Il Pil cresce, dote annua già allo 0,8%
L'Istat comunica una crescita superiore alle attese: sempre bassa, ma +0,2% nel trimestre. Meloni: «Continuate a sottovalutarci»

L’Italia che non ti aspetti. Nonostante guerre, dazi, rincari di carburante e costi energetici alle stelle la nostra economia — compresa l’occupazione — resiste. Anzi. Nel secondo trimestre del 2026 si stima che il Pil-prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. Lo ha comunicato l’Istat, l’istituto di statistica nelle stime preliminari del secondo trimestre.
È una dote preziosa messa da parte: se pure i prossimi trimestri restassero invariati, infatti, la crescita del 2026 è già due decimi di punto sopra le previsioni del governo (con una variazione acquisita pari allo 0,8%) e, quindi, fa ben sperare. Gli analisti avevano scommesso su un +0,1%, la metà insomma. L'esecutivo infatti rimarca il risultato, attirandosi le critiche delle opposizioni. Ma ad andare meglio delle attese sono tutti i Paesi big dell'Eurozona.
Il 2026 ha tre giornate lavorative in più rispetto al 2025. Il secondo trimestre del 2026 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al trimestre precedente e una giornata in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei servizi e di una diminuzione nell’agricoltura e nell’industria. Dal lato della domanda, vi è un apporto negativo della componente estera netta.
Le polemiche politiche
I dati diffusi dall’Istat, tuttavia, scatenano le polemiche politiche. «Ancora una volta l’Italia fa meglio delle previsioni — dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni —. Gli analisti stimavano una crescita tendenziale del Pil dello 0,7%. I dati diffusi dall’Istat certificano invece l’1%, con una crescita acquisita per il 2026 pari allo 0,8%. E mentre a sinistra c’era chi tifava per il rallentamento dell’Italia, i fatti raccontano un’altra storia. Continuate a sottovalutarci». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aggiunge: «Nonostante il contesto internazionale negativo l’economia italiana cresce oltre le aspettative e le nostre stesse prudenti previsioni». Anche per il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, «i dati Istat fotografano un aumento del Pil al di sopra delle previsioni degli analisti e smentiscono il disfattismo interessato di un’opposizione a corto di idee. In particolare, sicuramente incide sulla crescita anche l’aumento dell’export a dispetto di guerre e dazi, con l’obiettivo raggiungibile dei 700 miliardi di euro».
Non è però d’accordo l’opposizione. «La presidente del Consiglio festeggia perché il comparto produttivo è moribondo e non completamente morto e già qua non si capisce cosa ci sia da festeggiare, dopo quattro anni di governo del nulla. Ma quel che fa più rabbia è che non ha detto mezza parola sugli altri dati diffusi sempre dall' Istat che segnano il profondo rosso per gli stipendi degli italiani», afferma Nicola Fratoianni di Avs. Mentre per l'economista Andrea Roventini, professore ordinario di Economia alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa — in passato vicino a M5s — «gli scenari sono negativi e penso che sarà molto difficile mettere insieme una legge di Bilancio che possa dare un impulso all’economia, che comunque rischia di avere una flessione ampiamente marcata».
Gli altri Paesi dell’Ue
Anche Germania e Francia crescono tra aprile a giugno allo stesso ritmo dello 0,2%, tutte più di quanto previsto dagli analisti: in particolare, per Italia e Germania il risultato segna un rallentamento rispetto al primo trimestre (quando il Pil aveva segnato rispettivamente +0,3% e +0,4%), ma è comunque superiore alle attese degli economisti che avevano puntato su un +0,1%; per la Francia si tratta di un ritorno al segno più — in linea con le previsioni — che evita la recessione, dopo un avvio di anno a -0,1%. A correre più veloce di tutti è la Spagna, che mette a segno un +0,7%, superiore alle attese degli analisti (+0,6%) e anche rispetto al Pil del primo trimestre (+0,6%).
Occupazione stabile
A giugno 2026, su base mensile, il numero degli occupati risulta stabile e si associa alla crescita dei disoccupati e alla diminuzione degli inattivi. La stabilità degli occupati è sintesi dell'aumento tra gli uomini, i dipendenti a termine, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni, e del calo tra le donne, i dipendenti permanenti, gli autonomi, i 15-24enni e i 35-49enni. Il tasso di occupazione è invariato al 62,9%. La crescita delle persone in cerca di lavoro (+7,2%, pari a +97mila unità) coinvolge gli uomini, le donne e tutte le classi d'età. Il tasso di disoccupazione sale al 5,7% (+0,4 punti) e a farne le spese sono soprattutto i giovani: nella fascia 15-24 anni è al 18,4% (+1,5 punti).
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