblico ministero». Nulla da fare e tutto rimandato. Nel frattempo, ieri esponenti di Pd, M5s, Avs, +Europa e Italia Viva si sono radunati per un flash mob davanti Palazzo Chigi contro il rischio di un «Grande Fratello d’Italia”.
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