Al G7 torna al centro l’Ucraina: Trump vede Zelensky e prepara nuove sanzioni a Mosca
di Eugenio Fatigante, inviato ad Evian
Dopo la parentesi iraniana, il vertice di Evian torna a concentrarsi sulla guerra in Europa. Faccia a faccia tra il presidente Usa e quello ucraino, mentre i leader confermano il sostegno a Kiev e valutano una nuova stretta sul petrolio russo

Accantonata (solo per il momento, ma se n’è riparlato già al pranzo di lavoro “allargato”) la questione iraniana, al G7 di Evian-les-Bains si torna al nodo costante di questi ultimi 4 anni: la guerra russa all’Ucraina. E’ il tema che ha segnato la mattina, con Volodymyr Zelensky – arrivato a mezzanotte – protagonista della prima sessione e con la novità di ulteriori sanzioni in arrivo per Mosca che, attenuata la crisi a Hormuz, potrebbero tornare a colpire anche il petrolio russo, come conferma Donald Trump: «Presto saremo in grado di farlo perché il petrolio ora scorre». È il presidente ucraino a svelare, con tanto di foto sui social, del nuovo incontro avuto con Donald Trump (il primo da quasi 4 mesi a questa parte) e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, poi allargato anche al francese Emmanuel Macron. Con tanto di scritta: «Sempre importante coordinare le posizioni». Al di là del faccia a faccia, le posizioni fra i contendenti sul campo bellico restano però immutate. Ci pensa l’inquilino della Casa Bianca, tornato alla classica cravatta rossa, a trarne le conseguenze: «Incontro molto proficuo e ci rivedremo nuovamente. Domenica ho anche parlato col presidente Putin. Diciamo sempre le stesse cose: loro stanno continuando a perdere soldati su soldati, come non succedeva dalla Seconda guerra mondiale. Purtroppo i due leader (Putin e Zelensky, ndr) non sono compatibili, non riescono a incontrarsi». Salvo aggiungere che «la Russia deve fare un accordo, farò tutto ciò che è in mio potere».
Un senso di scoramento, quello di Trump, a cui fa da contraltare la “carica” dell’ucraino, irrobustita dall’aver incassato la piena unità del G7 nel sostegno a Kiev (ribadita anche, per parte europea, da Ursula von der Leyen in un bilaterale). Zelensky ringrazia tutti i leader e passa al concreto: occorre «aumentare il numero di missili antiaerei» per «rafforzare la pressione sulla Russia» e, soprattutto, «la chiave è che tutto ciò che si discute venga attuato». A tal fine, secondo il Guardian, avrebbe insistito per ottenere dagli Usa una licenza per produrre Patriot in Ucraina e Trump avrebbe auspicato un assenso della sua amministrazione. Allo stesso tempo, Zelensky confida che l’Ue si costruisca un «sistema antimissile europeo», perché «altrimenti non ne avremo a sufficienza». Durante la mattinata, Trump ha anche modo di tornare sulla pre-intesa raggiunta con l’Iran sullo stretto di Hormuz. Nelle sue consuete capriole dialettiche, afferma stavolta di non essere «mai stato interessato a un cambio di regime, pur immaginando – aggiunge – di poter dire che c’è stato». Dev’essere conscio dei tanti dubbi che aleggiano sul memorandum d’intesa, per questo aggiunge che «probabilmente terrò una conferenza stampa e lo leggerò parola per parola». Precisa tuttavia che «ruota attorno a una sola cosa, che l’Iran non possederà mai un’arma nucleare»; e quanto all’uranio arricchito in possesso del regime iraniano, «lo vogliamo distruggere, non ottenerlo».
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