Caldo e siccità: il Fiume Po non è mai stato così basso. «Ma nessuno parla più di clima»
Domani le città
con bollino rosso salgono a 23
Attesi picchi oltre
i 40 gradi.
Il climatologo Luca Mercalli punta
il dito contro l’inazione: ricordiamoci che queste ondate non sono casuali

Fra gli effetti più evidenti di questa quarta ondata di caldo, oltre ai picchi di calore, scarsità di piogge, incendi che si propagano a macchia di leopardo e lo smog che si impenna in pianura padana, c’è anche il livello record più basso mai raggiunto dal fiume Po. A Cremona ha superato il livello negativo più basso scendendo a otto metri e 59 centimetri sotto lo zero idrometrico. Si tratta di una secca storica con il valore riscontrato alla stazione di rilevamento Aipo sotto il ponte in ferro che collega il capoluogo lombardo alla provincia di Piacenza. La valutazione di severità idrica del Grande Fiume è stata elevata dal livello “medio” al livello “alto”.
Ma a soffrire di più in questo momento sono i fiumi e i laghi del Veneto. Record negativi, infatti, si registrano sul Brenta (a Bassano del Grappa segna soli 31 metri cubi al secondo a fronte di una portata minima di mc/s 44 per garantire ambiente ed agricoltura) e sull’Adige (vicini alla foce, i flussi sono crollati a 43 metri cubi al secondo),
sottolinea l’Anbi. «Quella, che stiamo vivendo è una crisi idrica, che richiede la massima collaborazione tra Regione, Consorzi di bonifica, gestori del servizio idrico e cittadini: solo attraverso un impegno comune ed un utilizzo responsabile della risorsa possiamo affrontare questa fase difficile» evidenzia l’assessore regionale ad Ambiente e Clima, Elisa Venturini. -
La risalita del cuneo salino, l’avanzamento cioè dell’acqua di mare verso l’entroterra, sta già interessando tutti i fiumi nel Veneto. Questo comporta l’interruzione delle irrigazioni per l’agricoltura e la salinizzazione delle falde. I terreni non possono essere coltivati per 3 anni. Il mare è già risalito al fiume Po per 21 km.
Intanto i termometri sono ancora in salita. Se oggi saranno 19 le città col bollino rosso di allerta del ministero della Salute per le ondate di calore, domani le città in rosso saliranno a 23 su un totale di 27 monitorate. Oggi le città più bollenti saranno Bolzano, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Rieti, Roma, Torino, Viterbo, Bologna, Brescia, Cagliari, Milano, Napoli, Pescara, Venezia, Verona. Domani si aggiungeranno anche Catania, Genova, Palermo, Trieste.
Sole, quindi e tanto caldo, con picchi sopra i 40°C, afa e notti super tropicali, cioè con temperature sopra i 25°C. Il peggio arriverà nel weekend. Da domani, 1° agosto, questa soglia verrà superata. “Sono previsti 41°C a Terni e 40°C a Ferrara, Mantova, Modena e Parma - sottolinea Tedici - valori che insisteranno almeno fino a lunedì”. E se nei giorni successivi la colonnina di mercurio scenderà di uno o due gradi (previsti 38-39 gradi), aumenterà l’umidità e farà più caldo di notte. In pratica l’afa renderà il caldo insopportabile almeno fino all’8- 10 agosto.
«Ricordiamoci che questo caldo non è casuale, la causa siamo noi ma ormai nessuno parla più di clima - punta il dito Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico.
«Non sappiamo ancora se sarà l’estate più calda di sempre - aggiunge Mercalli - Abbiamo ancora davanti a noi un mese esatto che ha buone probabilità di diventare caldo come i precedenti e quindi di superare l’estate 2003, che al momento è il record precedente che resiste». Ma quanto durerà ancora questo caldo? «Le previsioni al massimo arrivano a una decina di giorni - sottolinea Mercalli - Quindi oltre non lo sappiamo, ma, complessivamente fino al 10 di agosto non ci sono grandi novità». L’ondata di caldo non risparmia anche le Alpi. Lo zero termico è stato registrato in questi giorni a 5mila metri, 15 gradi a quota 3mila. E da ieri lo sci estivo ai piedi del Cervino è stato sospeso perché non più sicuro. Lo ha deciso la Zermatt Bergbahnen, società svizzera che gestisce gli impianti sul ghiacciaio del Teodulo, a quota 3.000 metri, al confine con l’Italia.
«Nessuno parla più di clima. L’accordo di Parigi sembra vaporizzato. Di ambiente non parla più nessuno. DEstiniamo miliardi, centinaia di miliardi di euro in armi invece che fare investimenti in transizione ecologica, ed energie rinnovabili - accusa Mercalli - quindi chi è che sta curando il clima? Nessuno, anzi , in questo momento storico, il clima è dimenticato».
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